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NTC 2018, il parere degli architetti

Il vice presidente La Mendola: “Necessario estendere la manutenzione delle strutture a tutto il patrimonio edilizio esistente”

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Un giudizio positivo, anche se si poteva fare di più. Le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni continuano a fare discutere. Dopo aver raccolto il parere di Bruno Finzi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano, a prendere posizione sul tema delle NTC è Rino La Mendola, vice presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Secondo La Mendola “le nuove norme tecniche riservano particolare attenzione agli interventi sugli edifici esistenti. La vecchia normativa negli interventi di miglioramento sismico, ad esempio, non imponeva il raggiungimento di standard particolari: bastava dimostrare che, con l’intervento, si migliorava la risposta strutturale della costruzione nei confronti di un sisma, anche in misura modesta. Con le nuove norme tecniche, invece, gli interventi di miglioramento sismico dovranno garantire una prestazione che oscilla, a seconda della destinazione d’uso, dal 60% al 100% delle prestazioni strutturali attese per le nuove costruzioni”.

E ancora: “Per i beni culturali, in determinati casi, tali coefficienti potranno essere derogati, nella consapevolezza che in una basilica non possono essere raggiunte le performance strutturali previste per una costruzione in muratura, a comportamento scatolare, regolare in pianta ed in altezza”.

Adeguamento sismico e conseguenti criticità

Secondo gli architetti le criticità iniziano nel capitolo riservato ai materiali e alla loro manutenzione, in particolare alla loro affidabilità e agli interventi programmati per garantire una vita più lunga e sicura possibile. “Se da un lato il testo pone una grande attenzione per la manutenzione delle strutture di nuova costruzione e degli edifici dove sono previsti interventi di adeguamento o miglioramento sismico – spiega La Mendola – purtroppo non viene previsto alcuno strumento per il monitoraggio e la verifica costante delle condizioni di stabilità del patrimonio edilizio esistente”.

Il fascicolo del fabbricato

Ed è proprio in questo caso che il legislatore avrebbe dovuto osare di più, anche e soprattutto alla luce dei disastri causati negli ultimi anni dagli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia Romagna ed il Centro Italia. La revisione delle norme, infatti, “avrebbe potuto costituire una buona occasione per introdurre, anche con il supporto di un separato provvedimento normativo, quel fascicolo del fabbricato che promuoviamo da tanto tempo, quale strumento di monitoraggio delle condizioni di stabilità degli edifici esistenti – spiega il vicepresidente degli Architetti -. Una sorta di libretto sulla salute delle strutture e sullo stato di conservazione dei materiali, che un professionista incaricato dovrebbe aggiornare con una cadenza prestabilita, al fine di scongiurare quei collassi strutturali improvvisi che si succedono con una frequenza sempre più allarmante, non solo a seguito di un sisma, ma anche per semplice fatiscenza strutturale”.

Una manutenzione allargata

L’impegno dei professionisti sarà continuo. L’obiettivo della “rigenerazione sostenibile delle città” potrà diventare una concreta realtà solo se “la manutenzione programmata delle strutture sarà estesa a tutto il patrimonio edilizio esistente, gran parte del quale è stato peraltro costruito prima della classificazione sismica del territorio su cui ricade ed è pertanto privo dei requisiti strutturali per resistere ad un terremoto”, conclude La Mendola. In tal senso, gli Architetti hanno già in mente una serie di interventi “pressanti” nei confronti delle istituzioni affinché si accorgano della problematica e adottino, di conseguenza, le necessarie misure.

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