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Guida al codice appalti: i prezzari regionali prima e dopo la Riforma del Codice Appalti

Pur non avendo natura vincolante, i prezzari regionali sono un punto di riferimento per le stazioni appaltanti. Vediamo come cambiano con il nuovo codice appalti

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L’art. 32 del Regolamento di esecuzione del Codice dei contratti pubblici (D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207), prevede che, in sede di progettazione, il computo metrico estimativo venga redatto applicando alle quantità delle lavorazioni i prezzi unitari dedotti dai vigenti prezzari della stazione appaltante nel rispetto di quanto disposto dall’art. 133, comma 8, del codice dei contratti (D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163) o, in mancanza della corrispondente voce nei prezzari, dai listini ufficiali vigenti nell’area interessata.

L’art. 133, comma 8, cit., abrogato dal D.Lgs. 18/04/2016, n. 50 (nuovo codice appalti) , fissava i seguenti principi:

  • le stazioni appaltanti provvedono ad aggiornare annualmente i propri prezzari, con particolare riferimento alle voci di elenco correlate a quei prodotti destinati alle costruzioni, che siano stati soggetti a significative variazioni di prezzo legate a particolari condizioni di mercato;
  • i prezzari cessano di avere validità il 31 dicembre di ogni anno e possono essere transitoriamente utilizzati fino al 30 giugno dell’anno successivo per i progetti a base di gara la cui approvazione sia intervenuta entro tale data;
  • in caso di inadempienza da parte dei predetti soggetti, i prezzari possono essere aggiornati dalle competenti articolazioni territoriali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con le regioni interessate.

Ai fini della omogeneità su base regionale dei prezzi di riferimento, ciascuna Regione elabora dei prezzari di riferimento.

Tali prezzari, però, non hanno natura vincolante, ma costituiscono dei riferimenti generali dai quali la singola stazione appaltante può motivatamente discostarsi.

Attualmente, nonostante l’abrogazione del d.P.R. 5/10/2010, n. 207 da parte del D.lgs. 18/04/2016 n. 50, il citato articolo 32 del “vecchio” Regolamento di esecuzione trova ancora applicazione, in attesa dell’adozione del decreto del Ministero delle infrastrutture e trasporti sui contenuti della progettazione (art. 23 comma 3 del nuovo Codice dei contratti).

Come si determina il contenuto dei prezzari

Le norme indicate non contengono un elenco delle opere che devono essere previste dal prezzario.
Pertanto, in caso di mancata previsione nel prezzario regionale, la singola stazione appaltante, così come previsto dall’art. 133, comma 8, del codice dei contratti, può fare riferimento alla corrispondente voce nei prezzari, dai listini ufficiali vigenti nell’area interessata.

Va, comunque, tenuto presente l’art. 32 del Regolamento di esecuzione del Codice dei contratti pubblici, per il quale, per eventuali voci mancanti, il relativo prezzo deve (ad oggi) essere determinato mediante analisi:

  • applicando alle quantità di materiali, mano d’opera, noli e trasporti, necessari per la realizzazione delle quantità unitarie di ogni voce, i rispettivi prezzi elementari dedotti da listini ufficiali o dai listini delle locali camere di commercio ovvero, in difetto, dai prezzi correnti di mercato;
  • aggiungendo ulteriormente una percentuale variabile tra il tredici e diciassette per cento, a seconda della importanza, della natura, della durata e di particolari esigenze dei singoli lavori, per spese generali;
  • aggiungendo infine una percentuale del dieci per cento per utile dell’esecutore.

Da tale norma si evince, altresì, che i prezzi da indicare nel prezzario devono essere comprensivi delle spese generali e degli utili di impresa nelle percentuali di cui all’art. 32.

Gli utili di impresa non vanno, però, considerati nella determinazione dei costi della sicurezza nei cantieri, in quanto le relative spese non sono assoggettate a ribasso.
Per tali costi, quindi, occorre far riferimento alle sole spese generali ex art. 32 cit.
Ai fini della strutturazione dei prezzari, viene generalmente fatto riferimento alla norma UNI 11337:2009 “Edilizia e opere di ingegneria civile – Criteri di codificazione di opere e prodotti da costruzione, attività e risorse – Identificazione, descrizione e interoperabilità”, la quale stabilisce i criteri di indirizzo per l’identificazione e la descrizione di opere, in termini di edifici ed opere d’ingegneria civile, attività, in termini di lavori, forniture e servizi, come aggregazione organizzata di una o più risorse e risorse, in termini di uomini, attrezzature e prodotti, come fattori della produzione.

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Possibilità per la stazione appaltante di discostarsi dai prezzari regionali: condizioni

Ad avviso del Cons. Stato Sez. V, 16 agosto 2010, n. 5702, l’art. 133, comma 8, del Codice dei contratti, prevede per le stazioni appaltanti operanti su scala regionale la mera possibilità di adottare e fare proprio il prezzario regionale, ma non impone un obbligo in tal senso, mancando una espressa disposizione che deroghi i poteri di aggiornamento dei tariffari delle stazioni appaltanti, “con la conseguenza che il tariffario regionale non può essere considerato vincolante, pur potendo costituire la base per avere una certa uniformità dei prezzari”.

Pertanto, ciascuna stazione appaltante è autonoma ed ha la potestà di adottare un prezzario proprio, purché in modo coerente e logico, a seguito di una istruttoria completa ed esaustiva.

Riguardo all’obbligo di motivazione, la predetta decisione del Consiglio di Stato afferma che il prezziario ha natura di atto amministrativo generale per cui “non necessita di un’estesa motivazione, anche seguendo l’interpretazione più evolutiva circa i limiti di applicazione agli atti amministrativi generali delle norme sul procedimento amministrativo”.

Resta fermo l’obbligo delle stazioni appaltanti di un costante aggiornamento dei prezzari al fine di garantire la serietà delle offerte.

Di conseguenza, indipendentemente dall’entrata in vigore del D.Lgs. 18/04/2016, n. 50, era ormai superata e non più praticabile la prassi di porre a base di gara prezzi assolutamente fuori mercato e di far recuperare all’appaltatore, in corso d’opera, un margine di guadagno a mezzo di altri sistemi, quali l’iscrizione di riserve o le varianti progettuali.

 

L’impatto del Nuovo Codice Appalti

La “futura” definitiva scomparsa dell’art. 32 del Regolamento di esecuzione del Codice dei contratti pubblici (D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207) e l’abrogazione dell’art. 133, comma 8, del codice dei contratti (D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163), da parte del D.Lgs. 18/04/2016, n. 50, non escluderà l’esigenza di una verifica sostanziale della congruità dei prezzi presi a riferimento dai bandi rispetto alle condizioni di mercato, come precisato dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture nel parere n. 41 del 9 ottobre 2007, con la conseguenza che dovranno considerarsi illegittimi quei bandi che abbiano alla loro base prezzi incongrui e non attualizzati, obiettivamente inferiori a quelli di mercato come rilevabili dal tariffario regionale.

Tale obbligo di assicurare nei pubblici incanti l’effettivo adeguamento dei prezziari ai valori di mercato correnti, “rappresenta non solo la condizione per l’effettività e per la serietà dell’offerta e, quindi, per la conseguente sostenibilità dell’aggiudicazione dell’appalto, ma è la condizione, al contempo, a che le imprese possano concorrere liberamente ed effettivamente tra di loro ed a che la spesa pubblica possa produrre durevolmente i propri effetti espansivi della domanda e degli investimenti” (T.A.R. Sicilia Catania Sez. I Sent., 5 dicembre 2008, n. 2281, che precisa: “sono le imprese più concorrenziali a subire l’effetto di prezzi non aggiornati, perché sopportano i costi di una adeguata organizzazione del lavoro e competitività del sistema produttivo: conseguentemente, una politica di prezzi non adeguati nel settore delle opere pubbliche, sia di quelle strategiche, come pure di quelle di minore impatto economico, o di quelle appartenenti ai settori speciali (nell’ambito dei quali rientrano investimenti di particolare rilievo infrastrutturale) scoraggia gli investimenti delle imprese nel proprio sistema produttivo e rallenta le corrette dinamiche del rapporto di lavoro e del relativo mercato, incidendo così restrittivamente su due componenti di rilievo nella produzione dell’aumento di domanda e di investimenti, con conseguente rallentamento dell’effetto espansivo della spesa pubblica”).

Pertanto, considerata l’inerenza con le condizioni di serietà dell’offerta nel sistema degli appalti pubblici, nonché le interrelazioni tra gli appalti, la concorrenza ed il mercato, deve concludersi che l’istituto dell’adeguamento dei prezzari delle opere pubbliche è rivolto a tutelare interessi pubblici generali. Esso, quindi, non è tanto un elemento di legittimità della procedura di gara, quanto piuttosto una sostanziale condizione di efficacia e di efficienza dell’azione amministrativa, che trae fondamento dall’art. 97 Cost., in quanto attiene a principi di ordine generale.

 

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