L'abilitazione alla professione di ingegnere interessa sempre meno | Ingegneri.info

L’abilitazione alla professione di ingegnere interessa sempre meno

Nel 2015 sono stati solo 9.421 gli abilitati, una cifra tra le più basse dell'ultimo ventennio. E il disinteresse per l'esame coinvolge soprattutto i giovani laureati

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Il numero di laureati in ingegneria che ha conseguito l’abilitazione professionale attraverso l’esame di Stato è in calo, raggiungendo una cifra che è al limite del record negativo degli ultimi 18 anni, vale a dire 9.421 abilitati.

Nel 2015, infatti, la quota è del 35,5% a fronte del 38,2% rilevato nel 2014 e del 41,3% del 2013. Il rapporto spiega la tendenza al ribasso con l’orientamento a scegliere la possibilità di esercitare la libera professione, negli ultimi anni poco premiata dal mercato, solo se fortemente motivati, soprattutto da parte dei giovani ingegneri.

Questa situazione risulta inequivocabile tra i laureati di primo livello, pochi dei quali rendono in considerazione l’ipotesi di conseguire l’abilitazione professionale; ogni 100 laureati triennali, si registrano appena 2,9 abilitati.

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© Centro Studi Cni

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© Centro Studi Cni

Il rapporto del Centro Studi Cni prova a identificare le possibili concause alla base di questo disinteresse per l’abilitazione professionale. In primo luogo, la percezione di una bassa utilità che l’iscrizione all’Albo professionale può avere per gli ingegneri del settore industriale e dell’informazione non essendo previste attività riservate così come avviene per gli ingegneri del settore civile ed ambientale. Tanto è vero che l’universo degli abilitati alla sezione A è composto per ben oltre la metà (54,3%) da ingegneri del settore civile ed ambientale e solo una minima parte (appena il 10%) da ingegneri del settore dell’informazione.

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© Centro Studi Cni

Ma anche tra gli ingegneri civili ed ambientali è in crescita la componente di laureati non interessati all’abilitazione, sia a causa della crisi che negli ultimi anni ha colpito il settore delle costruzioni e delle opere pubbliche, sia per l’introduzione di obblighi di legge (formazione continua, assicurazione RC) a cui gli iscritti che svolgono la libera professione sono tenuti. Un elemento che non incide più di tanto sulla flessione degli abilitati è certamente il livello di complessità delle prove di esame, visto che il tasso di successo rilevato nel 2015 (86,8% per la sezione A, 77,7% per la sezione B) è in linea con i valori rilevati negli ultimi anni.

Il diminuito interesse verso l’abilitazione professionale rispetto al passato non riguarda solo gli ingegneri, ma coinvolge anche gli architetti e le altre figure attinenti alla facoltà di architettura (conservatore dei beni architettonici ed ambientali, paesaggista e pianificatore territoriale). Nel corso del 2015 hanno affrontato (spesso senza esito positivo) le prove dell’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di architetto 7.741 laureati: quasi la metà, così come per gli ingegneri, dei valori registrati tra il 2003 e il 2006.

Nel rapporto integrale vengono riportati anche dati interessanti sulla distribuzione geografica e per ateneo degli abilitati. Il rapporto si può scaricare a questo link.

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