Ingenio al femminile 2017, intervista a Elena Stoppioni | Ingegneri.info

Ingenio al femminile 2017, intervista a Elena Stoppioni

Ingegnere e presidente della Federazione Cdo Edilizia della ‎Compagnia delle Opere, tra le premiate di Ingenio al femminile 2017 a Roma

Elena Stoppioni, Presidente Federazione Cdo Edilizia della ‎Compagnia delle Opere
Elena Stoppioni, Presidente Federazione Cdo Edilizia della ‎Compagnia delle Opere
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Fiorentina, mamma e ingegnere. Elena Stoppioni, 40 anni, esperta di acustica edilizia, sostenibilità ambientale e reti d’impresa e Presidente Federazione Cdo Edilizia della ‎Compagnia delle Opere, è tra le professioniste che saranno premiate il 12 ottobre nell’Aula Magna dell’Università Roma Tre durante Ingenio al femminile, l’evento promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in collaborazione con Agorà. Donne e lavoro, donne e impegno, donne e cambiamento, donne e visione, donne e futuro ma anche donne e digitalizzazione del mondo delle professioni. Esperienze, passioni e visioni che possono migliorare la qualità del lavoro, non solo alle altre donne ma soprattutto agli uomini saranno al centro della giornata di lavori di Ingenio al femminile. Ma vediamo cosa significa avere una visione di genere nella professione ingegneristica con Elena Stoppioni.

Cos’è Ingenio al femminile?
“Si tratta di una bellissima manifestazione nata da una geniale intuizione di Ania Lopez del Consiglio nazionale degli ingegneri che ha messo a tema il cambiamento sociale e di come superare il pregiudizio verso l’universo donna al lavoro, guardando storie positive. Racconta delle donne che seguendo le proprie passioni sono riuscite a lasciare un segno nella società e senza timore affrontiamo gli aspetti umani e gli aspetti tecnici, arricchendo le persone che partecipano di storie e testimonianze positive”.

Una donna che esercita la sua professione va chiamata ingegnera?
“No, secondo me ingegnere va benissimo, non bisogna fare distinzioni, c’è il professionista che vale e quello che non vale, a prescindere che sia un uomo o una donna”.

Cosa è cambiato nell’essere ingegnere oggi dal suo punto di vista?
“Bisogna fare distinzione tra la generazioni, ci sono i 40enni come me che hanno avuto studi facili, i millennials che sono nati in una società completamente trasformata e sono vitali e pronti ad accettare nuove sfide e poi c’è la generazione dei nostri genitori, che si sono dovuti sudare tutto ma che hanno avuto l’opportunità di vivere in un periodo storico di ricostruzione dell’Italia dopo la II Guerra Mondiale, perché tutto quello che toccavano quasi si poteva trasformare in oro. La mia è la generazione di mezzo: dobbiamo capire la nostra identità e cercare di far valere le nostre competenze. Per una donna tutto questo si complica perché la donna è generativa. Ma secondo me questa difficoltà può diventare un valore”.

Qual è la difficoltà maggiore che si trova ad affrontare una donna ingegnere?
“Ci si trova in un ambito fortemente maschile, ed è un dato di fatto. Non è semplice arrivare sul cantiere e doversi interfacciare con gli operai che montano un materassino anticalpestio per l’acustica e lì bisogna vincere una sorta di pregiudizio. Ma è presto vinto se si è sè stesse, si dimostrano le proprie competenze e il non avere problemi a rompersi un unghia o altro. Poi c’è tutta l’ampia discussione sul tema delle quote rosa: io penso che in un consiglio d’amministrazione o in un’organizzazione complessa, bisognerebbe mettere delle quote autostima. Se una persona, un professionista, un imprenditore, un ingegnere stima sè e stima la propria esperienza, questa diventa occasione di sviluppo e di positività per l’intero contesto lavorativo. Più che imporre la presenza femminile bisogna valorizzare le esperienze”.

C’è un punto di forza nell’essere ingegnere donna oggi?
“Ne abbiamo più di uno: io porto la mia esperienza e sicuramente essere madre è una grande fucina di competenze. Io ho tre figli piccoli che mi hanno garantito delle soft skills che nessuna scuola ti insegna. Con i bambini impari a gestire le emergenze, a diventare mediatore sul lungo periodo e non solo nella soluzione immediata delle criticità. Questo sono cose che ti rimangono addosso e che ti porti nel lavoro. Anche mantenere una certa femminilità nell’essere ingegnere porta i suoi vantaggi. Quando una donna riesce ad essere femminile e solare è sicuramente anche empatica nell’ambiente di lavoro che la circonda e questo facilita le relazioni. Mi piace citare il presidente della Compagnia delle Opere Bernhard Scholz, lui dice sempre che bisogna passare sempre dalla reazione alla relazione. L’empatia e la relazione con gli altri sono i due elementi che mi aiutano di più nel lavoro e nella vita”.

Ma ci sono degli ambiti nei quali un ingegnere donna non riesce ad entrare?
“Ad oggi i salari in Italia, anche nella professione ingegneristica, sono più bassi per le donne. C’è da iniziare a percorrere un cambio di mentalità che butti giù un po’ di muri e di pregiudizi. Non ci sono ambiti in cui una donna non possa competere con un uomo, lo ha dimostrato Samantha Cristoforetti andando nello Spazio o le tantissime donne impegnate nello sport e che superano il proprio limite ogni giorno. La nicchia più difficile da sconfiggere è il pregiudizio. Oggi una donna lavora per percorrere la sua strada, non per fare altro”.

Alle ragazze che scelgono di intraprendere gli studi ingegneristici e poi la professione ingegneristica che consiglio sente di dare?
“Bisogna seguire la propria passione e bisogna cercarsi in tutti gli ambiti che si vivono senza paura. Non c’è aspetto della vita e della professione che in realtà poi non faccia scoprire un pezzo della propria essenza e delle proprie capacità. Bisogna provarsi in azione e senza timore, è forse l’esperienza più entusiasmante della vita. Qualunque cosa si faccia è assolutamente generativa nel momento in cui ci permette di scoprire la propria essenza”.

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