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Professionisti, investite nelle tecnologie digitali

È questo il monito di Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni, in audizione in Commissione Lavoro del Senato

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La quarta rivoluzione industriale esprimerà tutte le sue potenzialità solo quando verrà colmato il divario digitale nelle libere professioni. Nonostante un trend di crescita costante, solo il 40% degli studi professionali ha investito nelle tecnologie digitali, spendendo oltre 1,4 miliardi di euro nelle nuove tecnologie”. E’ questo il grido di allarme di Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni, lanciato nel corso delle audizioni su “L’impatto sul mercato del lavoro della Quarta rivoluzione industriale” in commissione Lavoro del Senato.

Secondo Stella tale ritardo “rischia di rallentare la competitività dei professionisti italiani sui mercati internazionali. Ecco perché bisogna accelerare il rapporto tra professionisti e strumenti tecnologici e digitali. A partire anzitutto da una riforma del sistema di formazione nelle Università e nei corsi di aggiornamento, che devono orientarsi verso metodi basati sull’accrescimento delle competenze pratiche, integrando nei programmi formativi universitari e nella formazione continua competenze tecnologiche, in modo da legare l’identità del professionista agli strumenti digitali”.

Concetti ribaditi, nell’audizione di maggio, anche da esponenti di altre categorie, come ad esempio l’ANIA, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici. Il Presidente Maria Bianca Farina ha spiegato che “In un contesto in cui la quarta rivoluzione Industriale comporta una ineludibile tendenza alla massima automazione attraverso nuove procedure e tecnologie produttive, è auspicabile che ciò possa avvenire contemperando le esigenze di aumento della produttività e della qualità dei prodotti e dei servizi con il mantenimento di adeguate condizioni di lavoro. E’ infatti evidente che, in assenza di studi e iniziative in materia, le conseguenze di tali repentini cambiamenti tecnologici e produttivi potrebbero essere molto pesanti: tendenziale disoccupazione tecnologica di massa, progressiva obsolescenza di professionalità e competenze, ulteriore disallineamento tra domanda ed offerta di lavoro, prevedibili criticità sul piano delle relazioni sindacali”.

Ecco perché sarà fondamentale valorizzare il fattore umano attraverso l’istruzione e la formazione. Ne sono convinti gli esponenti di R.ETE. Imprese Italia, soggetto che riunisce sotto un’unica sigla Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti: “Le persone ed il loro sapere sono l’elemento chiave del vantaggio competitivo delle micro e piccole e medie imprese e la digitalizzazione, pertanto, dovrà esaltarne le capacità”. Per trasformare l’innovazione tecnologica in un’opportunità “occorrerà quindi partire dalle imprese, accompagnando le politiche rivolte agli investimenti innovativi con politiche del lavoro e della formazione volte a creare le condizioni necessarie per soddisfare i fabbisogni emergenti del mercato”. Anche perché “l’istruzione e la formazione saranno tra i fattori più importanti in grado di governare l’effetto dei cambiamenti produttivi e tecnologici, contribuendo ad attenuare possibili fenomeni di spiazzamento e di sostituzione nel mercato del lavoro”, conclude R.ETE. Imprese Italia.

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Uno sforzo collettivo, dunque, che deve coinvolgere anche l’Amministrazione Pubblicazione. Nell’audizione davanti alla Commissione Lavoro del Senato, Gaetano Stella di Confprofessioni ha concluso dicendo che il settore delle professioni va sostenuto con importanti investimenti nel digitale anche grazie “all’utilizzo dei benefici e sistemi di premialità economica che sono a disposizione dello Stato e delle Regioni, sfruttando le risorse per lo sviluppo proposte dai programmi europei”. Interventi necessari anche con normative nuove: “La partecipazione dei professionisti ai contratti di rete, introdotta con la nuova legge sul lavoro autonomo, favorirà certamente le aggregazioni multidisciplinari ma bisogna intervenire anche sulle Società tra professionisti per vincere la sfida del professionista 4.0”.

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