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Il VII Rapporto Adepp sulla previdenza privata e i redditi dei professionisti

Aumenta il peso percentuale dei liberi professionisti nelle Casse, specialmente nell'area sanitaria. Il reddito cresce per i professionisti dipendenti

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Dal VII Rapporto sulla previdenza privata del Centro Studi dell’Associazione degli Enti Previdenziali Privati (Adepp), a cui aderiscono 19 Casse di previdenza privata in rappresentanza di oltre 2milioni di professionisti, risulta che aumenta il peso percentuale dei liberi professionisti, ma il reddito cresce solo per i professionisti dipendenti.
Le Casse di Previdenza Privata
Le Casse private dei professionisti sono caratterizzate da un quadro normativo di riferimento molto complesso e in continua evoluzione, a partire dalla privatizzazione effettuata con il d.lgs n. 509 del 30 giugno 1994 e dal d.lgs. n. 103 del 10 febbraio 1996. Le Casse, pur svolgendo una funzione pubblica, hanno personalità giuridica di diritto privato e conseguentemente autonomia gestionale, organizzativa e contabile, anche se sottoposta a diversi vincoli dalla qualificazione come organismo di diritto pubblico e la classificazione come amministrazione pubblica dal punto di vista della finanza pubblica.
Nel 2016, gli Enti previdenziali hanno raccolto oltre 9,7 miliardi di euro (totalizzando un incremento percentuale pari al 7,18%) e pagato 6 miliardi di euro di prestazioni (+1,63%). Negli ultimi 12 anni le entrate contributive sono aumentate di oltre l’80% e le prestazioni erogate del 68%.
I professionisti iscritti alle Casse di Previdenza Private sono divisi tra coloro che svolgono attività libero professionale (sono circa 1 milione gli iscritti libero professionisti) e lavoratori dipendenti. Gli iscritti sono aumentati del 21,33% dal 2005 al 2016. Il peso percentuale dei liberi professionisti è passato dai circa 5 punti percentuali del 2007 ai 6 punti percentuali del 2017. Aumentano gli iscritti delle aree sanitaria (38%) e giuridico-economica (25%), mentre calano quelli dell’area delle professioni tecniche (28%). Il restante 9% è costituito dagli iscritti nell’area economico-sociale.
Il patrimonio delle Casse
Il patrimonio delle Casse di Previdenza private è passato dai 65,6 miliardi di euro del 2013 agli 80 miliardi nel 2016, le tasse pagate dal sistema Adepp hanno superato i 540 milioni di euro, di cui ben 365 milioni di tassazione sulle rendite finanziarie, passata dal 20 al 26%. Anche la spesa complessiva per il welfare supera i 500 milioni di euro. Aumentano le indennità di maternità e le polizze sanitarie di Long Term Care (Ltc).
Età e genere
La fascia di età maggiormente presente è quella compresa tra i 40 e i 50 anni (29% del totale degli iscritti) e tra i 50 e i 60 anni (il 25% del totale degli iscritti). Cala la fascia di età tra i 30 e i 40 anni, che nel 2005 rappresentava quasi il 41% del totale degli iscritti, mentre nel 2016 solo il 29%. La differenza di genere è pressoché inesistente, dato che il 48% degli iscritti è donna. Tra gli iscritti sotto i 30 anni, le donne superano di 2 punti percentuali i nuovi iscritti uomini. Le professioniste, negli ultimi 10 anni, sono passate dal rappresentare il 30% del totale degli iscritti al 36%.
Redditi e generazioni
La crisi ha inciso pesantemente sul sistema professionale italiano che ha subito in 5 anni un decremento dell’11%, registrando un -0,60% nel 2016. Considerando l’inflazione, i redditi sono scesi, in termini reali, del 18,3% dal 2005. Crescono invece i redditi dei professionisti dipendenti (+8%). La fascia d’età con reddito massimo è quella dei professionisti uomini con età compresa tra i 50 ed i 60 anni. Gli under 40 guadagnano in media un terzo dei lori colleghi over 50. Un professionista a 30 anni guadagna in media 12mila euro lorde all’anno e se è donna il 9% in meno del collega maschio. Il gap di genere aumenta con l’innalzamento dell’età: una donna tra i 40 e i 50 anni guadagna il 27% in meno del collega, nella fascia over 70 la differenza arriva al 38%.

Le differenze di reddito riguardano anche le aree geografiche del nostro Paese: i professionisti del Sud  dichiarano un reddito inferiore del 40% a quello dei loro colleghi del Nord. In Calabria, i professionisti dichiarano un reddito del 60% inferiore a quello dei colleghi del Trentino Alto Adige. Una donna in Calabria guadagna quasi poco più di 11mila euro lordi all’anno, una professionista in Trentino Alto Adige ne guadagna oltre 35mila.

I professionisti come imprenditori
I liberi professionisti costituiscono una delle principali categorie di lavoratori in Europa (con oltre 11 milioni di posti di lavoro, oltre 500 miliardi di fatturato) rappresentando circa il 9% del Pil dell’Unione Europea. Un passaggio importante nel riconoscimento della natura “imprenditoriale” delle attività professionali è stato avviato dalla Ue con il programma Cosme, da cui è scaturito a livello nazionale il cosiddetto Jobs Act Autonomi,  che riconosce ai professionisti, equiparati alle Pmi, il diritto di accedere alle risorse dei programmi operativi dei Fondi strutturali e di investimento europei. Da una prima rilevazione del Parlamento europeo, sarebbero stati destinati ai professionisti italiani già 300 milioni di euro a valere sui programmi operativi dei Fondi Sie 2014-2020.
Le sfide poste al mondo del lavoro dall’ingresso massiccio nuove tecnologie, dell’innovazione e digitalizzazione nei servizi professionali, influenzano anche il modello organizzativo del lavoro professionale sia negli studi dei professionisti sia nell’esecuzione delle loro prestazioni. Secondo l’Adepp, il futuro dei liberi professionisti dipende dalla capacità di adattamento al rapido cambiamento in atto. Decisivo sarà lo sviluppo di competenze sul problem solving, sulle lingue, sulla conoscenza dell’information and communication technology, la capacità di comunicare efficacemente e di rendicontare.

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