Minimi tariffari: presentato un ddl per abrogare il “Decreto Bersani” | Ingegneri.info

Minimi tariffari: presentato un ddl per abrogare il “Decreto Bersani”

Il ddl, presentato dai senatori Pepe e Davico, mira a ristabilire l’obbligatorietà dei minimi tariffari. I distinguo del CNI

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“Il primo passo dovrebbe essere la reintroduzione dell’obbligo delle tariffe anche per i privati e non più legate all’importo dei lavori. Sui minimi ci andrei un po’ più cauto”. E’ questo il parere di Gaetano Fede, consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in merito alla recente notizia della presentazione del disegno di legge 2685 da parte dei senatori Bartolomeo Pepe e Michelino Davico (Gruppo Grandi Autonomie e Libertà), che mira ad abrogare le disposizioni sulla concorrenza fra i professionisti introdotte dal Decreto Bersani, al fine di reintrodurre l’obbligatorietà delle tariffe minime.

Nell’intendimento di Pepe e Davico vi è la necessità di ridare dignità alle professioni intellettuali, progressivamente impoverite dall’entrata in vigore del D.L. n. 223/2006, convertito con modificazioni nella Legge n. 248/2006, il cosiddetto Decreto Bersani.
Nonostante capacità e competenze, i liberi professionisti hanno dovuto sottostare ad una concorrenza sleale che ha portato a ribassi lunari, nell’aggiudicazione delle gare, a discapito della qualità delle prestazioni erogate e del compenso ottenuto, spesso davvero risibile. In alcuni casi si è arrivati a ribassi che hanno sfiorato l’80, 90% di quanto inizialmente pattuito.

Reintroducendo l’obbligatorietà delle tariffe minime nella determinazione degli onorari dei liberi professionisti, il ddl vuole riconoscere dignità professionale agli autonomi, al pari delle prestazioni degli altri lavoratori.
Secondo Gaetano Fede, però, “è invece necessaria l’obbligatorietà delle tariffe di riferimento ma non più legate all’importo dei lavori. Non deve passare l’idea che il committente deve sempre e comunque risparmiare: gli interventi di qualità, svolti da professionisti competenti, vanno pagati con un compenso equo. Questa è l’unica strada percorribile per ridare dignità prestazionale ai professionisti”.

I firmatari del ddl ritengono anche che “la mancanza di una storia pregressa degli onorari professionali, in regime di libero mercato, stia creando oggi gravi problemi anche nei rapporti con la pubblica amministrazione, in cui sovente le contrattazioni avvengono sulla base dei residui disponibili nel quadro economico dell’opera, con degli inevitabili squilibri (al ribasso) per il professionista che si trova nella condizione di ‘prendere o lasciare’ senza poter avviare alcuna contrattazione reale”.

Anche quando si fa ricorso ai bandi di gara per l’affidamento dei servizi di ingegneria e di architettura, “le cose per i professionisti non cambiano: gli importi di partenza delle gare sono spesso casuali, illogici rispetto a quanto richiesto dai bandi. I requisiti richiesti per legge, sia di natura tecnico-organizzativa (dipendenti dello studio, attrezzature disponibili, ecc.), sia di ordine economico (fatturato in relazione alla tipologia e all’importo dell’opera), oltre al requisito di aver già realizzato opere della stessa tipologia di quella richiesta dal bando, finiscono per escludere molti studi professionali perché sono studi con il solo titolare o con un numero non sufficiente di dipendenti”, concludono Pepe e Davico.

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