I laureati in ingegneria trovano lavoro facilmente? L'indagine | Ingegneri.info

I laureati in ingegneria trovano lavoro facilmente? L’indagine

L'analisi del Centro studi Cni su dati Almalaurea. Tassi di disoccupazione tra i più bassi di tutte le discipline già dopo un anno. Guadagno mensile netto più alto di tutti dopo cinque anni. Ma non sono tutte rose e fiori: chiedere a chi fa civile

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I laureati nelle materie ingegneristiche continuano ad essere una delle categorie più favorite nel trovare lavoro dopo gli studi. Lo dicono i dati: i livelli occupazionali sono elevati, 67,6% di occupati “reali” ad un anno dalla laurea, il tasso di disoccupazione su valori “frizionali” a pochi anni dalla laurea (3,8% a cinque anni), gli stipendi mediamente più alti rispetto agli altri gruppi disciplinari (1.705 euro netti al mese), ma comunque inferiori rispetto a quanto rilevato all’estero (2.029 euro netti al mese).

C’è da essere soddisfatti? Mica tanto. I dati rivelano anche difficoltà specifiche, in particolare degli ingegneri del settore civile ed ambientale. Così come emerge la limitata efficacia del titolo di primo livello, almeno per ciò che riguarda gli studi ingegneristici (l’82,3% ha proseguito l’iter universitario e si è iscritto ad un corso di laurea magistrale).

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In ogni caso, nel complesso, il quadro è positivo: circa i 2/3 dei laureati in ingegneria, a un anno dalla laurea, risultano occupati contro il 55% dell’universo complessivo di tutti i laureati. Non si è ancora tornati ai livelli del periodo tra il 2003 e il 2007 quando risultavano occupati tre laureati su quattro, ma è comunque il terzo anno consecutivo di crescita, seppur lieve.

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L’analisi sull’inserimento occupazionale dei laureati con competenze ingegneristiche è stata fatta dal Centro studio del Consiglio Nazionale degli Ingegneri analizzando i dati forniti da Almalaurea. Per il calcolo del tasso di occupazione è stata utilizzata la definizione più “restrittiva” in base alla quale sono considerati occupati i laureati che dichiarano di svolgere un’attività lavorativa retribuita, purché non si tratti di un’attività di formazione (tirocinio, praticantato, dottorato, specializzazione).

È interessante notare come, allargando il campo di osservazione anche a tutti coloro che dichiarano di svolgere genericamente un’attività retribuita (anche di formazione così come avviene nell’indagine sulle forze di lavoro dell’Istat), il tasso di occupazione dei laureati in ingegneria passerebbe dal quarto al primo posto tra tutti i gruppi disciplinari con l’86,1% di laureati.

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Tasso di disoccupazione

Il tasso di disoccupazione dei laureati con competenze ingegneristiche si mantiene tra i più bassi: ad un anno dalla laurea è, infatti, pari al 10,5%, (valore anche inferiore a quello registrato nel 2013) contro il 20,6% rilevato tra tutti i laureati.

A cinque anni si riduce ad appena il 3,8%, indice di una situazione di piena occupazione e con una disoccupazione che può definirsi frizionale.

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Materie più sicure

Ovviamente vanno fatti dei distinguo di settore. Va bene in questo momento ai laureati magistrali in

  • ingegneria della sicurezza
  • gestionale
  • meccanica
  • elettrica
  • informatica
  • navale

con esperienza, tanto che oltre il 90% (addirittura la totalità nel caso degli ingegneri della sicurezza) ha un’occupazione a cinque anni dalla laurea. Maggiori difficoltà occupazionali vengono riscontrate, ancora una volta, tra i laureati della classe “Modellistica matematico fisica per l’ingegneria” (LM-44): solo la metà di essi lavora ad un anno dalla laurea e la situazione non migliora di molto nemmeno a cinque anni (la quota di occupati è pari al 53,3%). Vale inoltre la pena di ricordare che si tratta dell’unica classe di laurea magistrale ingegneristica il cui titolo non è riconosciuto valido per l’accesso all’Esame di Stato per l’abilitazione professionale.

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Ingegnere uomo, ingegnere donna

Anche i dati di questa indagine confermano, inoltre, come il genere non costituisca un elemento discriminante in termini di spendibilità del titolo nel mercato del lavoro: a cinque anni dalla laurea risulta occupato l’89,9% dei laureati e l’83,2% delle laureate, laddove la media generale tra tutte le donne è pari al 74,8%. Dall’analisi dei dati non è possibile ricavare tuttavia quante donne non lavorano per mancanza di opportunità e quante invece per una propria scelta di vita, ragione per cui l’elevato tasso di occupazione femminile registrato tra gli ingegneri acquista un valore ancora più importante.

Ingegneri assunti? Perché no

Torna a crescere leggermente, rispetto alla scorsa indagine, la quota di assunti con contratto a tempo indeterminato: a cinque anni dalla laurea infatti questa è pari al 71,2% contro il 68,9% rilevato nell’ultima indagine (2014), valore comunque inferiore al 76,6% del 2012 e al 74,6% del 2013. Da sottolineare che il lieve aumento appena evidenziato è accompagnato da una contemporanea leggera flessione della quota di contratti non standard (8,3% contro il 9,8% della scorsa indagine). Un piccolo segnale, comunque positivo, dal momento che uno dei nodi critici della attuale congiuntura occupazionale è dato proprio dal senso di precarietà che pervade i giovani alle prime esperienze lavorative, anche se non è da escludere che questa ripresa del ricorso ai contratti a tempo indeterminato possa essere in parte dovuta anche agli effetti della nuova normativa che regola il mercato del lavoro.

Fuga dei cervelli

Nelle precedenti indagini era stato evidenziato a più riprese come la quota di laureati che lasciava il nostro paese per trasferirsi all’estero fosse in continua ascesa. Gli ultimi dati disponibili, tuttavia, evidenziano un rallentamento dei flussi: la quota di laureati in ingegneria che a cinque anni dalla laurea lavora all’estero è infatti pari all’8,3% tra i laureati del 2010, contro il 9,4% rilevato nella scorsa indagine tra i laureati del 2009. Che si tratti di una vera e propria inversione di tendenza è presto per dirlo, resta il fatto che circa un giovane ingegnere su 20 preferisce trasferirsi all’estero entro il primo anno dalla laurea, e la quota sale progressivamente con il passare degli anni, tanto che a cinque anni è pressoché raddoppiata.

Dove si lavora?

Oltre la metà degli ingegneri occupati (54,2%) svolge la propria attività lavorativa nel settore industriale (dati a 5 anni dalla laurea), soprattutto nel comparto metalmeccanico e meccanico di precisione (21,3%). Circa un occupato su 10 lavora nel settore informatico e dell’elaborazione dati, mentre una quota analoga è occupata in uno studio professionale (che fanno parte del settore delle altre attività di consulenza e professionali).

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Tende a ridursi il numero di ingegneri che lavorano in un ente pubblico: a cinque anni dalla laurea, appena il 6,7% contro l’8,7% della precedente indagine. Un dato, questo, che deriva della congiuntura economica e dalle misure governative attivate per la riduzione della spesa pubblica che hanno puntato, tra le diverse disposizioni, su un deciso taglio delle assunzioni da parte delle Pubbliche amministrazioni.

Occupati sì, ma con quale guadagno?

Torna a crescere leggermente, dopo un periodo di progressiva flessione, il guadagno medio mensile netto tanto che quello dei laureati del 2010 a cinque anni dalla laurea supera i 1.700 euro, oltre 300 euro in più della media tra tutti i laureati.

guadagno

Già ad un anno dalla laurea lo stipendio medio dei laureati in ingegneria risulta il più alto tra tutti i laureati, sfiorando i 1.400 euro. Tale leadership si mantiene anche a cinque anni dalla laurea quando arriva, appunto, a superare i 1.700 euro, quasi il doppio di quanto guadagna un laureato in psicologia con la stessa anzianità di laurea.

stipendio medio

Resta un dato di fatto che nel confronto con i colleghi stranieri il divario è consistente: tra coloro che infatti si sono trasferiti all’estero, lo stipendio netto mensile ad un anno dalla laurea supera i 2.000 euro, mentre a cinque anni di distanza dalla laurea supera la soglia dei 2.500 euro.

I livelli retributivi variano anche in base al settore produttivo in cui i laureati con competenze ingegneristiche svolgono la propria attività lavorativa: si va infatti dai 1.542 euro degli occupati negli studi professionali ai quasi 1.850 euro di quelli che lavorano nel settore dell’energia.

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Ma i civili e ambientali non sorridono più

Resta una criticità forte a proposito degli ingegneri del settore civile ed ambientale ed, in particolare, di quelli che svolgono la libera professione. A conferma, gli ambiti in cui vengono rilevate le retribuzioni più basse a cinque anni dalla laurea sono proprio quelli che costituiscono il “naturale” sbocco occupazionale per questa tipologia di ingegneri (Servizi alle imprese, Edilizia e Attività di consulenza e professionali). Pertanto, mentre un laureato in ingegneria civile o in ingegneria per l’ambiente e il territorio guadagna in media, ad un anno dalla laurea, meno di 1.150 euro netti al mese, la retribuzione media di un ingegnere navale o di un ingegnere della sicurezza si attesta a 1.600 euro.

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E il quadro si mantiene sostanzialmente invariato anche analizzando la situazione dei laureati da più tempo: anche a cinque anni dalla laurea, infatti, i laureati in ingegneria civile e in ingegneria per l’ambiente e il territorio denunciano il reddito inferiore tra tutti le categorie ingegneristiche, non arrivando a guadagnare, mensilmente, neanche 1.500 euro netti.

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L’inefficacia delle lauree di primo livello

A ormai quasi 20 anni dall’introduzione della laurea di primo livello, appare ormai evidente la limitata efficacia del titolo triennale, quanto meno nei corsi ingegneristici. Poco conosciuta dal sistema imprenditoriale, la laurea di primo livello gode di scarsa considerazione anche tra i ragazzi che la vedono, nella maggioranza dei casi, come una tappa intermedia, ma obbligata, nel percorso verso la laurea magistrale. E anche gli Atenei si stanno attivando in modo che i laureandi di primo livello non perdano troppo tempo nella preparazione di una tesi di laurea considerata di limitato rilievo pratico, a tal punto che, in alcuni casi, la tesi è stata addirittura eliminata e sostituita da una tesina. I dati, d’altronde, parlano chiaro: l’82% dei laureati di primo livello dei corsi ingegneristici prosegue gli studi iscrivendosi ai corsi di laurea magistrale e tale quota è rimasta praticamente invariata negli ultimi anni, così come resta invariata, sostanzialmente, la media tra tutti i corsi di laurea, che si aggira intorno al 55%.

E proprio la scarsa considerazione dei laureati di primo livello da parte delle imprese costituisce uno dei principali motivi che spingono i laureati a proseguire gli studi: il 41,3% infatti ha dichiarato di essersi iscritto ad un corso di laurea magistrale per migliorare la possibilità di trovare lavoro una volta conseguito il titolo, a cui si aggiunge un 17% circa che ha proseguito gli studi perché addirittura convinto che la laurea magistrale sia necessaria per trovare lavoro.

Il commento di Armando Zambrano

“La crescita sostenuta della domanda di ingegneri – afferma Armando Zambrano, presidente del CNI – nel settore privato è ovviamente un segnale incoraggiante, in quanto indica che il Paese, pur tra molte difficoltà, si è lentamente rimesso in moto. La difficoltà di molte imprese a reperire ingegneri, preparati e qualificati, è uno stimolo in più per il CNI ad approntare tutti gli strumenti possibili per un incontro efficace tra l’offerta di alte competenze e la domanda da parte del sistema d’impresa, ed uno stimolo anche per tutti i corsi universitari di ingegneria a dialogare più intensamente ed in modo mirato con il sistema d’impresa. Non è facile ma si può fare”.

“A questo positivo incremento di offerta di figure tecniche, sia ad elevata specializzazione che di livello medio-alto, – aggiunge il Presidente Zambrano – potrebbe aver contribuito l’avvio convinto, anche in Italia, del Piano Industria 4.0. promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico. Si tratta di un processo di modernizzazione ed incremento di capacità competitiva della manifattura di cui gli ingegneri italiani si sentono protagonisti e per il quale siamo pronti a dare un contributo importante.”

Il rapporto integrale, che offre ulteriori dati, è disponibile a questo link

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