Ingegneri e Architetti: il 15% sovrastima la pensione futura | Ingegneri.info

Ingegneri e Architetti: il 15% sovrastima la pensione futura

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Ingegneri e Architetti: il 15%
sovrastima la pensione futura

Così titola Inarcassa il comunicato del 26 novembre che documenta l’indagine svolta su un campione rappresentativo di 1.195 ingegneri e architetti liberi professionisti iscritti, intervistati sulla base di un questionario predisposto dal proprio Ufficio studi e ricerche in collaborazione con il Centro interuniversitario di studi in economia e finanza (CSEF) legato all’Università di Napoli “Federico II” e coordinato dal prof. Tullio Jappelli. Le interviste sono state condotte dalla IPSOS con il sistema CAPI “faccia a faccia”. Dei risultati dell’indagine Inarcassa, la prima di questo tipo mai svolta in Italia su una categoria di liberi professionisti, viene qui di seguito riportato fedelmente il comunicato.

“I giovani professionisti e quelli con redditi meno elevati hanno un grado di conoscenza più basso della media della pensione che riceveranno. E questo potrebbe portarli a sovrastimare la pensione futura, e a non impegnarsi per tempo a risparmiare in vista del pensionamento, in modo da evitare un tenore di vita inadeguato rispetto a quello precedente. Sono questi alcuni dei risultati di un’indagine svolta da Inarcassa, la Cassa di assistenza e previdenza degli ingegneri e degli architetti, in collaborazione con il Csef (Centro di ricerca costituito dalle università di Salerno, Milano Bocconi e Federico II di Napoli). L’indagine, la prima svolta in Italia su una categoria di professionisti sull’accesso alla professione, la previdenza e l’assistenza, è stata presentata ieri nel corso del convegno “Il welfare in una società che cambia”, organizzato da Inarcassa per celebrare il Cinquantenario dalla fondazione dell’ente.
La ricerca conferma il fatto che informazione sulla previdenza e adeguatezza del risparmio sono temi complementari, e permette di stabilire se i liberi professionisti iscritti a Inarcassa conoscono la pensione a cui avranno diritto, e stanno risparmiando in modo adeguato in vista del pensionamento.
Gli enti previdenziali, infatti, possono svolgere un’importante funzione presso gli assicurati, aumentandone il grado di consapevolezza. Una funzione cruciale, dal momento che chi non risparmia abbastanza corre un concreto rischio di povertà dopo l’uscita dal mercato del lavoro. Più elevata è la qualità dell’informazione che gli enti sono in grado di trasmettere agli assicurati, quindi, minore è il rischio che il risparmio dell’assicurato sia inadeguato a mantenere stabile lo standard di vita dopo l’uscita dal mercato del lavoro.
Il tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra pensione iniziale e ultimo reddito, ad esempio, può non sempre essere facile da prevedere per un lavoratore, visto che dovrebbe essere in grado di valutare la sua evoluzione di carriera futura e conoscere le regole di calcolo e di accesso alla pensione.
I risultati dell’analisi suggeriscono che gli ingegneri e gli architetti hanno una discreta conoscenza delle regole di calcolo e di accesso alla pensione. Dalle risposte al questionario emerge anche, però, che il grado di conoscenza è minore tra i giovani (solo l’8% tra gli under 30 risponde correttamente a tutte le domande, contro il 25% degli over50), e tra i professionisti con reddito meno elevato (il 52% degli iscritti con ricchezza fino a 100 mila euro non risponde correttamente a nessuna domanda o risponde correttamente a una sola).
Per quanto riguarda il tasso di sostituzione, gli iscritti si aspettano dalla pensione una copertura di circa il 60% dell’ultimo reddito, e dunque mediamente l’aspettativa è abbastanza realistica. C’è però una certa percentuale di professionisti (15%), che sovrastima questo tasso di oltre il 20%, mentre per un altro 9% circa il grado di incertezza è comunque “elevato”.
A commettere gli errori maggiori (tasso atteso superiore del 20% rispetto a quello effettivo) sono più gli uomini che le donne, più gli ingegneri che gli architetti, e soprattutto i giovani (oltre il 50% degli under 40). E la svista potrebbe costare cara al futuro pensionato: il confronto tra “ricchezza teorica”, cioè quella di cui un individuo dovrebbe disporre per non dover ridurre il consumo dopo il pensionamento, e ricchezza effettiva, suggerisce infatti che il 33% degli iscritti non sta risparmiando adeguatamente, e in alcuni casi potrebbe essere costretto a ridurre il proprio tenore di vita dopo il pensionamento.

PROFESSIONISTI E RISPARMIO PREVIDENZIALE. Per molti anni, il sistema pensionistico è stato molto generoso e caratterizzato da elevati tassi di sostituzione, ma la situazione per le generazioni più giovani, investite dalla riforma degli anni ’90, è molto diversa: i giovani, che fronteggiano riduzioni drastiche dei tassi di sostituzione, dovrebbero sentire il bisogno di maggiore tutela sotto forma di previdenza integrativa o prolungamento della vita lavorativa. E nel primo caso, quello della previdenza integrativa, l’informazione gioca un ruolo chiave.
I giovani potrebbero, infatti, non avere o non utilizzare tutte le informazioni necessarie per pianificare il futuro, come ad esempio il livello delle prestazioni pensionistiche alle quali avranno diritto.
Le riforme degli anni ’90 hanno posto le premesse per lo sviluppo della previdenza complementare, che gode di vantaggi fiscali, ma la sua diffusione è nel complesso ancora modesta, anche tra le categorie che più dovrebbero esprimere una domanda di assicurazione contro il “rischio di longevità”, come i professionisti.
Secondo l’indagine gli ingegneri e gli architetti hanno una propensione all’acquisto di forme di previdenza complementare superiore alla media nazionale, ma ci sono spazi per una sua ulteriore diffusione.
La domanda di tali prodotti è maggiore al Nord (di 10 punti per l’assicurazione vita, 6 per la previdenza integrativa) e da parte dei maschi, ed è fortemente correlata al reddito e alla ricchezza.
Esiste un potenziale mercato per ulteriori polizze sanitarie o nuove polizze di previdenza complementare costituite da Inarcassa per i propri iscritti: oltre il 50% degli iscritti sarebbe interessato all’acquisto, in particolare per quanto riguarda prodotti competitivi, in termini di costi, rispetto a quelli presenti a oggi sul mercato. Il potenziale mercato è ancora ampio soprattutto tra i giovani, le fasce di reddito medie e quelle di ricchezza medie e medio-alte.

LA RICCHEZZA E LE SCELTE DI PORTAFOGLIO. Le attività finanziarie costituiscono una piccola parte della ricchezza totale: 10% per gli architetti e 15% per gli ingegneri. Al contrario, la quota degli immobili è preponderante: il valore della prima casa rappresenta oltre il 50% per entrambe le categorie, e aggiungendo anche gli altri immobili posseduti, la quota della ricchezza immobiliare sul totale è pari all’82% per gli architetti e al 77% per gli ingegneri. Anche a confronto con i liberi professionisti in genere e le famiglie italiane, gli architetti e ingegneri si distinguono per l’elevato investimento immobiliare, probabilmente legato anche alla loro attività professionale.
Lo stesso vale per gli investimenti mobiliari: i nostri iscritti posseggono strumenti di risparmio gestito e azioni quotate in misura superiore a quanto accade per le famiglie italiane, ma in generale la quota di ricchezza destinata al mercato azionario è contenuta (10% circa).
In proposito, si evidenzia una correlazione inversa tra quota di investimento azionario e quota di ricchezza destinata sia allo studio professionale che agli immobili: l’esposizione ai rischi derivanti dalle attività reali sembra spiazzare l’investimento azionario.”

Scarica il documento sul “Bilancio di Previsione 2009” presentato dal Comitato Nazionale dei Delegati Roma in occasione del 50° di Inarcassa.

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