Inarsind: Le Casse dei liberi Professionisti non si toccano | Ingegneri.info

Inarsind: Le Casse dei liberi Professionisti non si toccano

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Il Comitato Nazionale del Sindacato ha esaminato le norme legislative già emanate ed intende esprimere alcune valutazioni, non scevre da preoccupazione, in riferimento a quanto disposto dal cosiddetto “Decreto Salva Italia”, poi convertito nella Legge 22-12-2011, n. 214, relativamente alle Casse di Previdenza private – articolo 24, comma 24 – e quindi anche ad INARCASSA, l’Associazione che tutela previdenzialmente gli Architetti e gli Ingegneri Liberi Professionisti.

INARCASSA, Associazione di Diritto Privato, ma comunque soggetta ai controlli dei Ministeri competenti, previsti dal D.Lgs. 30-06-1994, n. 509, rappresenta una ricchezza da salvaguardare, nella consapevolezza della necessità di garantire, con una gestione oculata delle risorse, la sostenibilità del nostro sistema previdenziale. Si tenga presente che l’Associazione svolge il proprio compito istituzionale in piena autonomia e senza alcun onere a carico dello Stato.

Questo Sindacato ritiene che tale caratteristica sia assolutamente da preservare, certo nel rigore e nella trasparenza gestionali. Non si tratta di un arroccamento su posizioni meramente difensive o conservative, ma della constatazione della validità di un sistema, che noi stessi dobbiamo e vogliamo governare. E’ significativo in tal senso che INARSIND abbia istituito ben prima delle norme citate, come supporto esterno di monitoraggio e verifica, un Osservatorio composto da esperti sui temi previdenziali, che fornirà a breve termine i risultati di un primo approfondito studio, a conferma della partecipazione attiva dei Liberi Professionisti alle vicende della propria Associazione Previdenziale.

Non intendiamo entrare specificatamente nel merito di quanto disposto dalla citata Legge 214/2011 né dei provvedimenti che INARCASSA, attraverso il “nostro” Comitato dei Delegati, dovrà adottare e tuttavia non possiamo esimerci dall’esprimere alcune perplessità sull’iniziativa posta in essere dal Governo.

Si osserva in primo luogo come fosse irragionevole il termine di tre mesi assegnato alle Casse per ottemperare a quanto richiesto. Ci si domanda inoltre per quali motivi, a fronte della spesa per prestazioni pensionistiche, debbano essere considerate solo le entrate contributive e non anche il patrimonio. Ed ancora quali siano le ragioni per le quali i bilanci tecnici debbano essere improvvisamente riferiti ad un arco temporale tanto consistente- cinquanta anni – che certamente creerebbe problemi anche all’INPS e che è di gran lunga superiore alla durata media di contribuzione (37 anni a 65 anni anche per le donne) vista l’età (28 anni) media con cui il nostro Stato fa laureare i nostri colleghi. Queste evidenti forzature fanno supporre un mal celato disegno, già peraltro enunciato in tempi recenti e che non condividiamo assolutamente , di accorpamento di tutte le Casse autonome in una unica Cassa all’interno dell’INPS, cancellando così le positive peculiarità di ciascuna di esse e, ci pare, in evidente contraddizione rispetto ai principi di “liberalizzazione” tanto sostenuti dall’attuale Governo.

INARSIND ritiene invece doveroso richiamare l’attenzione delle Forze Politiche e del Governo sul fatto che le contribuzioni previdenziali sono riferite ai redditi dei Liberi Professionisti e che questi redditi ormai da troppo tempo sono pesantemente contratti, per motivi diversi, ma convergenti; vogliamo qui limitarci a segnalarne uno tra i più significativi ed incidenti: la concorrenza impropria dei dipendenti pubblici e dei docenti di ogni ordine e grado, che svolgono attività professionali esterne (doppio o triplo lavoro).

E’ una situazione che riteniamo ormai inaccettabile soprattutto in tempi di crisi e con i livelli di disoccupazione giovanile attuali ed alla quale confidiamo che il Governo, coerentemente ai principi di equità tante volte annunciati, voglia finalmente porre termine, avendo coscienza che la Libera Professione è una scelta di vita, coraggiosa e rischiosa e sottrarle linfa preziosa, coperti da uno stipendio sicuro e spesso di certo rilievo, non deve e non può essere più consentito.

La “sofferenza” nei redditi libero professionali si traduce in “sofferenza” nelle contribuzioni ad INARCASSA e quindi per la sostenibilità del sistema, sicché la penalizzazione diventa duplice.

In definitiva INARSIND ribadisce la piena efficacia dell’autonomia di INARCASSA e quindi la necessità di mantenerla e rafforzarla, anche con provvedimenti seri ed incisivi, che consentano ai suoi/nostri iscritti di recuperare redditi che, soprattutto per i nostri Giovani, costituirebbero motivo di fiducia nell’attività libero professionale intrapresa, con indubbi vantaggi per l’Economia del nostro Paese.

INARSIND opererà in ogni sede e con ogni mezzo affinché si ascoltino le sue valutazioni e se ne comprendano, senza pregiudizi, le buone ragioni.

Roma, lì 06 Febbraio 2012

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