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Guida al nuovo codice appalti: la novità è il dibattito pubblico

L'introduzione del "dibattito pubblico" ha lo scopo di consentire ai cittadini la massima partecipazione e condivisione nella realizzazione delle grandi infrastrutture

dibattito pubblico
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Tra le tante novità introdotte dal D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (nuovo codice dei contratti pubblici) si evidenzia l’introduzione del “dibattito pubblico” come strumento per realizzare opere pubbliche sempre più trasparenti e condivise.

Questa procedura, infatti, inserisce la possibilità per cittadini ed abitanti portatori d’interessi di “partecipare” alla realizzazione di opere dotate di grande rilevanza strategica mediante un dibattito pubblico, dando la possibilità di garantire un’informazione piena e trasparente sull’intervento in corso di progettazione.

Il dibattito pubblico nasce dall’esperienza partecipativa francese della Commission National du Débat Public (CNDP) e si è poi diffuso in Europa, Stati Uniti e negli altri Paesi fortemente industrializzati e l’attuale formulazione, mediante sito web www.debatpublic.fr, rappresenta la più alta espressione della partecipazione dei cittadini francesi nell’ambito della realizzazione di un’opera pubblica a forte impatto ambientale.

 

La consultazione della pagina internet, infatti, consente di avere accesso alle informazioni relative alla stato della progettazione, agli incontri programmati ed ai soggetti pubblici coinvolti nella realizzazione dell’intervento. Il cittadino diventa il centro della vita pubblica.

 

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Ritornando all’esperienza italiana e tralasciando di analizzare le circostanze nelle quali in passato, specie a livello regionale, si è tentato di dare applicazione a questo istituto, è qui opportuno analizzare la previsione dell’articolo 22 del nuovo codice dei contratti pubblici, intitolato “Trasparenza nella partecipazione di portatori di interessi e dibattito pubblico”.

La norma, al primo comma, si limita ad affermare che le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori devono pubblicare nel proprio profilo del committente i progetti di fattibilità relativi alle grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale aventi impatto sull’ambiente, sulla città o sull’assetto del territorio.

La pubblicazione dovrà riguardare anche gli esiti della consultazione pubblica ed i resoconti degli incontri e dei dibattiti avvenuti.

Rispetto all’efficacia del dibattito, l’ultimo comma dell’articolo precisa che gli esiti della consultazione e le osservazioni accolte sono valutate in sede di predisposizione del progetto definitivo e discusse in sede di conferenze di servizi relative all’opera interessata.

Modalità applicative

Rimangono tuttavia ancora incerte le modalità applicative dell’istituto.

Il comma 2 dell’articolo 22, stabilisce infatti che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato entro un anno dalla data di entrata in vigore del nuovo codice, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro per i beni e le attività culturali, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, dovranno essere fissati i criteri per l’individuazione delle opere interessate, distinte per tipologia e soglie dimensionali, per le quali sarà obbligatorio il ricorso alla procedura di dibattito pubblico.

Con il medesimo decreto saranno, altresì, definite le modalità di svolgimento e il termine di conclusione della medesima procedura.
Ancora una volta, il legislatore introduce disposizioni dirette a tutelare la trasparenza dell’azione amministrazione e favorire la partecipazione dei cittadini.

Occorre precisare, però, che questa in commento è una riforma a metà, visto che sarà necessario attendere fino ad un anno per conoscere le modalità applicative del dibattito pubblico, la tipologia e le dimensioni delle opere interessate.

Al momento, non è quindi possibile rappresentare delle considerazioni più specifiche, ritenendo positiva l’introduzione di questo istituto all’interno del nostro ordinamento nazionale ma esprimendo delle perplessità su due punti. Da un lato, sarebbe forse stato meglio estendere il dibattito pubblico anche alle opere non aventi un forte impatto sul territorio, dall’altro, anche in questo caso la tecnica del rinvio normativo genera inevitabilmente una situazione di incertezza giuridica.

 

 

 

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