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Competenze, l’Ocse boccia l’Italia su tutta la linea

Nel rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione lo sviluppo economico emerge la preparazione non in linea con le esigenze del mercato del lavoro dei laureati italiani. Che sono ancora troppo pochi

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Italia bocciata su quasi tutta la linea dall’ultimo rapporto dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha analizzato da luglio 2016 a marzo 2017 la qualità dei risultati economici del Sistema Italia. Nelle 280 pagine del rapporto “Strategia per le competenze“, l’Ocse mette in evidenza un dato che l’Italia conosce ma non ha il coraggio di affrontare. Mancano le competenze di base e avanzate per aumentare gli indici di produttività e per questo i risultati economici negli ultimi quindici anni sono stati inconsistenti. “Nonostante alcuni progressi nell’occupazione – premette l’Ocse – la crescita di produttività è stata stagnante”. E a creare questa stagnazione è il deficit nelle competenze inadeguate per la competitività del mercato del lavoro.

Non è la prima volta che l’Ocse punta il dito sulla questione delle competenze, evidenziando il tasso negativo dei laureati in Italia. “Solo il 20 per cento degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato – sottolinea il rapporto – a fronte della media Ocse del 30 per cento”. E non si tratta soltanto di avere meno laureati, perché chi ha un titolo di studio universitario in Italia ha “in media, un più basso tasso di competenze” in lettura e matematica (26° posto su 29 paesi Ocse). Succede poi che in Italia quando si ha la fortuna di trovare un lavoro, questo non sia correlato al percorso di studi universitari.

L’Ocse chiama questo fenomeno skills mismatch: si verifica quando le competenze di un lavoratore non sono allineate con quelle richieste per compiere uno specifico lavoro. Circa il 6% dei lavoratori possiede competenze basse rispetto alle mansioni svolte, mentre il 21% è sotto qualificato. Sorprendentemente, malgrado i bassi livelli di competenze che caratterizzano il paese, si osservano numerosi casi in cui i lavoratori hanno competenze superiori rispetto a quelle richieste dalla loro mansione, cosa che riflette la bassa domanda di competenze in Italia. I lavoratori con competenze in eccesso (11,7%) e sovra-qualificati (18%) rappresentano una parte sostanziale della forza lavoro italiana. Inoltre, circa il 35% dei lavoratori è occupato in un settore non correlato ai propri studi. Riequilibrare la domanda e l’offerta delle competenze richiede che le istituzioni nel settore dell’istruzione e della formazione siano più reattive ai cambiamenti, che ci siano politiche per il mercato del lavoro più efficaci, ed un uso migliore di strumenti di valutazione e analisi dei fabbisogni di competenze attuali ed emergenti. Che le lauree professionalizzanti pensate per le professioni tecniche possano essere una soluzione a questo problema? C’è ancora bisogno di tempo per saperlo. Infine, sono anche necessari più sforzi da parte del settore privato e la disponibilità a collaborare con queste istituzioni pubbliche.
Le Università italiane non escono bene dal rapporto Ocse sulla Strategie per le competenze, perché ancora incapaci di dare risposte formative alle esigenze del mondo del lavoro. Bacchettate anche alle imprese, ree di non usare in maniera efficace le competenze disponibili sul suolo italico e riottose ad investire in tecnologie e pratiche di lavoro che migliorino la produttività. Il problema è nel carattere delle imprese italiane, nella quasi totalità PMI con una gestione familiare, che rappresenta più dell’85 per cento del totale, e circa il 70 per cento dell’occupazione del paese. Chi le gestisce però spesso non ha le competenze adeguate mentre il livello dei salari in Italia è spesso correlato all’età e all’esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, “caratteristica – spiega l’Ocse – che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro”.

All’Italia l’Ocse riconosce l’impegno nella strategia di riforme come il Jobs Act, la Buona scuola, Industria 4.0, Garanzia Giovani e la legge Madia sulla pubblica amministrazione. In particolare della riforma dell’istruzione ha lodato il piano per il digitale e l’Alternanza scuola lavoro.
Il report suggerisce infine che un contributo, per un’azione d’insieme, possa arrivare dalla Strategia nazionale della competenze dell’Italia, un progetto che il Governo italiano conduce in collaborazione con l’Ocse e il sostegno della Commissione europea. In questo scenario l’organizzazione parigina “ha identificato 10 sfide” da basare su quattro pilastri.

Sviluppare competenze rilevanti

  • Fornire ai giovani di tutto il paese le competenze necessarie per continuare a studiare e per la vita.
  • Aumentare l’accesso all’istruzione universitaria e al contempo migliorare la qualità e la pertinenza delle competenze.
  • Aumentare le competenze degli adulti che hanno competenze di basso livello.

Attivare l ‘offerta di competenze

  • Rimuovere gli ostacoli all’attivazione delle competenze sul mercato del lavoro sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta.
  • Incoraggiare una maggiore partecipazione da parte delle donne e dei giovani nel mercato del lavoro.

Utilizzare le competenze in modo efficace

  • Utilizzare meglio le competenze sul posto di lavoro.
  • Far leva sulle competenze per promuovere l’innovazione.

Migliorare le condizioni per un sistema di competenze efficace

  • Rafforzare la governance multilivello e i partenariati al fine di migliorare il sistema delle competenze.
  • Promuovere la valutazione e la previsione dei bisogni di competenze per ridurre lo skills mismatch.
  • Investire per potenziare le competenze.

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