Novità dal 1° novembre per le concessioni e per le centrali uniche di committenza | Ingegneri.info

Novità dal 1° novembre per le concessioni e per le centrali uniche di committenza

L'ANAC traccia le linee guida per la collaborazione tra enti pubblici e soggetti privati e centrali uniche di committenza

appalti
image_pdf

Con due determinazioni ANAC detta nuove regole per l’affidamento delle concessioni di lavori pubblici e servizi e fornisce ulteriori indirizzi interpretativi sugli adempimenti ex art. 33 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e ss.mm.ii, sulle centrali uniche di committenza. Vediamole nel dettaglio.

Con la determinazione n. 10 del 23 settembre 2015 (scarica la determina in allegato), l’ANAC ha emanato le “Linee guida per l’affidamento delle concessioni di lavori pubblici e di servizi ai sensi dell’articolo 153 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163”.

Si tratta di un intervento che, naturalmente, non innova legislativamente il sistema oggi in vigore, ma fornisce indicazioni applicative ed interpretative che potranno essere utili a pubbliche amministrazioni e soggetti privati.

Vengono chiarite pertanto le caratteristiche delle concessioni di lavori e servizi, cui il legislatore europeo ha dedicato una apposita Direttiva (Direttiva 2014/23/UE), oltre che le caratteristiche della finanza di progetto, nei lavori e nei servizi, e le sue varie articolazioni.
Ciò che occorre evidenziare è la distinzione richiamata dall’autorità tra partenariati pubblici privati (Ppp) e project financing (PF).

I Ppp, secondo la definizione contenuta nel Regolamento UE n. 549/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013, relativo al “Sistema europeo dei conti nazionali e regionali dell’Unione europea” (c.d. SEC2010), “sono contratti a lungo termine stipulati tra due unità, sulla base dei quali un’unità acquisisce o costruisce una o più attività, le gestisce per un determinato periodo e quindi le cede a una seconda unità. Tali accordi sono normalmente stipulati tra un’impresa privata e un’amministrazione pubblica, ma non sono escluse altre combinazioni: ad esempio, una società pubblica da una parte e un’istituzione senza scopo di lucro privata dall’altra”.

Il PF, invece, è una modalità di finanziamento di un progetto in grado di generare flussi di cassa sufficienti a rimborsare il debito contratto per la sua realizzazione e remunerare così il capitale di rischio.

Nel primo caso (Ppp), si assiste ad una modalità di collaborazione tra pubblico e privato, mentre nel secondo (PF), si è davanti al mero finanziamento di un’opera o di un progetto.

Con la determinazione n. 11 del 23 settembre 2015 (scarica la determina in allegato), l’ANAC fornisce “Ulteriori indirizzi interpretativi sugli adempimenti ex art. 33, comma 3-bis, decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e ss.mm.ii.”.

Si tratta di un utile strumento messo a disposizione delle amministrazioni pubbliche al fine di comprendere l’evoluzione legislativa e gli obblighi di legge vigenti in materia di centralizzazione della spesa.

Come noto, l’art. 33, comma 3-bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, c.d. Codice dei contratti pubblici, prevede nell’attuale formulazione:

I Comuni non capoluogo di provincia procedono all’acquisizione di lavori, beni e servizi nell’ambito delle unioni dei comuni di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici anche delle province, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province, ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56. In alternativa, gli stessi Comuni possono acquisire beni e servizi attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento. L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture non rilascia il codice identificativo gara (CIG) ai comuni non capoluogo di provincia che procedano all’acquisizione di lavori, beni e servizi in violazione degli adempimenti previsti dal presente comma. Per i Comuni istituiti a seguito di fusione l’obbligo di cui al primo periodo decorre dal terzo anno successivo a quello di istituzione.”.

Oltre i numerosi aspetti approfonditi nel provvedimento dell’Autorità, riguardanti gli obblighi dei Comuni nel mercato elettronico, la costituzione di convenzioni, consorzi e unioni di comuni e l’utilizzo delle società in house quale organo operativo, meritano un richiamo due elementi specifici.

L’Anac evidenzia infatti che gli obblighi contenuti nella norma, dopo innumerevoli rinvii, dovranno trovare applicazione per le gare bandite dal 1° novembre 2015, mentre l’art. 33 citato non si applica alle Regioni a statuto speciale.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 220 del 3 luglio 2013, ha infatti stabilito l’inapplicabilità della norma in esame sulla base del fatto che l’art. 4, comma 5, del Codice dei contratti pubblici prevede che “Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano adeguano la propria legislazione secondo le disposizioni contenute negli statuti e nelle relative norme di attuazione”.

In merito alla determinazione n. 10/2015, visto che il termine di recepimento delle direttive europee è imminente (18 aprile 2016), sarà interessante capire in che modo il legislatore recepirà le disposizioni comunitarie sulle concessioni (Direttiva 2014/23/UE) anche a seguito delle indicazioni fornite dall’Autorità, mentre, per quanto riguarda le centrali uniche di committenza, salvo proroghe “last minute”, le amministrazioni interessate dovranno essere pronte ad applicare la “nuova” disciplina.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
L'autore
Novità dal 1° novembre per le concessioni e per le centrali uniche di committenza Ingegneri.info