La gestione dell’emergenza oltre il volontariato: la lettera di Rete Ipe | Ingegneri.info

La gestione dell’emergenza oltre il volontariato: la lettera di Rete Ipe

La lettera integrale pubblicata da Rete ingegneri Ipe a margine del Congresso nazionale ingegneri: “il volontariato non può e non deve sostituirsi al lavoro ma al massimo coadiuvarlo”

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Nei giorni scorsi si è concluso il 62° Congresso nazionale dell’Ordine degli ingegneri. Il rischio sismico e la gestione dell’emergenza, come era facile prevedere, sono stati al centro del dibattito (per leggere il bilancio del Congresso, rimandiamo a questo articolo).
La gestione dell’emergenza tuttavia è stato un tema caldo degli scorsi mesi tra gli ingegneri italiani, in particolare tra quelli che hanno partecipato come volontari alle attività di rilievo di agibilità degli edifici nei territori colpiti (ne abbiamo dato documentazione qui).
A margine del congresso, la Rete Ingegneri Ipe, la rete di volontari attorno a cui si sono radunate le operazioni di rilievo, sotto la guida di Cni e Ipe, ha inviato una lettera di commento che torna sul punto delle difficoltà affrontate e invita a riflettere sul fatto che “il volontariato non può e non deve sostituirsi al lavoro ma al massimo coadiuvarlo”. La riportiamo qui integralmente.

Il 30 Giugno 2017 si è concluso il 62° Congresso degli Ingegneri Italiani.
Tra tutti i temi discussi non poteva mancare la Gestione delle Emergenze.
Noi della RETE INGEGNERI IPE, sotto la guida di IPE.-C.N.I. siamo stati tra i protagonisti delle Gestione dell’emergenza Sisma Centro Italia 2016.

Abbiamo ignorato condizioni meteo avverse, operato con la neve, la pioggia, il freddo, fronteggiato le tantissime carenze degli organismi locali, percorso migliaia di chilometri per ciascun turno raggiungendo località isolate.
Abbiamo rischiato ogni volta che entravamo nei fabbricati danneggiati, siamo stati esposti a nuovi eventi sismici che potevano trasformare in trappole mortali i luoghi su cui operavano.
Per le nostre “missioni” non abbiamo percepito alcun compenso, anzi abbiamo anticipato le spese rendendo disponibili i nostri beni strumentali (consapevoli di questo).

Siamo professionisti specializzati e rispondiamo ad un codice deontologico alla pari dei medici, ma i nostri pazienti sono gli edifici danneggiati: il nostro scopo è salvaguardare la vita degli abitanti e lo facciamo perché è il nostro lavoro, la nostra passione, la nostra missione nella società.
Il nostro spirito di sacrificio ci ha indotto a partecipare a questa emergenza con un unico obbiettivo: aiutare le popolazioni colpite dal sisma.
Nelle condizioni di emergenza abbiamo tutti dato il massimo, certamente molto più di quanto si possa chiedere ordinariamente ad un volontario; qualcuno dice che avremmo potuto dare di più, purtroppo il motore del volontariato è nelle motivazioni che un sistema sa offrire.

La partecipazione di noi Ingegneri, anche se massiccia, considerato l’evento straordinario non del tutto sufficiente a supportare le necessità emerse; ciò deve rinviare ad un’analisi critica del sistema senza in nessun caso alludere ad una presunta carenza di sensibilità o ad un sospetto impegno parziale di chi ha profuso, invece, tutte le energie disponibili per offrire il massimo supporto alla popolazione.
In questa emergenza abbiamo individuato, documentato ed illustrato alcune criticità che, a nostro avviso, hanno impedito una maggiore mobilitazione e miglior utilizzo dei tecnici, alcune le abbiamo presentate in un’assemblea a Rieti nel febbraio di questo anno, ci auguriamo possano essere servite a chi ha le responsabilità decisionali.
Peraltro la nostra attività sul campo è ritenuta “non ordinaria” dalle assicurazioni professionali e quindi c’è anche l’incertezza che le polizze non coprano la responsabilità civile dei singoli agibilitatori per attività di gestione tecnica, censimento danni e agibilità delle costruzioni svolte durante il periodo di emergenza.
Siamo convinti che per il futuro non potrà esistere il “volontariato tecnico”, o almeno gestito in modo diverso da quello ordinario, non ci si può chiedere di mettere a disposizione la nostra professionalità senza alcuna tutela.

Il volontariato si fa nell’emergenza e quando sono in pericolo le vite umane, tutto il resto è straordinaria amministrazione e come tale deve essere considerata, pagando il giusto compenso a tutti coloro che prestano la loro opera mettendo a rischio oltre la propria vita, anche la propria professione.
Pertanto siamo fermamente convinti che il volontariato non può e non deve sostituirsi al lavoro ma al massimo coadiuvarlo.
La Rete degli Ingegneri IPE, anche per il bene delle popolazioni colpite dal sisma, continuerà ad impegnarsi per il miglioramento del sistema non solo ora ma soprattutto ad emergenza finita.

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