Equo compenso, per i professionisti è un “obbligo morale” | Ingegneri.info

Equo compenso, per i professionisti è un “obbligo morale”

La risposta della Rete delle Professioni Tecniche ad un articolo di Angelo Deiana (Confassociazioni) apparso su “Il Sole 24 Ore”

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Il Jobs Act del lavoro autonomo può essere completato soltanto con l’approvazione del provvedimento sull’equo compenso. La Rete delle Professioni Tecniche continua con fermezza la sua battaglia a favore di un principio che è il “presupposto fondamentale per garantire una concorrenza che abbia come riferimento primario la qualità della prestazione a garanzia di un’attività professionale, in tutti i settori, adeguata e proporzionata alle sempre più complesse problematiche che la riguardano”.

Una puntualizzazione, quella dei professionisti tecnici, che arriva all’indomani delle dichiarazioni polemiche di Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni. Deiana in un articolo su “Il Sole 24 Ore” sostiene che “l’iniquo compenso” sia una nemmeno troppo velata richiesta del mondo ordinistico di “recuperare un sistema di tariffe minime sotto il nuovo nome di ‘equo compenso’, cercando un appiglio (fragile) nella crisi e nelle asimmetrie esistenti tra professionisti e contraenti forti (Pubbliche amministrazioni, banche, grandi imprese, assicurazioni)”. E poi Deiana continua chiamando in causa il Governo: “Ci chiediamo cosa pensi il ministero dell’Economia di un eventuale provvedimento erga omnes sull’equo compenso. Non dovrebbe il ministero valutare l’impatto dell’entrata in vigore di parametri minimi nei rapporti tra professionisti e Pubbliche amministrazioni in termini di impatto sulla spesa pubblica? Anche perché l’effetto prevedibile è quello di un aumento della spesa per servizi professionali della Pubblica amministrazione stessa. Se avvenisse il contrario, ovvero una diminuzione della spesa pubblica, il problema non sarebbe per i bilanci statali ma per quelli privati dei professionisti”.

Il presidente di Confassociazioni mette anche in dubbio la posizione di RPT sul rapporto diretto tra mancanza di tariffe di riferimento e impoverimento dei professionisti: “Le principali istituzioni internazionali (Fondo monetario, Ocse, Wto, Ue) da molti anni raccontano una cosa fondamentale: oltre a non tutelare i consumatori, l’esistenza di un livello minimo di retribuzione delle prestazioni professionali contribuisce in automatico ad abbassare il livello delle parcelle dei professionisti più deboli proprio nei confronti dei grandi contraenti”.

La risposta della Rete delle Professioni Tecniche, in tal senso, è molto chiara: “L’attuale quadro normativo nazionale, calato su un mercato dove l’offerta è abbondantemente maggiore rispetto alla domanda, ha generato, nei fatti, una competizione sconsiderata, pericolosa e dannosa che ha messo a repentaglio la qualità della prestazione professionale e ha fortemente impoverito tutti i professionisti italiani, vero patrimonio culturale, tecnico e scientifico del nostro Paese, ormai incapaci e impossibilitati a fare ricerca, investimenti e sviluppo nei rispettivi settori di competenza”. E in merito ai giudizi degli enti internazionali citati da Deiana, “Noi preferiamo rifarci ai dati aggiornati delle Casse previdenziali – continuano i responsabili di RPT – che dimostrano come a soffrire per la mancanza di parametri di riferimento per i compensi siano proprio le fasce più deboli dei professionisti italiani. L’esatto contrario di quanto afferma Deiana. Purtroppo a beneficiare della mancanza di un equo compenso sono i soliti noti, i soggetti forti come banche e assicurazioni che lucrano sulla pelle dei professionisti e si contraddistinguono per offrire ai propri clienti italiani servizi che sono di gran lunga i più costosi in Europa”.

Ma non è finita qui: nel suo articolo sul Sole 24 Ore Angelo Deiana coinvolge anche l’Antitrust, chiedendo di verificare se eventuali minimi di compenso “non costruiscano ingiustificate rendite di posizione a favore dei professionisti già presenti sul mercato con pacchetti di clienti consolidati”, rispetto a giovani colleghi che invece potrebbero offrire un servizio qualitativamente migliore e a costi molto più bassi. In questo caso, la Rete delle Professioni tecniche ricorda a Deiana che “E’ sufficiente ricordare che a favore della compatibilità delle tariffe professionali col diritto europeo ci sono già state numerose pronunce della Corte di Giustizia europea, la più recente della quali è la sentenza della Prima Sezione c-532/15 e c-538/15”.

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