Libere professioniste in maternità: guida ai diritti e alle agevolazioni | Ingegneri.info

Libere professioniste in maternità: guida ai diritti e alle agevolazioni

La cassa di previdenza, i bonus e gli aiuti alla famiglia previsti per chi “aspetta”. La nostra guida

image_pdf

Quando si scopre che è in arrivo un nuovo membro nella famiglia è sicuramente un momento di grande gioia ma subito dopo ci s’inizia a preoccupare di questioni più pratiche. Ecco qui una mini-guida per destreggiarsi in un mondo che, a volte, è più complicato di un’equazione differenziale!

Diritti per la legge e Inarcassa
Il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico sulla maternità e paternità) e successive modificazioni, è la legge che riconosce ai liberi professionisti iscritti Inarcassa il diritto all’indennità di maternità per i 5 mesi, due mesi antecedenti e per i tre mesi successivi la data del parto. La misura delle indennità è pari ai cinque dodicesimi dell’80% del reddito professionale percepito e denunciato ai fini IRPEF nel secondo anno anteriore a quello dell’evento. Ad esempio:

Indennità di Maternità 2017 = (reddito 2015 x 0.8 x 5) /12
Minima = €4.959,00 e massima = €24.795,00

In caso di gravidanza a rischio è possibile fare richiesta di inabilità temporanea, la domanda va corredata di un certificato compilato da un medico e il tutto sarà valutato dal medico competente di Inarcassa. Se la domanda viene accettata, si avrà diritto a un indennizzo giornaliero da un minimo di €62,00 a un massimo di €251,00. Durante il periodo d’inabilità non è possibile fatturare, mentre durante la maternità sì.

La domanda
Per ottenere l’indennità deve essere presentata una domanda, la documentazione si scarica dal sito di inarcassa (qui) e va compilata, corredata degli allegati e dichiarazioni richieste e spedita posta, fax o via PEC a [email protected]. A seguito dell’inoltro, Inarcassa eseguirà un controllo per verificare la regolarità contributiva.
Al momento in cui si verifica l’evento, può trattarsi di nascita, aborto, adozione o affidamento, se tutto risulta regolare, l’indennità viene accreditata sul conto corrente bancario o postale indicato nel modulo. Per ulteriori e più approfondite informazioni e per reperire tutta la documentazioni (qui).

La paternità
Il D.Lgs. sopra citato ha anche introdotto l’indennità di paternità. Se entrambi i genitori sono liberi professionisti, la tutela è estesa al periodo non goduto dalla madre, in caso di parto, aborto, adozione o affidamento, al manifestarsi di uno degli eventi di seguito.
Indicati:
• Morte della madre
• Grave infermità della madre
• Abbandono del figlio/a
• Affidamento esclusivo del bambino al padre
Ma se non si verifica una di queste situazioni e la madre rinuncia alla maternità non è chiaro se il padre possa comunque fare richiesta.

Novità: Dal 1° gennaio 2018 entra in vigore una nuova norma, in relazione all’art. 34 bis RGP 2012, che contempla il caso di padre professionista e madre lavoratrice (ma non libera professionista) o non lavoratrice. Nell’eventualità al padre iscritto ad Inarcassa, spetta l’indennità per il periodo non goduto dalla madre.
I termini di presentazione dell’istanza e la misura della prestazione si sono simili alla maternità, ma ci sono modelli appositi e l’entità del contributo varia a seconda dei casi, per tutti i dettagli si invita alla consultazione del sito di Inarcassa (qui).

Esonero dalla formazione continua
Per le libere professioniste su cui grava anche l’obbligo della formazione continua, inoltre, c’è la possibilità di richiedere un esonero crediti fino a un massimo di 12 mesi per figlio. Nel caso in cui entrambi i genitori siano iscritti all’albo, è possibile chiedere l’esonero per entrambi ma in questo caso, però, l’esonero complessivo rimane di 12 mesi (quindi 6mesi a testa). La modulistica per presentare la domanda va richiesta e poi riconsegnata presso il proprio Ordine provinciale.

Bonus bebè
Con apposita circolare l’INPS ha dato il via al processo di acquisizione delle domande volte ad ottenere l’assegno a sostegno dei nuclei familiari nei quali, successivamente al 1 gennaio 2015 e sino a tutto il 31 dicembre 2017 sia entrato a far parte un bambino. La misura del bonus prevista dalla legge di stabilità per il 2015 ammonta a euro 80 al mese per 3 anni. Il contributo è erogato alla famiglie con un ISEE non superiore ai €25.000,00 e raddoppia a euro 160 al mese con un ISEE non superiore a €7.000,00 e il bonus è erogabile anche liberi professionisti e lavoratori autonomi. Per maggiori informazioni vedi la mini-guida al bonus bebè.

Premio alla nascita
Si tratta di un premio una tantum da 800 euro valido dal 1° gennaio 2017 al quale possono accedere le TUTTE le future mamme dal settimo mese di gravidanza. Qui la circolare INPS.
Gli eventi che danno diritto al bonus sono:
• l’adozione nazionale o internazionale di un minorenne,
• l’affidamento preadottivo nazionale o internazionale,
• il parto anche se antecedente all’inizio dell’8° mese,
• il compimento del 7° mese di gravidanza.

Bonus asilo nido
Infine un’altra agevolazione cui possono accedere anche le libere professioniste, poiché non ci sono limiti di reddito e non bisogna essere iscritte a INPS (come nel caso di voucher asili nido e babysitter) è cosiddetto “bonus nido”.
Si tratta di 1.000 euro all’anno, corrisposti in 11 mensilità, per il pagamento delle rette dell’asilo nido. Vale per i bambini nati o adottati dal 1° gennaio 2016 e potrà essere percepito per al massimo tre anni. Dal 17 luglio 2017 fino al 31 dicembre 2017 è possibile fare richiesta ma meglio affrettarsi perché i fondi sono limitati.
Questo beneficio, però, non è cumulabile con la detrazione fiscale per le spese documentate di iscrizione in asili nido sostenute dai genitori (una detrazione fiscale pari al 19% sul totale delle spese annue documentate, sostenute fino a un massimo di 632 euro).
In conclusione, dopo anni in cui le libere professioniste si sono sentite madri di serie B, ad oggi possono contare su qualche diritto in più. A tutelare le famiglie indennità, bonus e agevolazioni che permettono di affrontare il cambiamento, che comporta l’allargamento della famiglia, con qualche preoccupazione in meno.
Ma ancora il divario con chi è dipendente nel settore privato, o peggio ancora nel settore pubblico, è notevole. Mancano tutele importanti come i riposi giornalieri (allattamento) e il congedo parentale che permetterebbero, anche alle libere professioniste, un rientro al lavoro più in linea con i ritmi del neonato senza che la propria carriera ne risenta troppo.

Leggi anche: Lavoratrici madri o in gravidanza: tutto sulla valutazione dei rischi

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Libere professioniste in maternità: guida ai diritti e alle agevolazioni Ingegneri.info