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Lauree professionalizzanti, il Miur chiude la prima parte dei lavori

Elaborato un documento con una serie di indicazioni sulle quali sarà possibile esprimersi sino all’8 settembre

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Il Miur informa di aver concluso la prima parte dei lavori della Cabina di regia nazionale, avviati lo scorso febbraio, per il “coordinamento dell’offerta formativa del sistema di Istruzione Tecnica Superiore (ITS) e delle lauree professionalizzanti”.

Un’analisi approfondita che ha portato all’elaborazione di un documento condiviso “aperto ai suggerimenti migliorativi – sottolinea il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – da parte di chi è stato consultato nel corso dei lavori di questi mesi: sarà possibile esprimersi fino al prossimo 8 settembre”.

Il documento si rifà agli obiettivi individuati dalla strategia Europa 2020 per lo sviluppo dei sistemi di istruzione terziaria, risponde alla necessità di mantenere l’identità dei diversi percorsi formativi professionalizzanti, connotando da un lato gli ITS sempre più come “Scuole speciali per le tecnologie applicate” e dall’altro le lauree professionalizzanti come percorsi di studio orientati verso le professioni regolamentate.

“La Cabina di regia ha elaborato un significativo documento teso a sviluppare un modello organico di formazione terziaria professionalizzante con due ambiti distinti, ma dialoganti tra loro: gli ITS e le lauree professionalizzanti – dichiara il Sottosegretario Gabriele Toccafondi -. È ciò che occorreva: una visione sistemica dei rapporti tra Università e ITS e i relativi titoli finali. Un modello organizzativo che renda possibili i passaggi da un sistema all’altro in una logica di prosecuzione e completamento del percorso formativo nell’ambito di patti federativi. Grazie al lavoro svolto dalla Cabina di regia – prosegue Toccafondi – stiamo raggiungendo l’obiettivo di rafforzare il segmento professionalizzante di istruzione terziaria, in modo coerente con le linee strategiche dell’UE, attraverso la diversificazione dell’offerta formativa per quanto attiene la mission delle Università e degli ITS”.

In particolare, nel documento approvato si sottolinea che “Le Lauree Professionalizzanti (LP), andrebbero improntate al modello francese con corsi triennali, orientati ad un rapido ingresso nel mondo del lavoro. Il riferimento tecnico più vicino in Italia sono le lauree delle professioni sanitarie che hanno la caratteristica di essere anche abilitanti alla professione. I due modelli (ITS e LP) possono coesistere, così come avviene in Francia, dal momento che si tratta di tipologie di corso diverse per durata (una biennale e una triennale) e per di più mirate a target di utenza specifiche. La prospettiva di sviluppo dei corsi di laurea professionali trova riscontro nei primissimi risultati, seppur parziali, di una ricognizione effettuata negli Atenei a luglio 2016, da parte della CRUI, volta a monitorare esperienze di questo tipo. Sono state registrate sperimentazioni di corsi professionali in varie aree geografiche i cui esiti sono già incoraggianti”.

Ed è proprio per questi motivi che il Miur ha progettato un percorso professionalizzante del tutto specifico mediante il D.M. 12 dicembre 2016, n. 987. Il Decreto prevede:
– l’introduzione delle cosiddette “lauree sperimentali con orientamento professionale” in riscontro alle sollecitazioni delle imprese e degli ordini professionali con un forte impatto sulla richiesta delle imprese e delle professioni che chiedono laureati triennali con tirocini e capacità professionali maturate direttamente nel corso degli studi e nel mondo del lavoro nelle imprese e, di conseguenza, direttamente, spendibili nel sul mercato del lavoro.
– Si consente la sperimentazione di 1 corso di laurea ad orientamento professionale in ciascun Ateneo subordinandolo ai seguenti criteri: esistenza di convenzioni con imprese o ordini professionali; 50 – 60 CFU destinati a tirocini curriculari presso le imprese o gli ordini; requisiti di docenza come Lauree Sanitarie (5 docenti) e adeguato numero di tutor; programmazione locale degli accessi per non più di 50 studenti; verifica al termine del I ciclo degli effettivi sbocchi occupazionali (80% dei laureati occupati ad un anno dal conseguimento del titolo).

In generale, tutti i partecipanti alla Cabina di regia hanno segnalato l’esigenza di un disegno unitario, da tracciare con una visione sistemica dei rapporti tra Università e ITS e i relativi titoli finali (diplomi di istruzione e formazione tecnica superiore e lauree professionalizzanti) attraverso modelli organizzativi che rendano effettivamente percorribili i passaggi da un sistema all’altro in una logica di prosecuzione e completamento del percorso formativo. Tra le questioni considerate strategiche, in linea con gli indirizzi dell’UE per una policy di successo riferita alla formazione terziaria, i soggetti intervenuti hanno evidenziato la necessità di:
“- assumere la dimensione strategica e operativa dell’apprendimento permanente non solo per i giovani, ma anche per gli adulti occupati, valorizzando, per i giovani a partire dai 15 anni, anche i crediti acquisiti nell’alternanza scuola-lavoro e nell’apprendistato e, per gli adulti, quelli acquisiti sul lavoro nel contesto della società della conoscenza e delle innovazioni che caratterizzano la quarta rivoluzione industriale;
– marcare l’identità dei diversi percorsi formativi, connotando da un canto gli ITS sempre più come ‘Scuole speciali per le tecnologie applicate’ e dall’altro le lauree professionalizzanti come orientante verso le (nuove) professioni regolamentate a livello nazionale, a partire da quelle ordinistiche, tenuto comunque presente che in determinati settori esiste già una normativa specifica che lega curriculum universitario, tirocinio e abilitazione all’esercizio della professione come nel caso Giurisprudenza;
– impegnare gli ITS sulla formazione di figure specializzate che siano capaci di muoversi nei contesti industriali innovati dal processo di Industria 4.0 con particolare riferimento ai profili che stanno emergendo nel made in Italy; senza dimenticare, nel caso delle LP, settori oggi all’avanguardia e altamente competitivi come i Big Data, Internet of Things, i Nanomateriali, le Neurotecnologie, la Robotica avanzata”.

In tal senso, il “Modello Italia” dovrà perseguire alcuni obiettivi irrinunciabili per dare vigore al piano in questione. Tra questi, incrementare il numero di persone tra i 20 e i 34 anni in possesso di un diploma di istruzione terziaria o equivalente e sostenere la formazione continua dei lavoratori. Un modello fondamentale anche per promuovere meccanismi di recupero degli studenti che abbandonano il percorso di studi universitario orientandoli verso percorsi professionalizzanti. Nel documento, inoltre, si sottolinea la necessità di “Rafforzare l’orientamento e i percorsi per l’accesso alle libere professioni, a partire da quelle tecniche, anche con un migliore e maggiore coinvolgimento delle scuole secondarie superiori, in particolare degli istituti tecnici e professionali, e delle istituzioni formative accreditate”.

Le indicazioni sono chiare: per le Università si parla di “Un nuovo sistema di lauree triennali professionalizzanti, e auspicabilmente abilitanti, con percorsi di studio ordinamentali definiti a livello nazionale in relazione a professioni comunque regolamentate, a partire da quelle ordinistiche, che permetta agli studenti di acquisire rapidamente una qualificazione professionale e l’abilitazione all’esercizio professionale. Il percorso è organizzato dalle Università in partenariato obbligatorio con le imprese, i collegi e gli ordini professionali; adotta il modello e i requisiti delle lauree delle professioni sanitarie; è a numero programmato locale secondo quanto previsto dall’articolo 8 del D.M. 12 dicembre 2016, n. 987”. Le linee programmatiche per gli Istituti Tecnici Superiori prospettano, invece, “Un sistema di diplomi conseguibili in esito a percorsi di 2/3 anni. Il percorso formativo, co-progettato con le imprese, si caratterizza non solo per rispondere ai fabbisogni del mercato del lavoro, con una particolare attenzione rivolta alle vocazioni del territorio, ma soprattutto per consentire ai giovani e agli adulti di operare a livello di tecnici superiori in processi di lavoro innovativi che richiedono specifiche competenze nel campo delle tecnologie applicate. I percorsi della durata di 3 anni possono essere progettati e realizzati dagli ITS solo in presenza di un patto federativo con l’Università a norma dell’art. 3, comma 2, della legge n. 240/2010, sempreché previsti dal decreto interministeriale di cui all’art. 4, comma 3, del D.P.C.M 25 gennaio 2008”. Le Università potranno dar vita a percorsi formativi per il conseguimento della laurea professionalizzante d’intesa con gli Istituti Tecnici Superiori, avvalendosi anche delle risorse umane, dei laboratori e delle altre dotazioni strumentali degli ITS. Un sistema che dialoga deve necessariamente individuare anche i Crediti Formativi Universitari che le Università intendono, nella loro autonomia didattica, riconoscere in aggiunta al minimo previsto dalla normativa vigente ai diplomati degli Istituti Tecnici Superiori che desiderano iscriversi ad un percorso di laurea professionalizzante per acquisire un livello di qualificazione superiore o una specializzazione in un ambito coerente con quello già seguito.

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