Esecuzioni immobiliari, il Cni contro le novità in tema fallimentare e civile | Ingegneri.info

Esecuzioni immobiliari, il Cni contro le novità in tema fallimentare e civile

La protesta del Presidente del Consiglio nazionale ingegneri, Armando Zambrano, contro la legge 6 agosto 2015 che stabilisce che il compenso dell'esperto o dello stimatore è calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita

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Il Consiglio nazionale ingegneri, attraverso una nota ufficiale firmata dal Presidente Armando Zambrano, protesta contro alcune disposizioni della Legge del 6 agosto 2015 che prevedono, tra le altre cose, che i compensi dei professionisti chiamati a valutare i beni oggetto di procedimento fallimentare siano calcolati sulla base del valore di vendita e non su quello stimato. “Le misure previste in materia fallimentare, civile e processuale, relativamente all’attività di valutazione dei beni, rappresentano l’ennesimo duro colpo inferto al mondo delle professioni”, dichiara Zambrano. “Ancora una volta assistiamo allo svilimento del lavoro dei professionisti a tutto vantaggio del mondo bancario”.

La Legge del 6 agosto 2015, recante “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile”, entrata in vigore il 21 agosto 2015 prevede, tra le altre cose, che “Il compenso dell’esperto o dello stimatore nominato dal giudice o dall’ufficiale giudiziario è calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita. Prima della vendita non possono essere liquidati acconti in misura superiore al cinquanta per cento del compenso calcolato sulla base del valore di stima”. In sostanza, il compenso da liquidare all’esperto o allo stimatore dovrà essere calcolato sul prezzo di vendita dell’immobile e non sul valore dello stesso al momento dello svolgimento delle attività di valutazione.

“Si tratta – spiega Zambrano – di misure gravemente penalizzanti per i professionisti esperti chiamati ad effettuare le valutazioni degli immobili pignorati. Intanto perché, com’è noto a tutti, dal momento della stima possono passare anche molti anni prima che il bene sia effettivamente venduto. Il che comporta un’inaccettabile rinvio del pagamento dei compensi dovuti al professionista per la prestazione erogata”.

“Ma c’è di peggio. Poiché, per molteplici ragioni, capita che i beni pignorati siano venduti a cifre più basse rispetto a quelle stimate, ciò determinerà un grave danno economico per i professionisti. I quali, di fatto, sono obbligati a partecipare al rischio d’impresa derivante dal processo di vendita, che dovrebbe restare in capo esclusivamente al soggetto che ha erogato il prestito dal quale è scaturito il pignoramento del bene. Per fare un esempio, è come se si chiedesse ad un meccanico che ha riparato un’auto di attendere la vendita della vettura per il saldo del pagamento, condizionando il suo compenso non al costo dei ricambi e della manodopera ma al prezzo dell’ipotetica vendita. Quale meccanico sarebbe così folle da accettare?”.

“Per non parlare – prosegue il Presidente del Cni – di un ulteriore clamoroso paradosso. Poiché la legge prevede la possibilità di liquidare all’esperto fino al 50% delle sue spettanze sulla base del valore di stima, nel caso il cui – per mutate condizioni di mercato o per altre ragioni – il bene fosse venduto ad una cifra significativamente inferiore rispetto al valore stimato, questi si vedrebbe costretto, magari a distanza di anni, a restituire una parte del compenso ricevuto. Oltre al danno, la beffa!. In ogni caso – conclude Zambrano – appare ancora di più urgente l’approvazione dell’adeguamento della tariffa giudiziaria, a proposito della quale c’è un preciso impegno da parte del Ministro Orlando”.

Sulla questione interviene anche il Consigliere del CNI Andrea Gianasso. “Non si tratta di un risparmio di denaro pubblico – afferma – ma di un inaccettabile e ingiustificato regalo alle banche, dato che il costo delle perizie estimative non è a carico dello Stato ma degli enti esecutanti. Oltretutto, questa pesante e illegittima penalizzazione a danno dei professionisti avviene in un momento di grande difficoltà per tutti i cittadini italiani, per i professionisti in particolare e ancora di più per i periti stimatori, considerando anche l’esiguo compenso previsto per le stime immobiliari. Sussistono, pertanto, seri dubbi sulla legittimità costituzionale del provvedimento. Inoltre, non si comprende per quale motivo, fra tutti coloro che operano per la giustizia nell’ambito delle esecuzioni immobiliari, il risparmio a vantaggio delle banche debba essere ottenuto penalizzando soltanto i professionisti che operano come periti stimatori, che sono soltanto uno dei tanti anelli della catena dei soggetti che intervengono nella procedura”.

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