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Lauree professionalizzanti, si parte il prossimo anno

Il Ministro della Pubblica istruzione Valeria Fedeli ha firmato il decreto: dall'anno accademico 2018/2019 ci sarà un corso di laurea professionalizzante per ateneo

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Lauree professionalizzanti, il decreto è legge. Il via libera arriva direttamente dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, con i nuovi percorsi accademici che debutteranno il prossimo anno accademico. Il provvedimento arriva al termine dei lavori fatti nei mesi scorsi da un’apposita cabina di regia convocata dal ministro e coordinata dal sottosegretario Gabriele Toccafondi. Il documento elaborato si rifà agli obiettivi individuati dalla strategia Europa 2020 per lo sviluppo dei sistemi di istruzione terziaria: la necessità di mantenere l’identità dei diversi percorsi formativi professionalizzanti, connotando da un lato gli ITS – gli Istituti Tecnici Superiori – sempre più come “Scuole speciali per le tecnologie applicate” e dall’altro le lauree professionalizzanti come percorsi di studio orientati verso le professioni regolamentate.

Il decreto 12 dicembre 2016, n. 987 prevede, inoltre, un’importante modifica per quanto riguarda l’accreditamento e l’attivazione di nuovi corsi di studio: ci sarà, infatti, una maggiore flessibilità rispetto ai numeri richiesti per la docenza. Le università, anche se in carenza di alcuni requisiti, potranno ampliare la propria offerta formativa, ma solamente nel caso di atenei dove gli indicatori di sostenibilità economico-finanziaria risultino positivi.

In sintesi, le finalità del decreto 987 sono i seguenti:

  • l’introduzione delle cosiddette “lauree sperimentali con orientamento professionale”, per rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e degli Ordini professionali. La richiesta, infatti, è sempre più diretta verso laureati triennali con tirocini e capacità professionali maturate direttamente nel corso degli studi e nel mondo del lavoro nelle imprese e, di conseguenza, direttamente, spendibili nel sul mercato del lavoro.
  • Si avvia la sperimentazione di 1 corso di laurea ad orientamento professionale in ciascun ateneo subordinandolo ai seguenti criteri: esistenza di convenzioni con imprese o ordini professionali; 50 – 60 CFU destinati a tirocini curriculari presso le imprese o gli ordini; requisiti di docenza come Lauree Sanitarie (5 docenti) e adeguato numero di tutor; programmazione locale degli accessi per non più di 50 studenti; verifica al termine del I ciclo degli effettivi sbocchi occupazionali (80% dei laureati occupati ad un anno dal conseguimento del titolo).

Soddisfazione per l’esito dell’iter legislativo arriva da parte del ministro Fedeli: “Grazie al lavoro della cabina di regia, le università potranno ora avviare i percorsi con un quadro di riferimento più chiaro e con obiettivi precisi, definiti dal documento finale del gruppo di lavoro. I corsi offerti dagli atenei dovranno consentire agli studenti una rapida qualificazione professionale”. E ancora: “Con la maggiore flessibilità prevista per l’accreditamento iniziale dei corsi diamo poi una risposta alle sollecitazioni che ci sono arrivate dal mondo universitario per poter garantire un graduale ampliamento dell’offerta che sia comunque adeguata e coerente con il loro progetto formativo. Una flessibilità che intercetta le esigenze degli studenti senza però mettere a rischio la qualità”.

I percorsi formativi saranno sviluppati in collaborazione con gli Ordini professionali. Nell’ambito delle convenzioni con gli Ordini e i collegi professionali le Università potranno realizzare partenariati con le imprese. Sono previsti tirocini durante il percorso di laurea.

“Con l’avvio delle lauree professionalizzanti e la loro armonizzazione con l’offerta degli ITS il nostro Paese si dota finalmente di un proprio modello di formazione terziaria professionalizzante. Una risposta alla necessità espressa dalle nostre e dai nostri giovani di potersi qualificare rapidamente e anche alla domanda di personale altamente formato che viene da imprese e mondo delle professioni”, conclude Valeria Fedeli.

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