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L’equo compenso è stato bocciato dall’Antitrust

Secondo il Garante “non risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale”. La reazione del CNI: “La libera concorrenza senza regole penalizza i professionisti”. Per i giovani professionisti: "Oggi concorrenza è sinonimo di fame, la tutela è doverosa"

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La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: l’Antitrust ha severamente bocciato le norme sull’equo compenso contenute nel decreto fiscale. In una segnalazione ai presidenti delle Camere ed al premier, il Garante sottolinea che l’equo compenso “in quanto idoneo a reintrodurre un sistema di tariffe minime, peraltro esteso all’intero settore dei servizi professionali, non risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale” e si pone, dunque, “in stridente controtendenza con i processi di liberalizzazione” che hanno riguardato anche “il settore delle professioni regolamentate”. Capitolo Pubblica Amministrazione: secondo l’Authority è tenuta a garantire “il principio dell’equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo l’entrata in vigore della presente legge”.

Ecco perché al Pubblico “è preclusa la possibilità di accettare prestazioni con compensi inferiori a quelli fissati nei decreti ministeriali”. In pratica, con l’introduzione dell’equo compenso, il compenso dei professionisti sarebbe sottratto alla libera contrattazione e tornerebbero in auge “prezzi minimi” che finirebbero “per limitare confronti concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto che tutelare interessi della collettività”.

Le reazioni alla pronuncia dell’Antitrust non si sono fatte attendere, naturalmente. E molto sono davvero dure, come quella di Luigi Pansini, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, secondo cui “Con la bocciatura del Garante la vicenda sull’equo compenso sconfina nel surreale. Stupisce che non si fosse considerato il parere dell’Autorità, perché era facile prevederne l’intervento. Ora la corsa all’introduzione di una ‘norma bandiera’, inaugurata dal Ministro Orlando, si è scontrata con un parere, il cui testo è da leggere con attenzione e del quale il Governo dovrà tener conto”. Di “grandi interrogativi” e stravolgimento della realtà di riferimento, parlano invece i parlamentari del Pd, secondo i quali i dati mostrano l’esatto contrario di quanto sostenuto dall’Antitrust, ossia che “alcuni soggetti dotati di forte potere contrattuale, come banche e assicurazioni, riparandosi dietro alla teoria della concorrenza pagano in maniera irrisoria l’opera dei professionisti. Di fatto è la logica del massimo ribasso applicata alla necessità e alla fame di lavoro delle persone”.

“L’antitrust con le sue valutazioni – rimarcano Chiara Gribaudo, responsabile del lavoro Pd, e David Ermini, esponente dem in Commissione Giustizia – rischia di certificare la liceità di una sorta di caporalato dei professionisti. Il mercato deve essere libero, ma non lo sfruttamento”.
Piccato anche il commento di Armando Zambrano, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri: “Ci stiamo battendo per ottenere il riconoscimento di un diritto e stavolta la politica è stata ad ascoltarci. L’Antitrust ci ha dato una bacchettata, sostenendo che l’equo compenso viola la libera concorrenza. Noi diciamo che una libera concorrenza senza regole penalizza i professionisti, soprattutto quelli giovani”. A tal proposito, Zambrano ha ribadito l’appuntamento all’evento “Equo compenso: un diritto”, organizzato congiuntamente dalla Rete delle Professioni Tecniche e dal Comitato Unitario delle Professioni, in programma giovedì mattina a Roma presso il teatro Brancaccio.

AGGIORNAMENTO: È arrivato anche i commento delle Associazioni dei Giovani professionisti, che in un comunicato “manifestano profondo dissenso”. “Siamo in totale disaccordo con la frase dell’Antitrust “sarebbero i newcomer” (n.d.r: gli ultimi arrivati) “ad essere pregiudicati dalla reintroduzione di tariffe minime” perché “vedrebbero drasticamente compromesse le opportunità di farsi conoscere sul mercato e di competere con i colleghi affermati”. L’opportunità per i giovani di affacciarsi sul mercato presuppone che un mercato esista, che sia trasparente e meritocratico, che elegga a principale strumento concorrenziale la qualità della prestazione e non il suo prezzo, l’investimento a lungo termine e la creazione di valore aggiunto e non il miope risparmio finanziario immediato. Riteniamo che l’equo compenso sia una forma di tutela essenziale e doverosa utile proprio per i giovani, che si immettono in un mercato dove oggi “concorrenza” è sinonimo di “fame”, dove i lavori vengono affidati sulla base del prezzo più basso a scapito della qualità. I giovani infatti sono spesso costretti ad accettare lavori scarsamente retribuiti o non retribuiti per potersi costruire un curriculum professionale. L’equo compenso tutela la Collettività, che ne trae vantaggio in termini di qualità dei servizi e delle prestazioni professionali.”

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