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I voucher per le PMI e la discriminazione delle libere professioni

Botta e risposta tra CUP, RPT e MISE in merito al contributo agevolato per le imprese che esclude gli studi professionali e molti professionisti

Digitalization, Digital Transformation Concept
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I voucher per la digitalizzazione delle PMI? Per tutti, tranne gli studi professionali e i liberi professionisti. Il contributo agevolato di importo non superiore a 10 mila euro, finalizzato “all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico”, emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico, tramite il Decreto Direttoriale del 24 ottobre 2017, ha fatto montare la protesta del Comitato Unitario Professioni (CUP) e la Rete Professioni Tecniche (RPT).  Tra i requisiti per la partecipazione all’agevolazione, infatti, c’è l’obbligo di iscrizione presso il Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di commercio. Un fattore che, di fatto, esclude l’accesso a tale misura agli studi professionali e, più in generale, ai liberi professionisti.

Il botta e risposta tra CUP, RPT e MISE

In una nota inviata al MISE, il CUP e RPT lo scorso 19 gennaio sollecitavano il Ministero affinché provvedesse a sanare l’esclusione dei liberi professionisti. Sulla questione dal dicastero, però, non ci sentono proprio, tant’è che una decina di giorni dopo ecco arrivare la risposta, che in sostanza ribadisce il concetto: società e liberi professionisti out. Il 29 gennaio successivo il MISE ha risposto ribadendo l’interpretazione della Direzione generale per l’inapplicabilità dell’equiparazione tra PMI e professionisti per l’accesso alla misura in oggetto.

Ma non finisce certo qui. Il CUP e RPT non si danno per vinti e chiedono a Nicola Colacino, professore di Diritto internazionale, di estendere un parere sulla questione. Commento che raccoglie le istanze del mondo delle professioni, in quanto “sin dall’entrata in vigore della legge di stabilità 2016, il legislatore italiano ha inteso affermare la piena equiparazione tra PMI e liberi professionisti”. E ancora: “La rilevata equiparazione porta, quindi, ad affermare che, a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 1, comma 821, della legge n. 208/2015, tutti gli interventi di sostegno alle PMI previsti dai piani operativi PON e POR debbano ritenersi estesi ipso iure anche ai liberi professionisti”.

La discriminazione dei liberi professionisti

In una nota congiunta, dunque, CUP e RPT sottolineano la discriminazione che si sta perpetrando nei confronti dei liberi professionisti. Allo stesso tempo, “confidando nel buon senso e nell’attenzione del Ministro Calenda nei confronti di questi temi, reiterano la richiesta di annullamento in autotutela del Decreto direttoriale 24 ottobre 2017, la modifica dei requisiti di accesso alla misura agevolativa ed in particolare l’esclusione per i liberi professionisti dell’obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese, nonché la riapertura dei termini di presentazione delle domande, riservandosi ogni ulteriore azione al riguardo”.

I voucher per le PMI, genesi e finalità

Come è ben spiegato dal MISE, il voucher per la digitalizzazione può essere richiesto da micro, piccole e medie imprese, costituite in qualsiasi forma giuridica e con qualsiasi regime contabile. L’importante è che risultino iscritte nel Registro delle Imprese. Per quanto concerne i liberi professionisti, il Dicastero parla di “avvocati, architetti, commercialisti o titolari di partita IVA”, i quali possono accedere alle agevolazioni “solo ed esclusivamente se iscritti al Registro delle imprese. Questo significa che la sola iscrizione ad un albo professionale non è sufficiente per richiederle”. Con il voucher per la digitalizzazione sarà possibile prevedere l’acquisto di software, hardware e consulenze che consentano all’impresa di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Il MISE sottolinea, inoltre, che ogni azienda può fare richiesta per un singolo voucher che copre il 50% delle spese presentate per un importo non superiore ai €10.000.

La domanda per la richiesta del voucher si poteva inviare utilizzando la piattaforma del Ministero dello Sviluppo Economico sino allo scorso 9 febbraio. Ora, CUP e RPT chiedono ai tecnici di riaprire i termini del bando per permettere ai liberi professionisti discriminati di poter far pervenire le loro richieste.

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