Donne ingegnere cercansi nell'automotive (in Giappone). E in Italia? | Ingegneri.info

Donne ingegnere cercansi nell’automotive (in Giappone). E in Italia?

Ingegneri donne specializzate in aerodinamica, meccanica o elettronica: quante donne lavorano nel settore automobilistico? Un'instantanea della situazione a livello globale e qualche caso di successo qui in Italia

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In Giappone cercansi ingegneri donne con il pallino dei motori. Le case automobilistiche nipponiche si contendono profili femminili da inserire in team. A rivelarlo è Bloomberg che spiega come l’invecchiamento della forza lavoro giapponese e la minor propensione dei laureati a scegliere aziende come Toyota o Honda, abbiano spinto i datori di lavoro a puntare su talenti nuovi e spesso sottovalutati: quelli femminili.

Nuove opportunità per le donne laureate in ingegneria ma ancora poche candidate

Dalla catena di montaggio ai team di progettazione, l’industria automobilistica del Sol Levante sta cambiando le proprie politiche di recruitment e potrebbe rappresentare un’occasione interessante per le laureate in ingegneria di tutto il mondo. Se la domanda non manca, ad essere carente però è l’offerta. Gli ingegneri donne specializzate in motoristica sono figure rare anche a livello internazionale. Nonostante l’evoluzione di ruolo dei sessi, il mercato continua infatti ad essere prevalentemente maschile. Basta pensare che, come spiega Bloomberg, tra i gli oltre 9 mila manager di Toyota solo il 2% è donna e in Nissan arrivano appena al 10%. E non va meglio in Europa o negli States, dove le laureate che possono aspirare a questi ruoli non superano il 25% del totale.

Non stupisce quindi che lo stesso Sergio Marchionne, ceo di Fiat Chrysler Automobiles, abbia ricordato pochi mesi fa che tra i suoi papabili successori ci sono solo uomini. Nel nostro Paese la situazione dell’ingegneria al femminile è paragonabile a quella europea. Le criticità sono due e sono legate ai numeri. Nonostante ci sia un aumento delle laureate in materie scientifiche abbiamo ancora poche laureate in ingegneria: nel 2015 secondo il Centro Studi Cni (leggi il nostro articolo in cui riportiamo i dati del CNI) erano il 30% del totale (meglio di Francia, Regno Unito e Scandinavia). Il secondo problema è legato all’indirizzo di studi: ci sono poche specialiste del comparto meccanico o elettrico, sono meno del 10%.

Donne ingegnere e industria automobilistica: la situazione italiana e i casi di successo

Qualche caso di successo però inizia a vedersi anche da noi. Come dimostra la storia di Benedetta Porfiri, ingegnere junior in Dallara, storica azienda emiliana costruttrice di automobili da competizione. Un’impresa fondata nel 1972 a Varano de’ Melegari dall’ingegner Gian Paolo Dallara, che oggi dà spazio ai giovani talenti senza guardare alle differenze di genere. Benedetta, in particolare, dopo la laurea in ingegneria meccanica all’Università Politecnica delle Marche e uno stage negli States, si è specializzata in aerodinamica del veicolo grazie al Master della MotorSport Academy. Oggi si occupa di progettazione e ricorda come particolarmente utili i test effettuati sul campo alla Galleria del Vento. «La mia determinazione, è quello che mi spinge ad andare avanti – dice in video – e mi aiuta svolgere il lavoro che amo. E poi ci sono sempre più donne che stanno sviluppando una passione per le macchine e per l’ingegneria». Tra queste vale la pena ricordare un trio che in Ferrari sta facendo meraviglie. Dalla specialista dei materiali Elena Darecchio, ingegnere per la Formula1, a Federica Cimarosti, ingegnere aerodinamico, passando per Alessandra Cenicola, coordinatrice del programma telaio. Poche quindi ma buone. E la speranza è che quelle che oggi sono mosche bianche diventino domani gocce nel mare.

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