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L’ingegnere può progettare e dirigere i lavori su edifici storico-artistici

Secondo il Tar Emilia-Romagna, la parte tecnica - ossia le attività progettuali e di direzione dei lavori che riguardano l’edilizia civile vera e propria - può essere affidata a uno studio di ingegneria

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E’ facile prevedere le discussioni intorno alla recente sentenza n. 36/2016 della prima sezione del Tar Emilia-Romagna, che ammette la legittimità dell’invito alla gara di un ingegnere per il compimento di attività di progettazione e direzione lavori su un’opera di interesse storico-artistico soggetta a tutela in base al D.lgs. n. 42 del 2004, e come tale riservata alla competenza degli architetti.

Citando il quasi centenario Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto, il Tribunale amministrativo regionale ha ricordato che “le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla Legge n. 364 del 20 giugno 1909 per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere” (comma 2 art. 52 Rd n. 2537 del 23 ottobre 1925).

Il fatto

Il Comune di Bentivoglio (Bo) aveva promosso l’avvio della procedura di affidamento dell’incarico di progettazione e direzione lavori del primo stralcio degli interventi di ripristino del Castello di Bentivoglio, interessato dagli eventi sismici del maggio 2012, affidando la gestione della selezione all’Unione Reno Galliera che, in qualità di Centrale unica di committenza, indiceva una procedura negoziata, senza previa pubblicazione del bando di gara, per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura, da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

All’esito della gara, l’Unione Reno Galliera disponeva l’aggiudicazione definitiva a un costituendo raggruppamento composto da un Ingegnere e da una società cooperativa dei servizi di “ingegneria e architettura, progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, redazione del piano di manutenzione, direzione lavori, misure e contabilità, coordinamento progettazione ed esecuzione afferenti il recupero del Castello di Bentivoglio a seguito dei danni causati dal terremoto”.

Scelte culturali e parte tecnica

La sentenza ha dato torto al ricorso proposto dal secondo classificato nella graduatoria finale, sostenendo che “non la totalità degli interventi concernenti gli immobili di interesse storico e artistico deve essere affidata alla specifica professionalità dell’architetto, ma solo le parti di intervento di edilizia civile che riguardino scelte culturali connesse alla maggiore preparazione accademica conseguita dagli architetti nell’ambito del restauro e risanamento degli immobili di interesse storico e artistico, restando invece nella competenza dell’ingegnere civile la cd. parte tecnica, ossia le attività progettuali e di direzione dei lavori che riguardano l’edilizia civile vera e propria, quali – in particolare – le lavorazioni strutturali e impiantistiche, se si limitano, ad esempio, alla messa in sicurezza dell’immobile e alla revisione degli impianti senza intaccare l’aspetto estetico dell’edificio”.

Ripristino strutturale

I giudici amministrativi rilevano che il documento preliminare all’avvio della progettazione (art. 15 Dpr. n. 207 del 2010) approvato dal Comune di Bentivoglio, precisava che “l’intervento è volto al ripristino strutturale della porzione delle strutture lesionate dal sisma” e che si doveva provvedere a “interventi di riparazione con rafforzamento locale”, così inquadrando le relative prestazioni in una sfera di misure di risanamento e salvaguardia dell’immobile danneggiato, da ricondurre all’ambito di operatività dell’art. 3 del regolamento allegato all’ordinanza commissariale n. 120 del 2013: “Per la realizzazione degli interventi di riparazione con rafforzamento locale degli edifici ricompresi nel Programma, che presentano danni lievi, oltre la riparazione del danno, si dovrà conseguire, tenendo conto del tipo e del livello del danno, un incremento della capacità dell’edificio di resistere al sisma mediante opere di rafforzamento locale progettate ai sensi del punto 8.4.3. delle “Norme tecniche per le costruzioni” approvate con il D.M. 14/01/2008”.

Si trattava, quindi, di intervenire essenzialmente sulla struttura dell’edificio per ripararla e consolidarla attraverso opere di edilizia civile riconducibili alla “parte tecnica” in cui sono comprese tutte le lavorazioni che non incidono sui profili estetici e di rilievo culturale degli edifici vincolati. Per il particolare contesto in cui l’intervento di ripristino dell’edificio andava effettuato – “la rimozione dei pregiudizi strutturali prodotti dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 e l’apprestamento di misure idonee a proteggere l’immobile dal rischio di simili fatti naturali” – l’individuazione della figura professionale dell’ingegnere quale soggetto abilitato a curare la relativa progettazione e direzione dei lavori è stata corretta.

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