Flat Tax, innalzamento dei regimi minimi: pro e contro per gli autonomi | Ingegneri.info

Flat Tax, innalzamento dei regimi minimi: pro e contro per gli autonomi

L’ipotesi del Governo: l’innalzamento del regime dei minimi fino a 65mila o 100mila euro. Dubbi e perplessità delle associazioni di categoria

Flat tax CNA Bolzano
image_pdf

La Flat Tax torna ad essere protagonista. Punto forte della campagna elettorale del nuovo Esecutivo, debutterà in maniera soft a cominciare dagli autonomi, con l’innalzamento del regime dei minimi fino a 65 mila o 100 mila euro, un punto che il Governo è intenzionato a inserire nella prossima manovra di Bilancio.

L’ipotesi allo studio del Governo prevede l’estensione della Flat Tax al 15% per le Partite IVA che incassano fino a 65 mila euro all’anno, prevedendo un ulteriore 5% per i redditi da 65 mila e 100 mila euro.

I potenziali vantaggi del nuovo regime

Già, ma quali potranno essere i vantaggi effettivi in termini di riduzione della pressione fiscale derivanti dall’accesso al regime grazie all’estensione dei parametri? A cercare di dare delle risposte in tal senso ci pensa uno studio commissionato dal CNA di Bolzano dal titolo ‘La Flat Tax parte del regime forfetario: chi risparmia, quanto si risparmia e quali sono i rischi’: l’Unione provinciale degli Artigiani e delle Piccole Imprese ipotizza che l’innalzamento della soglia fino a 65 mila o 100 mila euro, farebbe aumentare la platea dei soggetti che potenzialmente aderiscono al regime forfetario, rispettivamente, di 1,7 milioni di soggetti e di 1,95 milioni di persone.

I potenziali rischi per il sistema fiscale

Sulla base dei dati raccolti dal CNA e in attesa delle effettive precisazioni che dovranno per forza di cose arrivare dal disegno di legge di bilancio 2019, con le decisioni ufficiali del Governo, si può azzardare, in ogni caso che i vantaggi del nuovo sistema tariffario per le imprese sono concreti.

Eppure esistono dei punti di domanda piuttosto evidenti che i professionisti di settore non mancano di sottolineare. “La volontà di utilizzare questo regime, nato con la finalità di semplificare, per ridurre la pressione fiscale attraverso l’elevazione dei limiti di accesso, se non accompagnato dall’applicazione dell’IRI per le imprese in contabilità ordinaria, da un aumento delle detrazioni per gli imprenditori in contabilità semplificata che non rientrano nel regime forfettario, nell’ambito di un piano credibile e sostenibile di riduzione generalizzata della pressione fiscale può, nel tempo, creare un ulteriore elemento di iniquità del prelievo fiscale a scapito delle imprese più strutturate, creando, peraltro, concorrenza sleale”, si legge nel documento. E ancora: “Considerati gli ulteriori limiti per l’accesso del sostenimento di spese di lavoro dipendenti o collaborazioni, può accadere che al fine di entrare nel regime forfetario si preferisca acquisire collaborazioni professionali a scapito del lavoro dipendente ovvero delle collaborazioni a progetto”. Un fenomeno che rischia di diventare sistemico, un po’ come per gli investimenti: “L’interesse ad entrare o a non uscire dal regime, considerato il parametro della struttura rappresentato dal valore dei beni strumentali a lordo degli ammortamenti, potrebbe portare le imprese o gli autonomi a non fare investimenti ovvero anche solo a rinnovare la dotazione dei beni strumentali”.

Gli effetti indesiderati

Ed ecco quelli che possono essere definiti gli effetti indesiderati. A cominciare da ciò che è insito nella tassazione sostitutiva prevista per i soggetti che aderiscono al regime forfetario. “Chi entra deve essere consapevole che, in assenza di altri redditi soggetti ad IRPEF sia propri che del coniuge, perderà tutte le detrazioni fiscali previste”. Tra queste vi sono le detrazioni per i famigliari a carico, quelle per il sostenimento delle spese mediche e per la ristrutturazione o la riqualificazione dell’abitazione.

Un ulteriore appunto tecnico riguarda la possibile modulazione delle aliquote di imposta sostitutiva. Stando alle ultime notizie, “la diversa aliquota di imposta sostitutiva del 15% ovvero del 20% verrà decisa sulla base dell’ammontare dei ricavi dichiarati. Sarà del 15% entro il volume di ricavi a 65 mila euro, e sarà del 20% per i soggetti che dichiarano ricavi superiori a 65 mila euro ed entro i 100 mila euro”. “Ovviamente – commentano i tecnici del CNA -, dal momento che ad essere soggetto a tassazione è il reddito e non già i ricavi, l’idea sarà quella di applicare le due aliquote sul reddito riferibile alle due soglie di ricavi. Per i redditi riferibili ai ricavi compresi nei 65 mila euro, si rende applicabile l’aliquota del 15%, per i redditi riferibili ai ricavi compresi tra 65 mila e 100 mila euro si renderà applicabile l’aliquota del 20%. Si verrebbe così a creare nell’ambito del regime una progressività propria. Si tratta, tuttavia, di una misura di equità che, paradossalmente, crea una ulteriore iniquità. Infatti, come è stato detto in più occasioni, ogni impresa ha il suo coefficiente di redditività in ragione dell’attività svolta. Pertanto, considerando che l’aliquota è stabilità sulla base dei ricavi, ogni gruppo di attività avrà diversi scaglioni di tassazione”.

Dubbi e perplessità dei Commercialisti

Sul nuovo dispositivo del Governo arrivano anche le perplessità dei Commercialisti. I possibili rischi, secondo il Consiglio Nazionale di categoria, sarebbero i seguenti:

  • disincentivo alle aggregazioni (restare in proprio sarebbe più conveniente che associarsi o aggregarsi),
  • distorsione della concorrenza (non addebitando l’IVA al cliente),
  • scalone fiscale oltre il quale è più conveniente non aumentare le entrate.

Come spiega il presidente del CNDCEC, Massimo Miani, “La flat tax come modello di tassazione sganciato dal regime forfetario andrebbe benissimo e sarebbe un vero aiuto alle partite Iva, ma un sistema che si limita ad ampliare la soglia di fatturato del regime dei minimi è invece altamente distorsivo, perché crea il paradosso di premiare, anche a parità di fatturato, le partite Iva che non si aggregano, che non investono e che non assumono, penalizzando invece quelle che fanno anche una soltanto di queste tre cose importantissime affinché le attività crescano e con esse l’economia”.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Flat Tax, innalzamento dei regimi minimi: pro e contro per gli autonomi Ingegneri.info