Ingegneria edile e architettura chiude a Bari: la protesta degli Ordini provinciali | Ingegneri.info

Ingegneria edile e architettura chiude a Bari: la protesta degli Ordini provinciali

Angelo Domenico Perrini, presidente dell'Ordine ingegneri di Bari, interviene sul 'caso' della chiusura di Ingegneria edile e Architettura a Bari: "Noi non coinvolti né informati, attiveremo il Consiglio nazionale"

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Si continua a discutere della chiusura del corso di laurea in Ingegneria Edile-Architettura presso il Politecnico di Bari. Nei giorni scorsi abbiamo raccolto il parere del Rettore del Politecnico, che ha illustrato le ragioni della scelta. Tra le voci che si oppongono, anche gli ordini degli ingegneri provinciali, che hanno annunciato prontamente di voler portare la questione all’attenzione del Consiglio nazionale. Abbiamo intervistato a tal proposito l’ing. Angelo Domenicoo Perrini, Presidente dell’Ordine degli ingegneri di Bari.

Gli Ordini provinciali hanno lamentato, in prima istanza, di non essere stati coinvolti nella decisione del Politecnico di Bari.
Non siamo stati coinvolti né informati della decisione che il Politecnico stava per prendere, né prima della riunione del Senato accademico né prima del CdA.

Per spiegare meglio a chi non è ‘tecnico’ del mondo accademico, è normale che non ci sia stata alcuna comunicazione da parte del mondo universitario verso gli ordini?
Quello di Bari fu uno dei primi corsi di Ingegneria Edile-Architettura a essere istituito in Italia, dopo Pavia, L’Aquila e Roma La Sapienza (escludendo Salerno, dove era ed è rimasta a titolo sperimentale).
Non esistono norme scritte che prescrivano un dialogo tra il mondo accademico e quello degli ordini professionali. Sarebbe stato tuttavia quanto meno opportuno che gli ordini provinciali avessero espresso un loro parere su di una decisione così importante, come peraltro avviene in altre sedi universitarie nel momento in cui vengono soppressi o istituiti corsi di laurea. E’ opportuno ricordare, infatti, che fu anche l’Ordine degli Ingegneri a sollecitare, nel 2003-2004, l’istituzione di questo corso di laurea.

Che ne pensa del fatto che la non sostenibilità dei corsi sia stata indicata come ragione principale per la chiusura del corso?
Guardi, al di là delle questioni economiche, bisogna considerare un aspetto molto importante: una decisione come questa non è in linea con il tema della preparazione dei professionisti, va anzi nella direzione opposta. La laurea in Ingegneria edile – architettura era l’unico titolo riconosciuto a livello europeo nella sua tipologia, e consentiva ai nostri laureati di operare anche in ambito comunitario. Bisogna tener presente che la figura dell’ingegnere edile, a differenza della figura di architetto, non è riconosciuta dalle direttive comunitarie. I laureati in Ingegneria Edile-Architettura inoltre potevano abilitarsi alla professione di architetto.

Dal punto di vista degli ordini, qual è il giudizio su questo corso di laurea maturato in oltre dieci anni di attività?
Gli ordini professionali, come si sa, sono stati sempre contrari alla istituzione del ciclo 3+2. Noi abbiamo sempre auspicato la realizzazione del ciclo unico e abbiamo anche partecipato ad una serie di riunioni con il politecnico di Torino ed il politecnico di Milano per fare in modo che ci fosse la possibilità, almeno a livello sperimentale, di istituire anche per le altre specializzazioni un ciclo unico parallelo a quello del ciclo triennale. Proprio in virtù di questa formula ancora a ciclo unico, il corso di Bari era per noi uno di quelli che ‘sfornava’ i laureati migliori. Ne è testimonianza il fatto che i colleghi rappresentanti degli Ordini, chiamati a far parte delle commissioni di esami di abilitazione, erano concordi nell’affermare che i laureati provenienti dal corso a ciclo unico di Ingegneria Edile – Architettura emergevano rispetto agli altri provenienti dai corsi articolati sul 3+2.

E del resto anche il Consiglio nazionale si è espresso spesso negli ultimi tempi sull’ipotesi di tornare a dei cicli quinquennali anche per altri corsi. Ma analizzando la questione dal punto di vista occupazionale, come legge questa decisione? Le ultime analisi parlano di incremento costante dei laureati, a fronte di un mercato che comunque è in crisi, specie nell’edilizia.
E’ chiaro che il Politecnico di Bari giustifica la chiusura sulla base del numero degli iscritti che, secondo quanto riferito dalla stampa, era in calo. Questa dinamica riguarda però tutti i laureati in ingegneria, in particolare quelli legati al settore edile, in evidente crisi. Ciò tuttavia non significa dover eliminare i prodotti migliori: indubbiamente quel Corso di laurea era un elemento cardine, il termine di paragone da portare all’attenzione del Consiglio nazionale degli ingegneri, per auspicare il ritorno al ciclo unico.

La chiusura del corso scatena anche un problema territoriale?
Tenga conto che ingegneria edile-architettura serviva un bacino esteso alla Basilicata, alla Calabria, al Molise e a tutti coloro che avevano difficoltà a raggiungere le altre aree. Il bacino non è certamente soltanto riferito alla Puglia, di per sé già importante per numero di utenti.

Cosa faranno adesso gli Ordini?

E’ necessario e doveroso un incontro con gli altri Ordini pugliesi per riflettere sul tema e ricercare possibili iniziative volte al ripristino del corso di laurea. E’ già indetta una riunione della Consulta Regionale degli Ingegneri finalizzata a riflettere sulle azioni da intraprendere per coinvolgere delle categorie nell’interesse delle quali i laureati svolgono la loro attività professionale, la politica regionale e nob solo e la società civile.
Bisogna però considerare che la decisione finale spetterà al Senato accademico e al Consiglio di facoltà. Nel frattempo abbiamo anche coinvolto il Consiglio Nazionale Ingegneri: personalmente ho parlato con il presidente Zambrano, il quale è rimasto assolutamente sorpreso e meravigliato della decisione assunta dal Politecnico di Bari ed ha assicurato il suo impegno interessando anche il prof. Vito Cardone, presidente del Quacing già Presidente della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Ingegneria Italiane.

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