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Obbligo del POS per ingegneri e architetti: le ragioni di un no

Le motivazioni di Inarsind e Federarchitetti: pagamenti effettuati spesso con bonifico, sarebbe solo ulteriore costo per professionisti

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Il Pos, croce e delizia per i pagamenti italici, potrebbe fare capolino anche negli studi di ingegneri e architetti. Non avere il Pos significherebbe dover far fronte ad una sanzione fino a 30 euro per chi non accetterà i pagamenti con carte.

Mentre si aspetta l’ufficialità dell’introduzione del decreto che porterà all’obbligatorietà dell’utilizzo del Pos, monta sempre di più la polemica su quali dovranno essere le categorie professionali coperte da questo obbligo. In ogni caso, nei giorni scorsi si sta facendo sempre più largo l’ipotesi di recuperare il già esistente articolo 693 del codice penale (“chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro”) e renderlo operativo anche nei casi di transazioni commerciali effettuate con la moneta elettronica.

L’idea sarebbe quella di depenalizzare la norma a sanzione amministrativa ed inserirla, con alcuni aggiustamenti, nel decreto legislativo esaminato la scorsa settimana da Palazzo Chigi e inviato in Parlamento per i pareri che attua la nuova direttiva sui servizi di pagamento nell’Unione europea e commissioni interbancarie sulle operazioni con carta di pagamento nota come Psd2 (payment services directive) e che nella sostanza riduce le commissioni interbancarie allo 0,3% sulle carte di credito e 0,2% su quelle di debito (ad esempio il bancomat) e ancora di più sui micropagamenti fino a 5 euro.

Quale sarebbe, dunque, la vera novità? La sanzione sarebbe solo per la mancata accettazione della moneta elettronica e non la presenza o meno del Pos. Non è un dettaglio da poco.
Entrando nello specifico, tra le problematiche maggiori esposte dal viceministro all’Economia, Luigi Casero, vi era il problema dei pagamenti tra professionisti, ad esempio quando un avvocato o un ingegnere paga un collega che lavora nel suo studio. È il caso soprattutto dei professionisti associati. Il problema non si porrebbe perché la norma come congegnata andrebbe a sanzionare la mancata accettazione e solitamente gli accordi tra professionisti sono regolati da contratti nei quali sono già fissate le modalità di pagamento. E sulla questione proprio di recente è intervenuta anche Inarsind, il sindacato degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti, secondo cui

Per il pagamento delle attività svolte da ingegneri e architetti il Pos non è necessario. Il pagamento delle prestazioni di architetti e ingegneri liberi professionisti è corrisposto il più delle volte con bonifico, molto spesso a costo zero, e non tramite Pos. Il Pos obbligatorio sarebbe solo un ulteriore costo per il professionista, che lo utilizzerebbe. Inoltre, le prestazioni di progettazione o direzione dei lavori si realizzano su un arco di tempo più o meno ampio e spesso la parcella prevede compensi superiori ai mille euro”.

Una vicenda lunga e annosa, insomma, e della quale Inarsind si lamentava già qualche anno fa, sottolineando la poca pertinenza dell’utilizzo del Pos con l’attività tipica di ingegneri e architetti. Per una serie di motivazioni che, evidentemente, sono valide ancora oggi: “L’espletamento delle prestazioni di architetti ed ingegneri non vedono un committente recarsi presso lo studio del professionista, ritirare un prodotto o fruire di un servizio e quindi procedere al pagamento. Le prestazioni di progettazione, e ancor più di direzione dei lavori, si sviluppano su un arco di tempo che può essere più o meno ampio, e tipicamente, dato che i compensi minimi possono corrispondere a qualche centinaio di euro ma risultano più spesso superiori almeno ai mille euro, vengono pagate, dopo presentazione di avviso di parcella, con bonifico bancario a fronte della relativa fattura; molto spesso anche con tempi molto dilazionati rispetto alla prestazione ed all’emissione dell’avviso”.

Posizioni condivise da Federarchitetti, che però si spinge oltre: “Oggi, con la Legge 4 agosto 2017, n., abbiamo anche l’obbligo del preventivo scritto al momento dell’incarico e che in tale circostanza il professionista deve formalizzare in forma scritta o digitale rendendo noto al cliente:
1) il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico;
2) deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per gli eventuali danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.
3) la misura del compenso con un preventivo di massima adeguato all’importanza dell’opera e va pattuito indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi”.

Ecco, dunque, l’invito a tutti i professionisti di inserire, al momento della stesura del contratto, la seguente formula: “Fa parte integrante dell’incarico e del preventivo di massima la pattuizione delle modalità di pagamento degli onorari che avverrà, per espressa volontà del cliente, esclusivamente tramite assegni di conto corrente non trasferibili o bonifici bancari (indicando le coordinate e l’IBAN del conto corrente del professionista)”.

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