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Legge di Bilancio 2018: Confprofessioni chiede più spazio ai professionisti

Il presidente di Confprofessioni in Senato sul tema del Ddl Bilancio 2018. Tra le richieste, si torna a insistere sull’equo compenso per i professionisti

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“La legge di Bilancio in discussione al Parlamento affronta importanti temi per la crescita del Paese, ma servono ulteriori strumenti a favore dei liberi professionisti». È il commento del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, al termine dell’audizione sulla legge di Bilancio 2018, che si è svolta ieri presso la V Commissione permanente del Senato. «Avremmo preferito avere maggiore attenzione tenuto conto delle dimensioni di ricchezza che il lavoro libero professionale mobilita in termini di contributo al Pil e di occupazione».
Incentivi, welfare ed equo compenso: sono tre i temi che devono essere affrontati per i professionisti e che la legge di Bilancio dovrebbe prendere in considerazione, secondo il presidente di Confprofessioni. «Nel pacchetto di misure per la crescita il sostegno alle imprese deve abbracciare sistematicamente ogni attività economica – afferma Stella -. Occorre individuare cioè un meccanismo che estenda automaticamente ai liberi professionisti e lavoratori autonomi gli incentivi e le agevolazioni previsti per le Pmi, a partire dall’iperammortamento».

In tema di welfare, Confprofessioni lancia la proposta della deducibilità dei contributi versati da professionisti e lavoratori autonomi agli enti che erogano servizi di assistenza sanitaria, previsti da contratti collettivi e da altre forme mutualistiche. «Una misura efficace di grande valore sociale ed economico per estendere i servizi di welfare a fasce più ampie di soggetti, sgravando la spesa sanitaria dello Stato», sottolinea Stella.

Durante l’audizione il presidente di Confprofessioni si è poi soffermato sull’equo compenso, chiedendo più coraggio alle forze politiche «per affrontare entro il termine della legislatura quantomeno il problema più grave e più significativo per i liberi professionisti e lavoratori autonomi, ovvero l’equo compenso delle prestazioni professionali e degli incarichi svolti a favore della pubblica amministrazione – ribadisce Stella, sottolineando che un intervento in questo senso «non confligge con l’ordinamento europeo».

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