Gli ingegneri e la formazione obbligatoria continua: grossi dubbi che arrivano al Parlamento | Ingegneri.info

Gli ingegneri e la formazione obbligatoria continua: grossi dubbi che arrivano al Parlamento

Un'interrogazione presentata al ministro della Giustizia cerca di fare luce sulle varie criticità legate al regolamento sulla formazione obbligatoria continua

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Un’interrogazione depositata il 26 gennaio 2016 e indirizzata al ministro della Giustizia solleva alcune criticità nella struttura della normativa riguardante l’attuazione della “formazione obbligatoria continua” e sulle ripercussioni di queste disposizioni sull’ordine degli ingegneri. Vale la pena documentare i contenuti dell’interrogazione, presentata a prima firma del senatore Giuseppe Vacciano, non solo poiché essi hanno a che fare direttamente con la professione quotidiana degli ingegneri, ma perché in qualche modo danno voce a molte delle segnalazioni dirette che abbiamo ricevuto in questi mesi.

In sintesi, il testo segnala: il potenziale rischio di escludere in termini di crediti i titoli accademici conseguiti e conseguibili dagli iscritti all’Albo, l’ambiguità sui criteri di certificazione corsi e seminari per il riconoscimento dei CFP, l’arbitrarietà con la quale vengono formulate le sanzioni da parte dei Consigli disciplinari e l’assenza della certezza dell’applicazione della sanzione stessa, ma soprattutto, la mancanza di proporzionalità tra seminari e corsi gratuiti a fronte di quelli autorizzati a titolo oneroso.

Su questi elementi l’interrogazione sollecita il ministro, “per migliorare il sistema formativo vigente, in modo tale da non rendere l’aggiornamento obbligatorio continuo un complicato obbligo da ottemperare, piuttosto un’opportunità che possano cogliere neolaureati e laureandi e i numerosi ingegneri con un reddito al di sotto della sostenibilità economica”.

Per supportare le richieste, Vacciano fa riferimento alla sentenza della causa C-1/12 emanata dalla Corte di giustizia Europea, la quale ha stabilito che un ordine professionale non può imporre ai propri membri un sistema di formazione obbligatoria che elimina parzialmente la concorrenza e stabilisce condizioni discriminatorie a danno dei suoi concorrenti. Questa sentenza vincolerà tutti i giudici nazionali ai quali in futuro verrà sottoposto un problema simile.

Inoltre, aggiunge la nota del senatore, la Corte UE ha rilevato che l’ordine professionale parte nella causa è investito del potere di pronunciarsi in modo unilaterale sulle domande di iscrizione o di omologazione di altri organismi di formazione senza che tale potere sia corredato da limiti, obblighi o controlli, circostanza che potrebbe condurlo a falsare la concorrenza favorendo le proprie azioni formative.

 

Per consultare il testo integrale dell’interrogazione, visitare il link del Senato.

 

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