Ingegneria Edile–Architettura chiude a Bari: parla il Rettore, Eugenio Di Sciascio | Ingegneri.info

Ingegneria Edile–Architettura chiude a Bari: parla il Rettore, Eugenio Di Sciascio

Abbiamo intervistato il Rettore del Politecnico di Bari, Eugenio Di Sciacio, a proposito della decisione di chiudere il corso a ciclo unico di Ingegneria Edile - Architettura

Di Sciascio in aula magna
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Sta diventando un caso nazionale la chiusura del Corso di Laurea del Politecnico di Bari in Ingegneria Edile – Architettura. La decisione del Senato accademico dell’ateneo barese di porre fine al corso a ciclo unico istituito nel 2004 ha generato opinioni contrastanti a più livelli. I rappresentanti degli ordini degli ingegneri locali hanno espresso grosse perplessità sulla decisione, annunciando azioni che dovrebbero anche coinvolgere il Consiglio nazionale. Su un altro fronte, un gruppo di studenti ha fatto partire una petizione online che ha già raggiunto le 3.500 firme.

Abbiamo intervistato a proposito il Rettore del Politecnico di Bari, prof. Ing. Eugenio Di Sciascio.

Nei giorni scorsi il Politecnico di Bari ha preso la decisione di porre fine al corso di Laurea in Ingegneria Edile – Architettura. Può in primo luogo spiegare le ragioni che hanno portato a questa decisione?
Il Politecnico, come tutte le università, in particolare del sud, deve affrontare la necessità di ottimizzare la offerta formativa in relazione al dettato normativo, a un progressivo ridursi del numero di docenti e alla domanda di formazione. L’obiettivo è mantenere una elevata qualità della formazione anche in questo tempo. Lo dobbiamo alle famiglie e agli studenti che ci scelgono: Non casualmente siamo la seconda università per crescita percentuale di immatricolati quest’anno.

Alcune voci nell’opinione pubblica non hanno accolto bene questa decisione.
Le questioni sono diverse e toccano vari aspetti. In primis, c’è il mondo ordinistico, che lamenta una decisione “controtendenza” contro la pressione che da anni fanno – gli ordini e il Consiglio nazionale – per un ‘ritorno’ calmierato al ciclo unico.

Sinceramente mi pare che il malessere appartenga ad una minoranza, anche in ambito ordinistico, forse piuttosto rumorosa. La mia esperienza, dettata dai numeri, è che i corsi tre+due conseguono ottimi risultatati in termini di apprezzamento professionale e assunzionale.

C’è poi chi solleva una questione territoriale. La comunità degli studenti, in particolare, ha sollevato la questione del perdere un polo di centralità per il Sud, dove esercitare la professione è già un fatto complesso.
Il numero di immatricolati a questo corso è sceso drasticamente, peraltro in linea con una tendenza che, purtroppo, è nazionale e dettato evidentemente dalla crisi di lungo periodo in cui il settore dell’edilizia pura e che non si può ignorare. Il numero totale di immatricolati è quest’anno di 46 a fronte di 100 posti disponibili. Nella maggior parte dei corsi di ingegneria e anche di architettura c’è la completa copertura dei posti disponibili, anzi si verifica una serrata competizione in molti casi per accaparrarsi i posti disponibili.

Prevede che la chiusura del corso di Ingegneria Edile – Architettura possa essere ‘controbilanciata’ da altre azioni? E la decisione è in qualche modo connessa alla natura ‘ibrida’ del corso ‘troppo vicina’ a quello di Architettura, sempre dello stesso Poliba?
Ovviamente puntiamo ad aggiornare la offerta formativa per renderla sempre più aggiornata e spendibile nel mondo del lavoro. Restano pienamente attivi i corsi di Architettura e di ingegneria edile.

Un recente rapporto del Centro Studi Cni parla di costante aumento dei laureati in ingegneria, ma a due velocità: per una crescita costante dell’ambito meccanico, informatico e gestionale, l’ambito civile-edile, in particolare, sembra risentire dei numeri dovuti alla crisi delle costruzioni. In questo contesto come si pone la decisione del Poliba e qual è la sua opinione.
I numeri sono incontrovertibili e rappresentano una tendenza, purtroppo, nazionale, determinata dalla crisi già richiamata. Come Politecnico abbiamo quindi il dovere di fare scelte strategiche volte ad offrire qualità ai nostri studenti e ambiti in cui potersi efficacemente inserire nel mondo del lavoro. Non è il tempo dell’innamoramento del Proprio orticello. È il tempo delle scelte e del coraggio, non delle attese e degli indugi.

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