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Mobility Manager: chi è, cosa fa, come si diventa, quanto si guadagna

Il Mobility Manager è il responsabile della mobilità aziendale. Dalla Prassi di riferimento che ne stabilisce i requisiti fino ai numeri di mercato, una panoramica di una professione in crescita

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Il Mobility Manager è il responsabile della mobilità aziendale.
Si tratta di una figura introdotta in Italia con il D.M. 27 marzo 1998, recante norme in materia di “Mobilità sostenibile nelle aree urbane”. In base a tale testo di legge, il compito principale del Mobility Manager Aziendale è la redazione del Piano degli Spostamenti Casa Lavoro (PSCL) del proprio personale dipendente, finalizzato alla “riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale e ad una migliore organizzazione degli orari per limitare la congestione del traffico”. Il piano, che deve essere trasmesso entro il 31 dicembre di ogni anno, è importante in quanto le misure in esso previste dal Mobility Manager, oltre ad influire positivamente sulla qualità dell’aria (riducendo il traffico dovrebbero ridursi anche le emissioni in atmosfera ad esso collegate), dovrebbero consentire all’organizzazione e a chi lavora per essa, di ottimizzare i costi per gli spostamenti.
Poiché il decreto prevede che le imprese e gli Enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti e le imprese con complessivamente più di 800 addetti ubicate in alcuni Comuni identificati ex lege con D.M. 25 novembre 1994 e in altri Comuni identificati dalle Regioni come a “rischio di inquinamento atmosferico” sono tenuti ad adottare il PSCL e ad identificare il responsabile della mobilità, se ne deduce che il Mobility Manager Aziendale è una figura prevista “ex lege”. Ogni organizzazione può naturalmente dotarsi di un responsabile della mobilità qualora lo ritenga opportuno.
Si evidenzia inoltre che:
– con il D.M. del 20 dicembre 2000, recante “Incentivazione dei programmi proposti dai mobility manager aziendali”, è stata definita la funzione del Mobility Manager di Area, quale responsabile della struttura di supporto e di coordinamento dei Mobility Manager Aziendali presso i Comuni (ogni Azienda o Ente sottoposto all’obbligo di nomina del Mobility Manager Aziendale deve comunicarne la nomina all’ufficio del Mobility Manager di Area del Comune in cui ha sede);
– con la Legge 28 dicembre 2015, n. 221 recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, all’art. 5, rubricato “Disposizioni per incentivare la mobilità sostenibile”, comma 6 è stata introdotta la figura del Mobility Manager Scolastico, “scelto su base volontaria”, per tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado.

I compiti del Mobility Manager

Nel seguito vengono riportati i compiti previsti ex lege per il Mobility Manager declinato nelle sue tre accezioni: aziendale, di area e scolastico.

Mobility Manager Aziendale

Tale figura, in base al D.M. del 1998, vede quale compito principale la redazione del PSCL, per poter redigere il quale è necessario:
– effettuare una disamina di quanto previsto dalla normativa in materia;
– eseguire un’analisi della domanda di mobilità presso l’organizzazione (utilizzando solitamente questionari);
– eseguire un’analisi dell’offerta di trasporto (trasporto pubblico, sharing mobility, disponibilità di parcheggi, ecc.)
– analizzare le caratteristiche del contesto territoriale, nonché socio-economico di riferimento;
– identificare strategie da adottare ed azioni da porre in essere per incentivare la mobilità sostenibile (interventi infrastrutturali, iniziative di sensibilizzazione, accordi con gli stakeholder della mobilità, ecc.)
– impostare un sistema di monitoraggio (definizione della metodologia e degli indicatori).
Il Mobility Manager dovrà inoltre naturalmente sapersi adeguatamente relazionare con tutti i portatori di interesse del territorio nel quale opera.

Mobility Manager di Area

In base a quanto previsto dal D.M. 20 dicembre 2000, all’art.1, comma 1, spetta a tale figura la gestione della struttura di supporto e coordinamento dei Mobility Manager Aziendali. In particolare, il Mobility Manager di Area si occupa di:
– promuovere azioni di divulgazione, formazione e di indirizzo presso le aziende e gli enti interessati;
– assistere le aziende nella redazione dei PSCL;
– favorire l’integrazione tra i PSCL e le politiche dell’Amministrazione Comunale in una logica di rete e di interconnessione modale;
– verificare soluzioni, con il supporto delle aziende che gestiscono i servizi di trasporto locale, su gomma e su ferro, per il miglioramento dei servizi e l’integrazione degli stessi, con sistemi di trasporto complementari ed innovativi, per garantire l’intermodalità e l’interscambio, e l’utilizzo anche della bicicletta e/o di servizi di noleggio di veicoli elettrici e/o a basso impatto ambientale;
– favorire la diffusione e sperimentazione di servizi di taxi collettivo, di car-pooling e di car-sharing;
– fornire supporto tecnico per la definizione dei criteri e delle modalità per l’erogazione di contributi e incentivi diretti ai progetti di mobilità sostenibile;
– promuovere la diffusione di sistemi e mezzi di trasporto a basso impatto ambientale;
– monitorare gli effetti delle misure attuate in termini di impatto ambientale e decongestione del traffico veicolare.

Mobility Manager Scolastico

Analogamente alle precedenti figure, il Mobility Manager Scolastico, in base a quanto previsto dalla Legge n. 221/2015, all’art. 5, comma 6, si occupa di:
– organizzare e coordinare gli spostamenti casa-scuola-casa del personale e degli alunni;
– mantenere i contatti con le strutture comunali e le aziende di trasporto;
– gestire i rapporti con gli altri istituti scolastici presenti nel medesimo comune ai fini di un proficuo coordinamento;
– verificare soluzioni per il miglioramento dei servizi e l’integrazione degli stessi;
– garantire l’intermodalità e l’interscambio;
– favorire l’utilizzo della bicicletta e di servizi di noleggio di veicoli elettrici o a basso impatto ambientale;
– segnalare all’ufficio scolastico regionale eventuali problemi legati al trasporto dei disabili.
In tale contesto, in relazione all’importante crescita della domanda di competenze nel settore della mobilità degli ultimi anni, lo scorso 15 febbraio è stata pubblicata la prassi di riferimento UNI/PdR 35:2018 “Profili professionali della mobilità aziendale – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza e indirizzi operativi per la valutazione della conformità”, che definisce i requisiti di quattro profili professionali della mobilità aziendale (mobility manager, fleet manager, travel manager e corporate mobility manager) individuandone compiti e attività specifiche e relative conoscenze, abilità e competenze (definite sulla base dei criteri del Quadro europeo delle qualifiche – EQF). Il documento fornisce altresì gli indirizzi operativi per la valutazione della conformità ai requisiti di conoscenza, abilità e competenza definiti per i profili professionali.
In particolare, al punto 5.2.1 della Prassi vengono identificate le attività-responsabilità del Mobility Manager, partendo dall’obiettivo ultimo della figura: adeguare le procedure di individuazione delle misure e degli interventi programmati alle mutate esigenze di mobilità aziendale e di mercato, introducendo sistematicamente nel settore della mobilità, quali elementi di valore strategico, quelle tecniche normalmente utilizzate per l’inserimento nel mercato di altri beni o servizi.
Di fatto, il Mobility Manager non è più solamente la figura che ottimizza la mobilità riducendo l’uso delle vetture private, ma anche colui che crea programmi di mobilità per gruppi di dipendenti in funzione delle esigenze espresse e di quelle, soprattutto, inespresse risultanti ad esempio da indagini ed analisi appositamente svolte.
Le attività-responsabilità identificate ufficialmente nella Prassi sono riportate nel seguito:
– definire l’intermodalità dei viaggi, rapportandosi con il travel manager per abbassare i costi e migliorare l’ecosostenibilità dello spostamento;
– elaborare il PSCL e monitorarne l’adozione anche attraverso l’interazione con le figure e gli enti preposti per la sua attuazione;
– definire e implementare insieme al travel manager, al fleet manager e al corporate mobility manager i processi gestionali per l’organizzazione dei viaggi aziendali nella loro interezza, prendendo in esame più modalità (auto short/long term, aereo, bike/car sharing, treno, ecc.);
– fornire all’ufficio acquisti capitolati per selezionare e scegliere i fornitori di servizi di mobilità, nonché le leve per le trattative economiche con i fornitori stessi;
– partecipare alla stesura del contratto che disciplina i rapporti con i fornitori selezionati;
– gestire il carpooling e il carsharing aziendale;
– definire un sistema di monitoraggio degli spostamenti in auto dei dipendenti, evidenziando e riducendo il numero di automobili con un solo occupante;
– muovere persone e non veicoli, valutando quindi sistemi di trasporto collettivo;
– definire le specifiche degli applicativi e dei supporti informatici necessari per analizzare mezzi, abitudini di spostamento, parcheggi in funzione del bacino di utenza;
– gestire le aree di parcheggio in funzione dei sistemi di mobilità utilizzati;
– gestire la comunicazione e formazione verso gli stakeholder (interni ed esterni);
– monitorare il livello di soddisfazione degli utenti, attraverso indagini specifiche;
– fornire dati per il “foot print” aziendale, dimostrando l’abbattimento delle emissioni per le scelte di mobilità effettuate, sia fisiche sia virtuali;
– definire attività di valutazione e controllo dei costi (TCM);
– elaborare un piano strategico delle fonti e dei programmi per la gestione dei contributi in funzione dei progetti presentati ed approvati dagli enti pubblici preposti;
– definire e gestire il budget di mobilità, secondo i principi del “mobility budget” sulla base degli obiettivi e delle linee guida aziendali;
– gestire l’avanzamento della spesa e mettere in relazione i costi con i principi del “mobility budget” componendo la matrice di KPI e i relativi Service Level Agreement (SLA).

Conoscenze, abilità e competenze del Mobility Manager

In base a quanto sopra riportato, un Mobility Manager dovrebbe possedere competenze che spaziano dall’ambito delle tecniche di analisi statistica ed ambientale a quello della comunicazione e marketing, passando per la gestione logistica e trasporti.
Nel seguito si riportano conoscenze, abilità e competenze del Mobility Manager come identificate nella Prassi UNI/PdR 35:2018.

Conoscenze

I requisiti di conoscenza con riferimento al mobility manager sono:
– conoscenza del mobility management in tutte le sue fasi (analisi, progettazione, confronto, applicazione, revisioni correttive e migliorative);
– conoscenza dei temi legati alla mobilità integrata e sostenibile, di green policy e impatto ambientale;
– conoscenza principi generali di gestione risorse umane nonché possesso di nozioni di diritto dei cittadini, del lavoro e dei contratti in generale;
– conoscenza delle relazioni sindacali e degli accordi di categoria;
– conoscenza dei processi e dell’organizzazione aziendale;
– conoscenza di base finanziaria ed amministrativa;
– conoscenza dei principi base di fleet management e travel management;
– conoscenza dei metodi base per pianificare e condurre un sondaggio;
– conoscenza dei principali software gestionali adatti al mobility management (strumenti di calcolo dell’abbattimento delle emissioni, questionari digitali per il rilevamento delle abitudini degli utenti, distribuzione di App per rilevare i comportamenti di abilità degli utenti, ecc.);
– conoscenza delle tecnologie mobili e delle loro possibili applicazioni per tenere sotto controllo i diversi aspetti della mobilità (dal car pooling al car sharing fino alla conformità del PSCL);
– conoscenza del territorio dove si opera, con particolare attenzione alla relazione con gli enti pubblici, dove è presente il Mobility Manager di Area.

Abilità

I requisiti di abilità con riferimento al mobility manager sono:
– abilità nel raccogliere, organizzare e analizzare informazioni per l’elaborazione del PSCL e successivamente per gestirne la comunicazione;
– abilità nel selezionare, con il supporto IT, gli strumenti digitali e le App per promuovere e gestire la mobilità aziendale (esempio per il car pooling);
– abilità relazionali interne (ad es. volte ad evitare conflitti con il fleet manager) ed esterne (ad es. volte a definire i termini della relazione con il Mobility Manager di Area);
– abilità nello scegliere metodologie di controllo delle performance;
– abilità di data analytics;
– abilità nel trasmettere all’ufficio acquisti informazioni chiave da tradurre in elementi contrattuali.

Competenze

Le competenze con riferimento al mobility manager sono:
– capacità di costruire un’efficace relazione con gli stakeholder;
– capacità di analisi e visione di insieme e di indirizzare fleet e travel policy verso strategie di sostenibilità economica ed ambientale;
– capacità in nuove tecnologie di mobility management;
– capacità di definire le specifiche di mobilità selezionando le classi di fornitori di servizi che possono offrirle (fornitori di car sharing, di servizi di trasporto pubblico, ecc.);
– capacità di adattamento ai cambiamenti interni ed esterni inerenti il mobility management;
– capacità di analisi dell’adozione dei modelli di mobility management e individuazione degli scostamenti;
– capacità di individuare azioni correttive sui comportamenti dei dipendenti;
– capacità di mediazione e in tecniche negoziali all’interno ed all’esterno dell’organizzazione;
– capacità relazionali interfunzionali;
– capacità di organizzazione aziendale e nei processi aziendali;
– capacità strategiche e di innovazione organizzativa e tecnologica
– capacità di problem solving, time management e gestione priorità.
Si segnala infine che la prassi di riferimento si completa con quattro appendici contenenti: a) il prospetto dei descrittori dei livelli EQF; b) le schede di ogni profilo professionale in cui sono messe in relazione le attività-responsabilità con le conoscenze, abilità e competenze richieste per assolverle; c) gli aspetti deontologici applicabili; d) le linee guida per la formazione non formale.
Per ulteriori approfondimenti si rimanda al testo della prassi liberamente scaricabile dal sito dell’UNI (Ente di Unificazione Italiano): http://www.uni.com/).

Il Mobility Manager: qualche numero

Il Sole 24 ore nel 2016 ha censito in Italia circa 850 Mobility Manager, di cui 750 aziendali.
Nel report “Mobility manager” Green jobs – Formazione ed Orientamento (ItaliaLavoro e altri) è riportata una retribuzione per il Mobility Manager molto variabile a seconda delle dimensioni della società: 40/50.000 euro lordi annui per posizioni impiegatizie e 90/100.000 euro lordi annui per posizioni dirigenziali in grandi aziende.

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