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Nuova classifica mondiale delle Università, solo due italiane tra le prime 200

Sono il Sant’Anna e la Scuola Normale di Pisa le migliori, UK e USA ai vertici del ranking

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Il periodico settimanale britannico Times Higher Education (THE) ha di recente pubblicato l’ultima edizione del World University Ranking, una delle più importanti classifiche mondiali di università. Tra le prime 200 solo due le italiane, il Sant’Anna e la Scuola Normale di Pisa rispettivamente 155esima e 184esima su 1000 atenei inclusi nella graduatoria.

Ecco le prime 10 del World University Ranking 2018:
1. University of Oxford
2. University of Cambridge
3. California Institute of Technology/Stanford University
5. Massachusetts Institute of Technology
6. Harvard University
7. Princeton University
8. Imperial College London
9. University of Chicago
10. ETH Zurich – Swiss Federal Institute of Technology Zurich/University of Pennsylvania

Appare subito evidente come la parte alta della classifica sia dominata da Gran Bretagna e Stati Uniti. Inoltre, gli atenei europei subiscono una concorrenza sempre più agguerrita dei poli asiatici (soprattutto cinesi) che scalano la classifica grazie ai significativi investimenti dei loro governi. Un dato molto incoraggiante è che, nella lista dei primi mille atenei al mondo, quelli italiani siano 39 in più rispetto allo scorso anno.
Anche gli anni passati le migliori erano le pisane ma con una diversa posizione in classifica ed in realtà non si tratta di atenei, ma scuole di eccellenza che seguono i propri studenti interni con insegnamenti aggiuntivi rispetto ai corsi frequentati presso l’università di Pisa.
La graduatoria del THE è stilata secondo 13 indicatori di performance raggruppati in cinque macro-aree: formazione, ricerca, numero di citazioni, internazionalizzazione, trasferimento tecnologico e di conoscenze verso il sistema industriale. Per ogni categoria, gli analisti hanno individuato una serie di ulteriori indicatori e si è arrivati alla classifica finale tenendo conto anche del dimensionamento degli atenei e della situazione nazionale di riferimento. Dalla classifica sono esclusi atenei specializzati come, ad esempio, la Bocconi di Milano.

Il primo e fondamentale fattore che spinge le nostre università sempre più giù nelle classifiche, è quello finanziario. Basti pensare che Harvard, Stanford, MIT e Princeton raggiungono, insieme, una dotazione complessiva di 93 miliardi di dollari. Un’immensità se paragonata all’investimento totale dell’Italia nel settore educazione, il 4% del PIL (circa 75 miliardi), il terzultimo valore più basso in Europa.

Secondo Pierdomenico Perata, rettore della Scuola Superiore di Sant’Anna, il sottofinanziamento delle strutture e una burocrazia che impedisce di attirare e retribuire risorse internazionali, sono le due cause principali che inchiodano gli atenei europei italiani sotto la centocinquantesima posizione. Un altro fattore che gioca a sfavore delle italiane evidenziato da Vincenzo Barone, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, è legato alla dimensione degli atenei di fatto troppo piccoli se paragonati ai concorrenti (dichiarazioni riportate a il Sole 24 ore).

Restringendo la classifica alla sola Italia e al settore ingegneristico il primo rimane il Sant’Anna e a seguire troviamo l’Università di Bologna, Trento, il politecnico di Milano, la sapienza di Roma, le università di Padova, Pavia, Pisa, Salerno e Trieste. Per l’ingegneria civile e l’architettura (escluso il sant’Anna) la classifica è la medesima. Questo ranking, quindi premia le facoltà del Nord dove si confermano come migliori gli atenei più antichi, per la maggior parte l’anello debole è nell’indicatore sulla ricerca, al quale viene data molta importanza (incidenza del 30%). Una visione e valutazione anglosassoni portano, però, al verificarsi di risultati controversi, come il fatto che la quinta università italiana, in generale, è la Libera Università di Bolzano, che batte gli atenei storici grazie ad un punteggio altissimo nell’indice delle citazioni.

Fonte: Times Higher Education

Fonte: Times Higher Education

Quest’analisi mostra chiaramente la distribuzione delle università per punteggio complessivo in classifica.
L’Europa, Australia e America settentrionale dominano il gruppo d’istituzioni ad alto rendimento.

Leggendo queste classifiche si tende a mettere in relazione la qualità dell’Università con la qualità degli studenti e laureati, ma la cosa non è sempre direttamente proporzionale. A volte in strutture con meno risorse si formano delle menti brillanti, ma chissà quante occasioni perse!
Ogni studente o ex studente universitario italiano che abbia ha avuto delle esperienze all’estero sa che l’istruzione che si riceve in Italia forma delle figure competitive, in grado di confrontarsi alla pari in molti settori. Questo nonostante le risorse che lo Stato Italiano convoglia nel comparto dell’istruzione siano sempre meno. E allora come si spiega il costante successo degli italiani, soprattutto quelli altamente specializzati all’estero? Forse perché è nelle difficoltà che spesso si trovano le risorse. Il nostro sistema di education è fatto anche di persone che coltivano una passione quotidianamente e con convinzione. Questo non è un criterio contemplato come indice di valutazione, ma è la ragione per la quale dalle università italiane continuano a uscire ragazzi e ragazze richiesti nel mondo e che contribuiscono allo sviluppo della società umana.

A volte sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose, che fanno cose che nessuno può immaginare” The Imitation Game

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