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Guida al codice appalti: ecco come funziona la programmazione

Con il nuovo Codice dei contratti pubblici sono state introdotte rilevanti novità in tema di programmazione, specie per quanto riguarda le acquisizioni di beni e servizi

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Il D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, nuovo Codice dei contratti pubblici, prevede nella sua Parte I, Titolo III, delle disposizioni direttamente dedicate alla pianificazione, programmazione e progettazione (articoli 21 – 27).

A queste norme devono aggiungersi gli obblighi previsti dal Codice per quanto concerne la pubblicazione di tutti gli atti delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori relativi alla programmazione di lavori, opere, servizi e forniture (art. 29), le responsabilità connesse al ruolo del responsabile del procedimento per questa fase (art. 31) e gli strumenti di programmazione previsti per quanto concerne le infrastrutture e gli insediamenti prioritari (artt. 201 e 202).

Tali disposizioni, devono essere altresì lette ed interpretate di concerto con quanto previsto dal nuovo Codice in materia di qualificazione delle stazioni appaltanti e centralizzazione della committenza (artt. 37 – 43).

L’articolo 21 del Codice, rubricato “Programma delle acquisizioni delle stazioni appaltanti”, prevede una programmazione differenziata per servizi e forniture e per lavori: un programma biennale degli acquisiti di beni e servizi e quello triennale dei lavori pubblici, approvati nel rispetto dei documenti programmatori e in coerenza con il bilancio.

Per quanto concerne il programma triennale dei lavori pubblici e i relativi aggiornamenti annuali, il comma 3 dell’articolo 21, individua la soglia obbligatoria di inserimento di 100.000 euro, mentre per i lavori aventi un importo superiore a 1.000.000 di euro l’inserimento nell’elenco annuale deve avvenire previa approvazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica.

Per i lavori da avviare nella prima annualità, deve essere riportata l’indicazione dei mezzi finanziari stanziati sullo stato di previsione o sul bilancio dell’amministrazione, compresa l’eventuale indicazione dei beni immobili disponibili che possono formare oggetto di cessione e i beni immobili concessi in diritto di godimento, a titolo di contributo, la cui utilizzazione sia strumentale e tecnicamente connessa all’opera da affidare in concessione.

Per quanto concerne l’acquisizione di forniture e servizi, la programmazione biennale e gli aggiornamenti annuali riguardano gli acquisiti di beni e servizi di importo unitario stimato pari o superiore a 40.000 euro e comprendono eventualmente i bisogni che possono essere soddisfatti mediante capitali privati, nell’ottica di una sempre maggiore collaborazione pubblico-privato.

L’articolo 21 del Codice, stabilisce altresì due ulteriori obblighi in capo alle amministrazioni aggiudicatrici, concernenti la pubblicazione del programma biennale degli acquisiti di beni e servizi e del programma triennale dei lavori pubblici, nonché dei loro aggiornamenti, sul profilo del committente, sul sito informativo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sull’Osservatorio dell’ANAC.
Entro il mese di ottobre, infine, le amministrazioni devono comunicare al Tavolo tecnico dei soggetti aggregatori coordinato dal Ministero dell’economia, l’elenco delle acquisizioni di forniture e servizi di importo superiore a 1 milione di euro.

L’intervento del Ministero
L’articolo 21 comma 8 del Codice, prevede un intervento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previo parere del CIPE, sentita la Conferenza unificata, avente ad oggetto, tra gli altri, le modalità di aggiornamento dei programmi e degli elenchi annuali, i criteri per la definizione degli ordini di priorità, utili alla suddivisione degli appalti in lotti funzionali, i criteri e le modalità per favorire il completamento delle opere incompiute, per l’inclusione dei lavori nel programma e il livello di progettazione minimo richiesto per tipologia e classe di importo, gli schemi tipo e le informazioni minime che devono essere contenute nei programmi e le modalità di raccordo con la pianificazione dell’attività dei soggetti aggregatori.

Nonostante la norma preveda l’adozione di tale atto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del nuovo Codice (19 aprile 2016), ad oggi non vi è ancora stato alcun intervento da parte del Ministero competente.

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