Professionisti tecnici esclusi dalla commissione sul Bim: è ira | Ingegneri.info

Professionisti tecnici esclusi dalla commissione sul Bim: è ira

In una lettera inviata al ministero delle Infrastrutture, il Consiglio nazionale ingegneri ha lamentato la presunta assenza di esponenti della professione tecnica nella commissione istituita sul Bim (Building Information Modeling)

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Le professioni tecniche sono ‘sul piede di guerra’ sul tema del Building Information Modeling (Bim). Nelle scorse settimane infatti è stata istituita dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una commissione ministeriale che dovrebbe curare tutti gli aspetti per l’integrazione nel sistema edilizio nazionale dei cosiddetti “processi innovativi” come il Bim, secondo la definizione indicata nella direttiva europea sugli appalti poi integrata all’interno del nuovo Codice Appalti italiano.

Il punto, per le professioni tecniche, è che la commissione istituita sotto il coordinamento del Provveditore Ing. Pietro Baratono non sarebbe composta che da rappresentanti di alcune Università italiane e non includerebbe alcuna rappresentanza di architetti, ingegneri o altri professionisti tecnici.

Spiega Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale ingegneri e coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche:
“Ancora una volta commissioni importanti per il futuro delle attività dei professionisti vengono istituite senza che questi possano dare un contributo di merito. Essere ascoltati non equivale a scrivere le regole. Il perché di questa scelta è incomprensibile, dal momento che esiste la possibilità, attraverso un unico soggetto – la Rete delle Professioni Tecniche – di coinvolgere tutti i consigli nazionali interessati senza dover aumentare in modo non utile il numero dei soggetti coinvolti”.

Per sollecitare una revisione sul tema, il Consiglio nazionale ingegneri ha inviato al ministro Graziano Delrio una lettera nei giorni scorsi (che potete scaricare alla fine dell’articolo).

Aggiunge Zambrano:
“I processi innovativi come il BIM per i professionisti sono una occasione per ristrutturare i propri studi, per sperimentare nuovi modelli organizzativi, per favorire le aggregazioni, superare le competenze,fare, in concreto, multi ed inter disciplinarietà. Perché non si è voluto cogliere questo aspetto? Perché, ancora una volta, non si è voluto avere una visione strategica, cogliendo l’obbligo del codice come momento di confronto con i soggetti, tra cui i professionisti, che hanno già una esperienza reale costruita sulle proprie spalle e con le proprie risorse? Non abbiamo risposte a questi perché. Abbiamo solo la conferma di un paese che, alla vigilia di importanti riforme istituzionali, potenzialmente capaci di proiettarlo in una nuova e diversa dimensione, procede secondo i soliti metodi ed i soliti schemi, offrendo un quadro di situazioni che sanno solo riprodursi senza mai cambiare, vanificando così gli sforzi che alcuni, nello specifico i professionisti, stanno concretamente facendo per eliminare quanto di sbagliato e di superato esiste nelle proprie organizzazioni, nelle proprie strategie, nelle proprie rappresentanze”.

Conclude Zambrano:
“Se e quando la commissione ci chiamerà parteciperemo e daremo il nostro contributo ma non potremo evitare di veicolare a tutti gli iscritti negli ordini e collegi delle professioni tecniche il dispiacere e l’amarezza per questa ennesima dimostrazione di distanza della politica dal mondo delle professioni”.

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