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Jobs Act autonomi: le richieste accolte a tutela dei tecnici

Il Cni chiarisce quali sono le richieste poste come Rete delle professioni tecniche e accolte all'interno del testo definitivo del Ddl lavoro autonomo, detto Jobs Act degli autonomi, in fase finale di iter legislativo

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Il Consiglio nazionale ingegneri fa il punto sulle novità inerenti al disegno di legge sugli autonomi, comunemente chiamato “Jobs act degli autonomi“, e in particolare sulle caratteristiche normative che derivano in larga parte anche dal lavoro portato avanti dalla Rete delle professioni tecniche.

Come è noto, con l’approvazione in via definitiva del Senato, è terminato l’iter legislativo del provvedimento recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. 

Le proposte della Rpt accolte nel provvedimento finale sono:

– una modifica che estende la tutela nei rapporti di lavoro già riconosciuta alle imprese, anche ai lavoratori autonomi, non solamente – come previsto dal testo licenziato dal Consiglio dei Ministri – nei rapporti tra privati, ma anche in quelli che i lavoratori autonomi intrattengono con le amministrazioni pubbliche;

– l’inserimento nel testo una delega al Governo che punta a “semplificare l’attività delle amministrazioni pubbliche e di ridurne i tempi di produzione” per mezzo dell’individuazione degli atti delle pubbliche amministrazioni che possono essere rimessi anche alle professioni ordinistiche in relazione al carattere di terzietà di queste;

– una ulteriore disposizione che prevede la delega in materia di sicurezza e protezione sociale delle professioni ordinistiche. La modifica inserisce nel testo una delega che punta a “rafforzare le prestazioni di sicurezza e di protezione sociale dei professionisti iscritti agli ordini”;

– la determinazione che le somme ricevute da un lavoratore autonomo come rimborso per spese alberghiere, per alimenti e bevande non creano reddito. La modifica in sostanze fa sì che le somme ricevute non siano computate nel reddito di lavoro autonomo;

i centri per l’impiego si dotano, in ogni sede aperta al pubblico, di uno sportello dedicato al lavoro autonomo. Lo sportello – chiarisce l’emendamento – può essere aperto anche stipulando convenzioni non onerose con gli ordini e i collegi professionali e le associazioni. Lo sportello dedicato raccoglie le domande e le offerte di lavoro autonomo, fornisce le relative informazioni ai professionisti ed alle imprese che ne facciano richiesta, fornisce informazioni relative alle procedure per l’avvio di attività autonome e per le eventuali trasformazioni e per l’accesso a commesse ed appalti pubblici, nonchè relative alle opportunità di credito e alle agevolazioni pubbliche nazionali e locali;

– al fine di consentire la partecipazione ai bandi e concorrere all’assegnazione di incarichi e appalti privati consentiti, è riconosciuta ai soggetti che svolgono attività professionale, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, la possibilità di costituire reti di esercenti la professionale e consentire agli stessi di partecipare alle reti di imprese (reti miste) con accesso alle relative provvidenze in materia; di costituire consorzi stabili professionali; di costituire associazioni temporanee professionali.

La fase successiva dell’esame del provvedimento ha visto inoltre l’introduzione di una disposizione che istituisce un Tavolo tecnico di confronto permanente sul lavoro autonomo, presso il Ministero del Lavoro, con il compito di formulare proposte e indirizzi operativi in materia di politiche del lavoro autonomo. Fra i soggetti che dovranno comporre il citato tavolo, non sono state inserite le rappresentanze delle professioni ordinistiche, e per questo motivo il Cni ha indirizzato formali lettere di protesta ai presidente delle Commissioni parlamentari; la mancanza è stata inoltre portata all’attenzione del Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in occasione dell’incontro tenutosi lo scorso 3 maggio.

Quest’ultimo si è impegnato ad includere le rappresentanze nazionali delle professioni ordinistiche fra i componenti del tavolo col provvedimento ministeriale che ne formalizzerà l’istituzione.

Si provvederà dunque a seguire lo sviluppo delle deleghe al Governo previste dal provvedimento in oggetto, continuando a promuovere presso le Istituzioni l’introduzione di un equo compenso per i professionisti, misura solo esaminata ma non introdotta, senza la quale il c.d. Jobs Act del lavoro autonomo resta un provvedimento soddisfacente, ma gravemente incompleto.

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