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Guida al Codice appalti: ecco come cambia il partenariato pubblico privato

Il nuovo codice degli appalti prevede delle disposizioni specifiche in materia di partenariato pubblico privato, a partire dalla definizione contrattuale

PPP
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L’articolo 3 comma 1 lettera eee) del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, nuovo codice appalti, il contratto di partenariato pubblico privato (PPP) è quel contratto a titolo oneroso e stipulato per iscritto con il quale una o più stazioni appaltanti conferiscono a uno o più operatori economici, per un periodo determinato in funzione della durata dell’ammortamento dell’investimento o delle modalità di finanziamento fissate, un complesso di attività consistenti nella realizzazione, trasformazione, manutenzione e gestione operativa di un’opera in cambio della sua disponibilità, o del suo sfruttamento economico, o della fornitura di un servizio connessa all’utilizzo dell’opera stessa, con assunzione di rischio secondo modalità individuate nel contratto, da parte dell’operatore.

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Le disposizioni del nuovo codice appalti
Il nuovo codice dei contratti, come detto, prevede delle disposizioni specifiche, a differenza del “vecchio” D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, per quanto concerne il partenariato pubblico privato.

E’ infatti ad esso dedicata la Parte IV del Codice, dall’articolo 179 all’articolo 199. Si tratta di disposizioni a vario titolo riferite al partenariato pubblico privato propriamente detto, agli affidamenti in house ed all’affidamento a contraente generale.

L’articolo 180, in particolare, prevede che il contratto di partenariato pubblico privato può avere ad oggetto anche la progettazione di fattibilità tecnico ed economica e la progettazione definitiva delle opere o dei servizi connessi.

Per quanto concerne i ricavi di gestione dell’operatore economico, sono collegati al canone riconosciuto dall’ente concedente e/o da qualsiasi altra forma di contropartita economica ricevuta dal medesimo operatore economico, anche sotto forma di introito diretto della gestione del servizio ad utenza esterna.

Ai sensi del comma successivo, in capo all’operatore economico sono allocati sia il rischio di costruzione sia quello di disponibilità, oppure, nei casi di attività redditizia verso l’esterno, il rischio di domanda dei servizi resi, per il periodo di gestione dell’opera.
E’ altresì previsto che l’amministrazione aggiudicatrice possa versare un canone all’operatore economico, a fronte della disponibilità dell’opera o della domanda di servizi, proporzionalmente ridotto o annullato nei periodi di ridotta o mancata disponibilità dell’opera o ridotta o mancata presentazione di servizi.

Nell’ambito del partenariato pubblico privato, l’operatore economico viene scelto con procedure ad evidenza pubblica, compreso l’utilizzo del dialogo competitivo.

Le amministrazioni provvedono all’affidamento ponendo a base di gara il progetto definitivo e uno schema di contratto e di piano economico finanziario, determinando l’allocazione dei rischi tra soggetto pubblico e quello privato.

Considerazioni conclusive

Dalla sintetica analisi della normativa citata si desume un principio fondamentale, teso a tutelare le pubbliche amministrazione, corrispondente con la necessità di allocare il rischio della realizzazione dell’intervento in capo al solo privato.
Sul punto, si segnala che l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), ha il compito di pubblicare delle linee guida aventi ad oggetto la definizione delle modalità con le quali le amministrazioni aggiudicatrici, attraverso la predisposizione e applicazione di sistemi di monitoraggio, esercitano il controllo sull’attività dell’operatore economico affidatario di un contratto di partenariato pubblico privato (PPP), verificando in particolare la permanenza in capo a quest’ultimo dei rischi trasferiti.

 

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