Il reddito medio dei professionisti tecnici non va oltre i 23mila euro | Ingegneri.info

Il reddito medio dei professionisti tecnici non va oltre i 23mila euro

La categoria dei professionisti tecnici è, tra tutte quelle della libera professione, quella che guadagna meno. Dal 2005 a oggi, si è perso quasi il 10%. I dati del Rapporto Adepp 2016

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Il reddito medio annuale dei professionisti tecnici è di gran lunga il più basso di tutte le categorie di liberi professionisti esistenti in Italia (intese le categorie che afferiscono con le reciproche casse previdenziali al sistema Adepp). Nel 2015 la cifra media è di euro 22.716,99, con una variazione minima rispetto al 2014 (-0,2%), anno in cui il reddito però era calato di oltre il 4% rispetto al passato. Dieci anni fa, nel 2005, il reddito medio dei tecnici era di euro 25.068,87, vale a dire il 9,4% in più rispetto ad ora. Un dato significativo e devastante, evidentemente effetto della crisi perdurante del settore.
Queste sono le cifre di maggior interesse per ingegneri, architetti e geometri che emergono dal consueto rapporto annuale dell’Adepp, l’associazione degli enti previdenziali privati italiani.

Si legge nel rapporto:
“L’incalzante e devastante crisi subita dalla Rete delle Professioni Tecniche a partire dal 2009 subisce una prima battuta d’arresto nel 2011 per poi protrarsi fino al 2015, anno in cui si registra un decremento prossimo allo 0% (dato che conferma quanto precedentemente affermato per quanto riguarda il reddito medio AdEPP comprensivo di tutte le categorie professionali analizzate). L’analisi di lungo periodo evidenzia come, in termini nominali, l’area professionale analizzata subisca un decremento tra il 2005 e il 2015 pari al -9,4%. Tale decremento risulta essere nettamente più significativo rispetto al decremento rilevato sul reddito medio AdEPP inclusivo di tutte le categorie professionali (-2,14%). L’area in questione ha subito, pertanto, un decremento all’incirca 5 volte più pesante rispetto al decremento fatto registrare dall’intero collettivo di professionisti preso in esame”.

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Guardando ai dati delle altre aree – giuridica, sanitaria, economico-sociale – cui fa riferimento l’Adepp, è evidente che tutti hanno registrato cali economici, certamente significativi. Ma al momento, per quanto possa valere il confronto, un libero professionista di area sanitaria – cioè quello con il reddito medio più vicino ai tecnici – seppur nel calo medio del suo reddito guadagna 35.767,42 euro, quasi 13mila in più dei tecnici.
Riferendosi sempre al complesso delle libere professioni, il rapporto Adepp afferma: “Per poter tornare agli stessi livelli di benessere del 2010 (come anticipato il 2010 coincide con l’anno di inizio della crisi del settore professionale), è necessario un percorso di ripresa costante e duraturo. Il Centro Studi AdEPP ha calcolato come, sempre prendendo a riferimento i redditi nominali, e ponendo come ipotesi una crescita annua pari all’1%, sarebbero necessari circa 9 anni per poter riassorbire gli effetti della crisi. La stima di crescita utilizzata per poter proiettare i redditi (pari all’1%) appare coerente con le stime attualmente disponibili relative alle previsioni di crescita media del PIL per il 2017 e il 2018.”

Di seguito, una sintesi dei dati più significativi del rapporto Adepp, riferiti al complesso degli iscritti alle casse previdenziali di categoria, quindi incluse anche le altre professioni.
– Il numero degli iscritti AdEPP al 2015 è pari a circa 1.489.000 unità, con un aumento percentuale del 21,59% tra il 2005 e il 2015.
– Nel 2015 gli Enti Previdenziali hanno raccolto più di 9 miliardi di Euro di oneri contributivi (+2%) e pagato oltre 5,9 miliardi di euro di prestazioni (+4,6%).
– Le casse di previdenza in totale erogano circa 465mila prestazioni.
– Continua il trend di invecchiamento degli iscritti, l’età media passa da 44 anni del 2005 ai 48 anni del 2015.
– Diminuiscono i nuovi ingressi passando dai 63mila nuovi iscritti nel 2005 ai 53mila del 2015. Nel 2005 circa il 27% dei nuovi iscritti aveva meno di 30 anni, nel 2015 si è passati al 34%, inversa è la proporzione per i nuovi iscritti di età compresa tra i 30 ed i 40 anni per i quali si è passati da una percentuale sul totale circa uguale al 50% nel 2005 a circa il 40% nel 2015. Nonostante ciò l’età media dei nuovi iscritti è rimasta pressoché costante essendo aumentate le proporzioni per le età più avanzate.
– Diminuisce, sempre nel periodo 2005-2015, la differenza proporzionale tra uomini e donne anche se di poco ma in modo costante negli anni. Si è passati da un 70% uomini 30% donne ad un 65/35.
– Nel 2015 gli Enti Previdenziali hanno raccolto più di 9 miliardi di Euro di oneri contributivi, totalizzando un incremento rispetto al 2014 di circa il 2%.
– L’ammontare totale delle prestazioni erogate dalle Casse appartenenti all’Adepp è superiore ai 5,9 miliardi di Euro nel 2015. Si osserva un incremento annuale complessivo per il 2015 del 4,6%.

Reddito femminile e reddito maschile
Infine, un focus sul confronto tra i redditi medi dei professionisti maschi e femmine, sempre ragionati sul complesso delle libere professioni.
I redditi degli iscritti professionisti di sesso maschile tra il 2014 e il 2015 sono in calo in tutte le regioni italiane ad esclusione della Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Marche, Molise, Sardegna e Sicilia dove comunque l’incremento percentuale medio è molto contenuto e pari allo 0,67%. I decrementi registrati, invece, sempre nello stesso periodo di riferimento (2014-2015) si aggirano intorno al -0,91%. Al 2015 le regioni che presentano i redditi medi più alti sono la Lombardia (circa 60.000 euro), il Trentino Alto Adige (circa 59.200 euro) e l’Emilia Romagna (circa 49.000 euro) mentre le regioni che presentano i redditi più bassi sono il Molise (circa 23.000 euro), la Basilicata (circa 22.700 euro) e la Calabria (circa 20.300 euro).
I redditi delle donne sono nettamente inferiori a quelli dei colleghi uomini. Questo fenomeno si registra in tutte le Regioni analizzate, senza esclusione. Tra il 2014 e il 2015 si assiste ad un decremento percentuale generalizzato del reddito medio degli iscritti di sesso femminile (appartenenti a tutte le regioni di Italia) nettamente più marcato (-2,04%) rispetto a quello registrato per gli iscritti di sesso maschile (-0,36%). Le regioni maggiormente interessate sono la Calabria (-5,9%), il Trentino Alto Adige (-4,37%), il Lazio (-4,16%) e l’Abruzzo (-3,04%). Al 2015 le regioni che presentano il più alto reddito medio degli iscritti di sesso femminile sono il Trentino Alto Adige (circa 35.590 euro) e la Lombardia (circa 33.400 euro) mentre le regioni che presentano i redditi più bassi sono la Calabria (circa 11.700 euro) e il Molise (circa 14.000 euro). Quanto appena affermato mette in evidenza come, in termini assoluti, al 2015 la differenza tra il reddito medio più alto e il reddito medio più basso è di circa 24.000 euro. Va notato come le professioniste del Trentino Alto Adige abbiano un reddito medio di 3 volte superiore alle colleghe calabresi evidenziando una disparità nord/sud decisamente rilevante.

Il rapporto completo con le slide di presentazione si può scaricare a questo link.

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