Il calcolo dell’offerta anomala: a metà tra il vecchio e il nuovo Codice Appalti? | Ingegneri.info

Il calcolo dell’offerta anomala: a metà tra il vecchio e il nuovo Codice Appalti?

Sulla corretta interpretazione delle norme riguardanti il calcolo dell’offerta anomala c'è molta incertezza. L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato è stata chiamata per rispondere

offerta anomala
image_pdf

Con l’Ordinanza n. 1151 del 13 marzo 2017 (scarica gratis il testo), la terza sezione del Consiglio di Stato ha rimesso all’Adunanza Plenaria la questione relativa alla corretta interpretazione dell’articolo 86, comma 1, del D.lgs. 163/2006 e dell’articolo 121, comma 1, del D.p.r. 207/2010, riguardanti il calcolo dell’anomalia dell’offerta nell’ambito delle gare da aggiudicarsi con il criterio del prezzo più basso.

Tali articoli, seppur abrogati con l’entrata in vigore del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, appaiono di primaria importanza per quelle amministrazioni che si trovano a dover affrontare le procedure con l’applicazione delle “vecchie” norme.

 

Il calcolo dell’anomalia e la questione interpretativa

Il calcolo dell’anomalia dell’offerta rappresenta una delle operazioni maggiormente problematiche per l’amministrazione aggiudicatrice, visti i complessi parametri previsti dal legislatore sia nel “vecchio” D.lgs. 163/2006 e nel corrispondente regolamento di attuazione, Dpr. 207/2010, sia nel “nuovo” Codice dei contratti pubblici, D.lgs. 50/2016.

I Giudici del Consiglio di Stato, nell’affrontare il problema interpretativo delle norme citate, in merito all’aggiudicazione di una gara al prezzo più basso, mettono in luce l’esistenza di due diversi orientamenti:

  • in base ad un primo orientamento, nel caso in cui siano state presentate due o più offerte, aventi la medesima riduzione percentuale, che si trovino nella fascia delle imprese rientranti nel 10%, ogni offerta deve essere considerata individualmente (c.d. criterio assoluto), perché la soluzione opposta comporterebbe il superamento del limite, fissato dal legislatore nel 10%, e si porrebbe in contrasto con il dato letterale dell’art. 86, comma 1, del D.lgs. 163/2006, in assenza di ragioni sostenibili o ispirate all’interesse pubblico. L’unica eccezione a questa regola viene desunta per le offerte che, nel calcolo per il taglio delle ali, vengono a trovarsi a cavallo della percentuale del 10%, con la conseguente loro integrale esclusione dal computo delle successive operazioni;
  • un diverso indirizzo interpretativo è stato sostenuto dall’ANAC con il parere n. 87 del 23 aprile 2014 e recepito dal Consiglio di Stato in diverse pronunce (Cons. St. Sez. V, 8 giugno 2015, n. 2813).
    Secondo l’Autorità, il “taglio delle ali”, ovvero l’operazione matematica consistente nell’accantonamento provvisorio del 10%, arrotondato all’unità superiore, delle offerte di maggior ribasso e rispettivamente di minor ribasso, come previsto dall’art. 86, comma 1, del D.lgs. 163/2016, intercetta il problema delle offerte identiche in due situazioni e, precisamente, quando vi siano più offerte identiche all’interno delle ali e quando vi siano più offerte identiche a cavallo delle ali. Secondo questo orientamento, in ogni caso le offerte identiche devono essere considerate come un’offerta unica, essendo di carattere generale la finalità di evitare che identici ribassi (a cavallo e all’interno delle ali) limitino l’utilità dell’accantonamento e amplino eccessivamente la base di calcolo della media aritmetica e dello scarto medio aritmetico, rendendo inaffidabili i risultati.
    L’articolo 121, comma 1, del Dpr. 207/2010 non distinguerebbe infatti tra le offerte aventi identico ribasso all’interno o a margine delle ali, sicchè l’accantonamento delle offerte di eguale valore dovrebbe applicarsi ad entrambe le ipotesi.

 

Il nuovo Codice dei contratti pubblici

Nell’attesa della decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, la questione interpretativa appare superata nella nuova disciplina, ove l’art. 197, comma 2, del D.lgs. 50/2016, ripropone il metodo esaminato del calcolo dell’offerta anomala, ma soltanto all’interno di una rosa di cinque criteri, scelti mediante sorteggio in sede di gara, così da eliminare il rischio di possibili accordi collusivi tra tutti gli operatori partecipanti alla procedura.

Sul punto, il Presidente dell’ANAC, con comunicato del 5 ottobre 2016, ha comunque precisato che, essendo stato abrogato l’art. 121 del Dpr. 207/2010, l’accantonamento delle offerte aventi identico valore a quelle già accantonate nelle ali non è più previsto dal D.lgs. n. 50/2016, sicché tale regola non è più applicabile, nemmeno in via di prassi, dalle stazioni appaltanti.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Il calcolo dell’offerta anomala: a metà tra il vecchio e il nuovo Codice Appalti? Ingegneri.info