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Il nuovo Codice appalti fa discutere i professionisti

L'approvazione del dlgs che riorganizza il sistema degli appalti ha raccolto pareri contrastanti nel mondo dell'ingegneria e dell'architettura. Ecco cosa hanno detto Rpt, Cni, Oice, Inarcassa e gli altri consigli e ordini dei tecnici italiani

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Dopo tante attese e dibattiti, la scorsa settimana il Cdm ha approvato in esame preliminare il decreto legislativo che va a ridefinire le regole sui contratti di concessione e sugli appalti pubblici. Rispetto al disegno di legge emanato il 14 gennaio 2016, il testo del dlgs prevede alcune modifiche in alcuni casi sostanziali, che hanno destato pareri contrastanti nella platea di operatori del settore, dai professionisti tecnici alle società di ingegneria e architettura, dalle casse ai consigli nazionali. Ecco i commenti principali arrivati sul decreto.

Società di ingegneria (Oice)

Parziale soddisfazione quella dell’Oice, l’associazione delle società di ingegneria e architettura, che nel testo sulla Riforma Appalti ritrova alcune norme importanti per il settore che l’associazione aveva caldeggiato, come quelle sui soggetti affidatari della progettazione che prevedono le disposizioni sulle società di ingegneria, il principio di affidamento congiunto della progettazione definitiva ed esecutiva allo stesso soggetto o anche l’obbligo di indicare nominativamente i progettisti firmatari degli elaborati, e lo spazio attualmente garantito ai progettisti in fase di verifica dei progetti.

Promossa anche la non obbligatorietà del Bim, punto molto discusso sul quale prima il Governo aveva dato tempi certi per l’entrata in vigore obbligatoria, salvo poi fare dietrofront. Per Oice è positiva la scelta del meccanismo non obbligatorio ma premiale da attuare con gradualità. Promosso anche il ruolo assegnato ad Anac per la soft law ma anche per la qualificazione delle stazioni appaltanti che andranno comunque ridotte. Poi la disciplina sui commissari di gara e sull’introduzione di criteri reputazionali premiali che devono aggiungersi alla usuale qualificazione in gara per i progettisti. “Confidiamo poi” aggiunge Gabriele Scicolone, presidente Oice, “che lo spostamento al MIT dell’Avcpass renda finalmente effettivo lo snellimento della fase di verifica dei requisiti, strettamente legato all’impiego del documento di gara unico europeo, con un effetto di omogeneità procedurale che verrà senz’altro reso ancora più efficace quando ci saranno i bandi-tipo e i contratti-tipo di competenza dell’Anac”.

Tra i punti contestati, l’innalzamento a 150.000 euro della soglia per le trattative private nei servizi, con invito a tre soggetti e non a cinque, che – secondo l’Oice – farà sì che l’85% degli affidamenti di progettazione sarà sottratto ad una vera concorrenza. Riserve anche sull’assenza di elementi chiave per la centralità del progettista: “in primis non si ribadisce che nei contratti in cui c’è un contenuto progettuale devono essere richiesti idonei requisiti per la fase progettuale” afferma Giorgio Lupoi, Vice Presidente con delega per gli sviluppi legislativi, “non è recuperato il divieto di subordinare i corrispettivi all’avvenuto finanziamento dell’opera, non risulta del tutto evidente la drastica limitazione dell’appalto integrato; appare eccessivo obbligare sempre le Amministrazioni a svolgere concorsi di progettazione per opere di natura tecnologica. Siamo certi e confidenti rispetto alla possibilità che il lavoro delle commissioni parlamentari migliori un testo ancora in progress.”

Professioni tecniche (Rpt)

Di tutt’altro respiro il parere dei professionisti tecnici italiani, interpretato attraverso le parole di una nota della Rete delle professioni tecniche (Rpt). Una presa di posizione critica che del resto era nota, visto che nei giorni scorsi più volte la Rpt aveva lamentato di essere stata tagliata fuori dalla stesura del testo, a vantaggio – secondo Rpt – delle società di ingegneria.

“Si tratta di un testo che tradisce lo spirito della Legge delega circa la centralità della progettazione” e di un “arretramento rispetto alla normativa precedente, in particolare se ci riferiamo alla Determinazione Anac 4/2015”, afferma Armando Zambrano, coordinatore della Rete e presidente del Consiglio nazionale ingegneri. La critica più forte è all’assenza, nel Codice, di una parte specifica dedicata ai servizi di ingegneria e architettura. “I servizi dei professionisti tecnici, infatti, risultano dispersi nelle varie pieghe del Codice”, afferma Zambrano. Inoltre, i progettisti interni alla pubblica amministrazione, a differenza di quanto chiedeva la Rete, potranno continuare ad essere sprovvisti dell’iscrizione ad un Ordine, essendo sufficiente la sola abilitazione. Un punto, quest’ultimo, su cui in verità anche l’Oice aveva sollevato dubbi, nei mesi precedenti, almeno a proposito del possibile stop all’incentivo.

I professionisti tecnici lamentano la non obbligatorietà del Dm 143 (cosiddetto “decreto parametri”) per la determinazione del corrispettivo da porre a base di gara. “Senza contare che la limitazione all’appalto integrato risulta scomparsa dai radar e la cauzione diventa obbligatoria anche per la progettazione”, aggiunge Zambrano.

Positivo, di contro, il giudizio sulla riproposizione dei requisiti richiesti alle Società di Ingegneria che le mette sullo stesso livello delle Società tra Professionisti, punto che aveva generato un duro scontro nelle scorse settimane, con la Rpt che parlava di “incresciosa sanatoria” a favore delle società e le stesse a ribadire la legittimità della loro possibilità di operare. Il tavolo, tuttavia, resta apertissimo per la Rete, che si augura “vengano apportate le giuste correzioni” in occasione del prossimo CdM, che varerà il testo definitivo.

L’Ordine ingegneri di Milano

Ombre e luci nel testo del dlgs per l’Ordine ingegneri di Milano. Tra gli aspetti positivi, il rinnovato ruolo del professionista “attraverso procedure di aggiudicazione non più al massimo ribasso”. Allo stesso tempo “mancano forme per proteggere (almeno in parte, o ridurre) il lavoro di tutti i professionisti che parteciperanno alle gare a fronte dell’unico vincitore premiato e le linee guida applicative”. Positiva anche “l’eliminazione della facoltà all’Appaltatore di nominare (e ricoprire) il ruolo fondamentale di direzione lavori”, garantendo così “quella terzietà necessaria e indispensabile per il buon svolgimento delle opere”.

Sul Bim, l’Ordine commenta positivamente l’introduzione secondo la modalità scelta, insistendo però su una battaglia già avviata nelle scorse settimane, e cioè che “a fronte di questa introduzione – che tuttavia richiede ai professionisti un forte investimento culturale – è necessario che vengano mantenute le promesse relative alla defiscalizzazione legata alla formazione e istruzione”, pena la caduta del sistema, “tenuto conto della già complessa situazione che il mondo professionale degli ingegneri deve quotidianamente affrontare”.

Inarcassa

Inarcassa, come già anticipato nei giorni scorsi, si è dichiarata “delusa” per il testo del codice, in cui “la centralità del progetto, espressamente valorizzata nella legge di delega, non ha trovato adeguato sviluppo”.

I consigli nazionali delle professioni tecniche

Posta l’opinione del Consiglio nazionale ingegneri, espressa attraverso le parole di Zambrano in veste di coordinatore Rpt, segnaliamo il parere di Maurizio Savoncelli, presidente del Consiglio nazionale geometri, in linea con le dichiarazioni della Rete.

“Nel nuovo codice per gli appalti le professioni tecniche si aspettano una maggiore attenzione ai servizi di architettura, ingegneria e agli altri servizi tecnici, in coerenza con i principi riportati nella Legge Delega” ha dichiarato Savoncelli. “Questo in ragione dell’importanza da attribuire alla fase di progettazione che ha rappresentato uno dei principali vulnus dell’appalto, avendo portato alla nascita di contenziosi e al prolungamento dei tempi, oltre al cosiddetto fenomeno delle “incompiute”. Le professioni tecniche presenteranno, in continuità con gli articolati già proposti e, come anticipato in fase di audizione, indicazioni concrete alla predisposizione di una norma che sia applicabile, evitando le incertezze di ordine operativo. L’obiettivo principale è quello di snellire e semplificare le procedure, precisando i ruoli delle stazioni appaltanti e delle libere professioni, aprendo realmente il mercato degli appalti ai giovani professionisti e salvaguardando l’interesse pubblico”.

Più entusiasta il parere degli architetti, attraverso le parole di Leopoldo Freyrie, presidente del Cnappc.

“ Credo che si possa senz’altro esprimere un giudizio positivo sul Decreto legislativo relativo al Codice degli Appalti approvato oggi dal Consiglio dei Ministri. Il nostro è un giudizio che si riferisce all’impianto politico e culturale del provvedimento che marca una significativa discontinuità rispetto alla farraginosa normativa precedente”.

Così Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori e Conservatori. “Il riconoscimento della centralità del progetto – riportato ad unità e che non viene più “spezzettato” tra soggetti diversi – ed il superamento del massimo ribasso affermano, infatti, il principio che la qualità dell’architettura, il ricorso ai concorsi rappresentano l’unica strumento per realizzare buone architetture pubbliche, realizzate bene e al giusto costo e rispondenti concretamente ai bisogni dei cittadini che, attraverso il débat public, saranno ora partecipi delle scelte che riguardano il loro territorio. Così come rappresentano uno sbarramento contro la cattiva sorte delle opere pubbliche, il malaffare e la mafia”.

“Mentre ci riserviamo di esaminare i singoli articoli del Decreto” ha aggiunto Freyrie, “auspichiamo che questo provvedimento, una volta approvato definitivamente e superato il vaglio delle Camera, possa concretamente contribuire a dare nuova linfa e a rilanciare il settore dei lavori pubblici e dell’edilizia”.

 

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