Tutti vogliono diventare privacy officer: ecco perché | Ingegneri.info

Tutti vogliono diventare privacy officer: ecco perché

Mentre in Italia scoppia la fobia del cyber-spionaggio, aziende private e imprese pubbliche hanno poco più di un anno per mettersi in regola con il nuovo regolamento sulla data protection. E allora è boom di iscritti ai corsi per accedere alla certificazione di Privacy Officer

Protezione Dati personali
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Mentre in Italia si registrano casi eclatanti di possibile cyber-spionaggio, ci sono liberi professionisti che da tempo hanno iniziato a investire sulla sicurezza e la protezione dei dati personali come un possibile nuovo ambito professionale. Infatti manca ormai poco più di anno dal termine ultimo per le imprese pubbliche e private per adeguarsi al nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali.

È questo il driver principale per cui è in aumento costante e significativo il numero dei tecnici che si sta specializzando nel ‘mestiere’ della data protection. Gli iscritti ai corsi per ottenere la certificazione di privacy officer alla fine del 2016 sono risultati quasi il 30% in più dell’anno precedente. Dei 1.302 totali che hanno partecipato ai percorsi formativi, 301 sono stati già certificati da TÜV Italia. E intanto più di 200 nuove richieste di adesione a Federprivacy sono ancora in attesa di essere evase, segno che non è più un segreto ormai che l’ambito della data protection è riconosciuto come un’occasione preziosa di lavoro.

A fare il punto sul tema è Federprivacy, la federazione italiana privacy, che ha pubblicato una serie di statistiche sulle richieste di adesione e certificazione alle professioni della data protection all’inizio di un anno che, come abbiamo già detto, sarà cruciale sul tema.

Se infatti a decorrere dal 25 maggio 2018 l’Autorità Garante potrà iniziare a sanzionare le violazioni sulla base del Regolamento UE 2017/679, con multe che potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo dei trasgressori, le aziende hanno infatti necessità di avvalersi di esperti della materia per farsi trovare conformi entro la scadenza. In questo senso, le statistiche sono chiare:

  • Federprivacy alla data di dicembre 2016 ha organizzato 33 edizioni di corsi, registrando un +28,6% rispetto all’anno precedente
  • Sul totale di coloro che hanno frequentato i percorsi formativi, 188 hanno ottenuto l’Attestato di Qualità dei servizi ai sensi della Legge 4/2013
  • Sempre sul totale dei partecipanti, e ben 301 hanno invece già conseguito la certificazione di Privacy Officer dell’ente TÜV Italia, che rilascia il riconoscimento in conformità agli standard internazionali della Norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024:2012

Statistiche Federprivacy

“A parte gli ottimi risultati ottenuti finora, ciò che dimostra come si stia ormai affermando una vera e propria categoria professionale, è il fatto che a 2017 appena iniziato non siamo riusciti a far fronte regolarmente a tutte le richieste ricevute – spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy – in pochissimo tempo ci sono arrivate più di 200 nuove domande di iscrizione alla nostra associazione, e per questo chiediamo ai nuovi associati un po’ di pazienza per darci modo di evadere tutte le adesioni pervenute, con le quali ci attestiamo adesso vicino a quota 1.500 iscritti. Inoltre, nelle ultime settimane abbiamo visto andare al completo tutte le edizioni del nostro corso Master Privacy Officer in calendario nel primo semestre (SCOPRI DI PIU’ SUL MASTER QUI). Ovviamente, questo fenomeno è dovuto al nuovo fabbisogno di esperti generato dal GDPR, ma soprattutto al fatto che migliaia di aziende pubbliche private devono nominare un data protection officer.”

A proposito di quest’ultima figura, poiché il testo della nuova normativa comunitaria non detta soglie fisse o parametri chiaramente definiti, eccetto che per le pubbliche amministrazioni nelle quali il DPO è tassativo, Federprivacy ha emanato la circolare di approfondimento “Casi di nomina obbligatoria del responsabile della protezione dei dati nel Regolamento UE 2016/679”, elaborata per aiutare le imprese a determinare se ricadono o meno nell’obbligo del data protection officer. La circolare si può scaricare alla fine dell’articolo.

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