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Guida al codice appalti: la centralizzazione della committenza

Nel nuovo codice degli appalti è ribadita la necessità, già nota nella “vecchia” regolamentazione, di ridurre il numero delle stazioni appaltanti e creare dei centri aggregatori

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La centralizzazione della committenza, insieme alla qualificazione delle stazioni appaltanti e alla digitalizzazione delle procedure di gara, rappresenta uno degli obbiettivi più importanti del legislatore nazionale e di quello comunitario.

Il D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, nuovo codice appalti, recependo le indicazioni contenute nelle direttive europee, contiene dei riferimenti specifici a questi istituti, per la cui completa e definitiva applicazione sarà comunque necessario attendere l’emanazione dei previsti interventi dell’ANAC e del Ministero delle Infrastrutture.

Secondo il nuovo Codice (articolo 37), le stazioni appaltanti possono procedere direttamente e autonomamente all’acquisizione di forniture e servizi di importo inferiore a 40.000 euro per forniture e servizi e 150.000 euro per lavori.

Restano naturalmente fermi gli obblighi di utilizzo degli strumenti di acquisto e negoziazione, anche telematici.

 

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Al di sopra di queste soglie, è prevista la necessità di aggregarsi ed ottenere adeguate qualificazioni.
Qualora la stazione appaltante non sia fornita di adeguata qualificazione, al di sopra degli importi indicati, sussiste la necessità di procedere all’acquisizione di forniture, servizi e lavori ricorrendo a una centrale di committenza ovvero mediante aggregazione con una o più stazioni appaltanti aventi la necessaria qualifica.

 

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I comuni non capoluogo di Provincia
Per quanto concerne i comuni non capoluogo di Provincia, già con il “vecchio” Codice vi erano stati diversi stravolgimenti normativi sulla possibilità di questi enti di “appaltare” autonomamente.

Attesa la chiarezza dell’attuale articolo 37 comma 4 del Codice, i comuni richiamati dalla norma possono procedere all’acquisizione di lavori, beni e servizi ricorrendo a diverse modalità operative.

La prima è rappresentata dal ricorso ad una centrale di committenza già costituita oppure a soggetti aggregatori qualificati.

L’obbligo è altresì soddisfatto mediante l’istituzione di unioni di comuni costituite e qualificate come centrali di committenza, ovvero associandosi o consorziandosi in centrali di committenza nelle forme previste dall’ordinamento.

L’ultima opzione messa a disposizione dal legislatore è quella di ricorrere alla stazione appaltante costituita presso gli enti di area vasta, così come previsto dalla legge 7 aprile 2014, n. 56.

 

Gli interventi attesi
Ai sensi dell’articolo 37 comma 5 del Codice, entro ottobre 2016 dovrà essere emanato un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri attraverso il quale saranno individuati gli ambiti territoriali di riferimento in applicazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Lo stesso decreto, dovrà stabilire criteri e modalità per la costituzione delle centrali di committenza in forma di aggregazione di comuni non capoluogo di provincia.

Fino alla data di entrata in vigore del sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti, i requisiti di qualificazione saranno soddisfatti mediante l’iscrizione presso l’anagrafe unica delle stazioni appaltanti.

Il problema della centralizzazione della committenza è da tempo allo studio del legislatore che, a più riprese, è intervenuto determinando incertezze interpretative e inevitabili conseguenze negative sull’organizzazione degli enti locali, soprattutto nei confronti di quelli con un ridotto numero di abitanti.

L’attesa per i previsti decreti attuativi, ad oggi, accresce le insicurezze degli operatori.
Vista la necessità messa in luce dal legislatore di ridurre i possibili conflitti di interessi tra amministrazioni aggiudicatrici e operatori economici del territorio, che (troppo) spesso interessano l’aggiudicazione degli appalti pubblici, non rimane che attendere la piena operatività del Codice, sperando che gli interventi previsti siano tempestivi e risolutori.

 

 

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