Lavoro subordinato e partite IVA: le novità dal 1° gennaio 2016 ad opera del Jobs act | Ingegneri.info

Lavoro subordinato e partite IVA: le novità dal 1° gennaio 2016 ad opera del Jobs act

Il Jobs Act interviene già sul lavoro autonomo. Ecco cosa prevede e chi ne è interessato

partita iva
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L’art. 2 del D.Lgs. n. 81/2015 (c.d. Jobs act) stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione: che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative; e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi ed al luogo di lavoro. A tale regola generale sono previste, però, delle eccezioni fra cui spicca il fatto che i soggetti iscritti ad albi professionali sono esclusi da tale presunzione di subordinazione indipendentemente dalla presenza degli altri requisiti previsti dalla norma.

Partite IVA – definizioni

Per partite IVA si intendono, nella generalità dei casi, i contratti di lavoro stipulati con prestatori d’opera, ossia i lavoratori autonomi che offrono, dietro corrispettivo e senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente, un servizio o la realizzazione di un bene materiale.
Partite IVA, pertanto, è il regime fiscale cui fa riferimento questa tipologia contrattuale. Rientrano, ad esempio, in questa fattispecie: cooperatori, liberi professionisti, consulenti e altre figure professionali autonome.
Con l’obiettivo di contenere gli abusi e sfavorire quindi un uso improprio di questa tipologia contrattuale, sono stati adottati dal legislatore alcuni accorgimenti prima introdotti dalla Legge Fornero e da ultimo modificati ad opera del D.Lgs. n. 81/2015.

N.B.: si ricorda che la L. n. 92/2012 (c.d. Legge Fornero) aveva introdotto tre criteri che modificavano la natura del rapporto da lavoro autonomo a subordinato, in mancanza di prova contraria da parte del committente. Tale disciplina trova applicazione per i rapporti già in essere al 25 giugno 2015 e fino al 31 dicembre 2015.

Novità dal 1° gennaio 2016 ad opera del Jobs act

A decorrere dal 1° gennaio 2016, il D.Lgs. n. 81/2015 citato introduce un nuovo regime secondo il quale le collaborazioni di tipo parasubordinato o nella forma del lavoro autonomo saranno considerate come lavoro subordinato, qualora si concretizzino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, ripetitive ed organizzate dal committente rispetto al luogo ed all’orario di lavoro.

N.B.: tale presunzione assoluta non opererà nei seguenti casi (art. 2, comma 2, D.Lgs. n. 81/2015):
• collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore;
le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi Albi professionali;
• le attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;
• le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni, come individuati e disciplinati dall’art. 90, L. 27 dicembre 2002, n. 289.
Qualora non ricorra nessuna delle situazioni sopra esposte al fine di evitare la presunzione di co.co.co si potrà far ricorso ad una Commissione di certificazione. Infatti, l’art. 2, 3° comma del D.Lgs. 81/2015 dispone che le parti possono richiedere alle Commissioni di certificazione, di cui all’art. 76 del D.Lgs. n. 276/2003, la certificazione dell’assenza dei requisiti di cui al 1° comma.

Il caso

Domanda: sono un ingegnere iscritto ad albo professionale degli ingegneri. Il mio lavoro è di monocomittenza. In tal caso si applica la presunzione di subordinazione?
Risposta: nel caso in esame non potrà essere contestata la subordinazione in considerazione del fatto che, come previsto dal 2° comma dell’art. 2 del D.Lgs. n. 81/2015, tale presunzione non può operare per gli iscritti ad albi professionali.

Regole disposte dalla Legge Fornero valide per i rapporti già in essere al 25 giugno e fino al 31 dicembre 2015

Si ricorda che la Legge Fornero ha stabilito che le prestazioni lavorative rese da persona titolare di partita IVA sono considerate, salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione a progetto ovvero in assenza dei requisiti si presumono rapporti subordinati, sempre che ricorrano almeno due dei seguenti requisiti (si vedano chiarimenti della Circolare MLPS n. 32 del 2012):
– che la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi;
– che il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, deve costituire più dell’80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni solari consecutivi;
– che il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

Rimangono escluse dal campo della presunzione di lavoro dipendente le prestazioni lavorative del titolare di partita IVA che presentino i seguenti requisiti:
– siano connotate da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività;
– vengano svolte da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il minimale previdenziale.
Affinché operi l’esclusione dalla presunzione i requisiti devono coesistere in capo al collaboratore (Circolare MLPS n. 32 del 2012).
La presunzione non opera con riferimento alle prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione a un ordine professionale, ovvero ad appositi registri o elenchi professionali qualificati. Ancorché non esaustivo, l’Allegato 1 al D.M. 20 dicembre 2012 riporta a mero titolo esemplificativo gli ordini, i collegi, i registri, gli albi, i ruoli e gli elenchi delle professioni escluse dalla presunzione.

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