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Ingegneri: la concorrenza degli atenei sulle gare di progettazione è inaccettabile

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Una determina dell’autorità 21 ottobre 2010 consente agli atenei italiani di partecipare alle gare per l’affidamento di progettazione. Questo ha provocato l’indignazione del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni). A tal proposito si è espresso il presidente Rolando: “In una situazione di grave crisi economica che colpisce pesantemente anche il mondo delle professioni, è inaccettabile che un settore composto da migliaia di professionisti, fra ingegneri, architetti, geometri, geologi, periti, debba fare i conti con la concorrenza delle università, che devono invece accentrare tutti i loro sforzi verso la formazione”. E prosegue: “I ruoli dell’università sono la didattica e la ricerca, certamente non l’attività professionale che deve rimanere competenza di chi da sempre fornisce un servizio altamente qualificato all’intero Paese”.

“Ritengo – sottolinea Rolando – che aberrazioni come quella oggetto di questa nota e il lento ma progressivo decadimento del livello formativo italiano che, nonostante tutto, è ancora fortunatamente fra i migliori in Europa, siano dovuti principalmente al sistema economico legato al finanziamento delle università proporzionale al numero dei laureati e inversamente proporzionale ai tempi necessari per laurearsi. L’università deve possedere – conclude – fondi necessari per garantire la miglior formazione possibile, senza entrare in conflitto col mondo professionale e senza distogliere il proprio impegno alla fondamentale attività didattica”.

Secondo il presidente la determina rappresenterebbe “un caso evidente di concorrenza sleale, dato che i liberi professionisti per esercitare il loro lavoro devono necessariamente sostenere ingenti costi” soprattutto perché per gli iscritti agli Ordini il lavoro professionale è “l’unica fonte di sostentamento”.

Il ruolo dell’università non è quindi assolutamente da confondere con l’esperienza e l’attività professionale. L’attività delle università in tutti i campi professionali dell’ingegneria si deve limitare alle consulenze di alto livello, senza minimamente interessare l’ambito professionale sia di progettazione che di direzione lavori e tantomeno di collaudo. “Solo in questo modo – prosegue Rolando – si potrà uscire dalla crisi mantenendo un altissimo livello l’ingegneria italiana”.

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