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Gli ingegneri e architetti italiani guadagnano 10mila euro in meno della media europea

Il reddito medio degli ingegneri e degli architetti italiani è decisamente più basso della media europea: colpa della crisi, certo, ma anche di ritardi nei pagamenti, crediti residui, debiti. Il punto in un rapporto promosso da Inarcassa

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Nell’arco degli ultimi dieci anni la crisi economica e la contrazione dei consumi hanno colpito duramente il lavoro indipendente, compreso (o soprattutto?) quello degli architetti e degli ingegneri. Tra il 2006 e il 2015 i loro fatturati sono scesi rispettivamente del 33% e del 23%, e il reddito annuo si aggira intorno ai 19 mila euro, ben 10 mila euro in meno rispetto alla media europea.

A rilevarlo è l’analisi commissionata dalla Fondazione Inarcassa alla Fondazione EYU, con l’obiettivo di approfondire le criticità che hanno portato al deterioramento del terziario avanzato ed analizzare l’attuale impianto legislativo che interessa in particolare gli architetti e gli ingegneri, anche alla luce del rapporto con la professione in Europa. Scarica il Rapporto “Ingegneri e architetti nella crisi: riconoscimento della professione, welfare, contrasto al dumping e qualificazione del lavoro” in versione integrale.

Prima di tutto, il rapporto fotografa lo stato del lavoro indipendente in Italia, che al momento rappresenta un quarto degli occupati. Una quota, ancorché in decrescita, decisamente più elevata della media europea. A farne le spese è il reddito, che per i professionisti autonomi a livello generale è diminuito tra il 2007 e il 2014 di oltre il 18% (fonte Adepp), un calo forte che per gli ingegneri e gli architetti supera, come detto, la media.

Andamento del volume di affari per architetti e ingegneri, Anni 2007-2013 (fonte: Rapporto Eyu 2016)

Andamento del volume di affari per architetti e ingegneri, Anni 2007-2013 (fonte: Rapporto Eyu 2016)

 

Un dato che non si può non mettere in correlazione con il drastico calo dell’occupazione nel settore delle costruzioni, da sempre strategico per l’Italia: durante la crisi si è perso il 24,4% degli occupati, il valore più alto in tutta Europa, paragonabile solo a quello conseguito dai vicini spagnoli. E’ chiaro ed evidente che le cause sono state molteplici, a cominciare dalla contrazione dei consumi interni, per passare all’indebitamento sia da parte dei privati sia da parte delle PA.

Altro fattore correlato, il crollo degli investimenti per la progettazione, crollato del 71% tra il 2006 e il 2015 (fonte Cresme). Un dato a dir poco sconcertante se si pensa che, rispetto all’Europa, nella nostra Penisola vi è, in assoluto, il più alto numero di architetti (oltre 150.000). Una situazione che ha impattato inevitabilmente sulle prestazioni offerte, sempre più legate ad adempimenti tecnico-burocratici (redazione capitolati, perizie, ecc.) e sempre meno agli aspetti propri dell’architettura.

Anche agli ingegneri le cose non sembrano essere andate meglio. Infatti, nel 2013, il calo dei fatturati è stato del 4,1% per gli iscritti a Inarcassa e del 13,6% per le società di ingegneria. A pesare sui conti di questi professionisti, secondo il rapporto, sono stati anche i ritardi nei pagamenti: nel 2013 la percentuale di architetti con crediti residui si è attestata al 68% (+6% rispetto al 2012). Nel 2015 i giorni necessari per vedersi saldare una fattura da parte della PA sono arrivati a 141, portando il 31% dei professionisti a indebitarsi con banche e fornitori.

In questo panorama assolutamente negativo, la categoria degli architetti e degli ingegneri, suggerisce il Rapporto, con la proverbiale creatività e fantasia, cerca di superare il profondo malessere attraverso la creazione di co-working, di nuove forme aggregative e piani di espansione dell’attività professionale all’estero. Questa difficile trasformazione deve essere, però, adeguatamente supportata.

“In questo quadro” afferma Andrea Tomasi, Presidente Fondazione Inarcassa, “il Jobs Act per gli autonomi è certamente sintomo di una nuova attenzione riservata dal Governo al mondo delle partite iva e delle professioni ordinistiche, con la finalità di tutelare il lavoro autonomo al fine di riaffermarne la dignità e l’importanza anche per l’economia nazionale. Esso rappresenta anche un primo tassello per la creazione di opportunità di lavoro e per lo sviluppo di filiere produttive nel settore delle costruzioni, con riferimento al quale ci aspettiamo che il nuovo codice degli appalti dia un’effettiva spinta al processo di semplificazione e al riconoscimento del fondamentale ruolo della qualità architettonica, riaffermando così la centralità della progettazione che si è persa in questi anni”.

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