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Rapporto Almalaurea 2017: la laurea conviene, sempre

Pubblicato il Rapporto AlmaLaurea 2017 sull’occupazione e il profilo dei laureati: cala la disoccupazione, aumenta il lavoro stabile

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Laurearsi conviene sempre. Chi ha frequentato con profitto l’università gode di vantaggi occupazionali significativi rispetto ai diplomati di scuola secondaria superiore durante l’arco della vita lavorativa: nel 2016, il tasso di occupazione della fascia d’età 20-64 è il 78% tra i laureati, contro il 65% di chi è in possesso di un diploma. È questo uno dei dati più interessanti che emerge dal Rapporto AlmaLaurea 2017 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati.

Le indagini hanno coinvolto i laureati di 71 università italiane e il rapporto ha preso in esame le performance formative di oltre 270 mila laureati nel 2016: in particolare, 156 mila triennali (o di primo livello), 79 mila nei percorsi magistrali biennali e 34 mila laureati a ciclo unico. Il rapporto di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale ha indagato 620 mila laureati di primo e secondo livello nel 2015, 2013 e 2011 intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

In generale, nel 2016 quasi la metà del totale dei laureati (47%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado. I laureati magistrali biennali sono i più propensi alla mobilità geografica per motivi di studio: il 35% ha conseguito il titolo in una provincia diversa e non limitrofa a quella di conseguimento del diploma di scuola secondaria (contro il 24% dei laureati triennali e il 25% di quelli a ciclo unico).

AUMENTANO I LAUREATI STRANIERI

La quota di laureati di cittadinanza estera è del 3,5% sul complesso dei laureati, con una punta del 4,6% nei corsi magistrali biennali. Un aumento significativo rispetto al 20016, quando gli stranieri erano solo il 2,3% del totale. Per quanto riguarda la provenienza: il 53% dei laureati esteri proviene dall’Europa, in particolare il 14% proviene dall’Albania e il 10% dalla Romania. I laureati cinesi, cresciuti notevolmente negli ultimi anni, sono il 9% nel 2016. Il 14% proviene dal continente africano (e un 10% dalle Americhe (in particolare dal Perù, 2%).

L’ETA’ MEDIA DEI LAUREATI

Altro capitolo importante, l’età media al conseguimento della laurea, che nel 2016 è pari a 26,1 anni: in particolare, 24,9 anni per i laureati triennali, 26,9 per i magistrali a ciclo unico e 27,5 anni per i laureati magistrali biennali. L’età alla laurea è diminuita in misura apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma e continua a diminuire negli ultimi anni: l’età media era infatti 27,1 anni nel 2006, di un anno più elevata rispetto alla situazione attuale. La regolarità negli studi, che misura la capacità di concludere il corso di laurea nei tempi previsti dagli ordinamenti, non è certo migliorata, anzi. Se nel 2006 concludeva gli studi in corso il 34% dei laureati, nel 2016 la percentuale raggiunge il 49%: nello specifico, il 57% tra i magistrali biennali, il 48% tra i triennali e il 37% tra i magistrali a ciclo unico.

LE ESPERIENZE ALL’ESTERO

Molto interessante, inoltre, il dato riguardante gli studenti che nel 2016 hanno svolto esperienze di studio all’estero, riconosciute dal corso di studi: sono il 10,6% (nel 2006 erano il 7,6%). I laureati triennali sono tendenzialmente meno coinvolti da tali tipi di esperienze (8%) rispetto ai laureati magistrali a ciclo unico (15%) e a quelli biennali (15%); a questi ultimi si aggiunge un’ulteriore quota di laureati che ha partecipato a programmi comunitari di studio all’estero solamente durante il percorso triennale e che porta così a una quota totale del 19% nell’arco del 3+2: un valore prossimo all’obiettivo fissato in sede europea per il 2020 pari al 20%.

Inoltre, l’8% del complesso dei laureati ha sostenuto esami all’estero poi convalidati al rientro e il 5% (quota che sale al 9% fra i laureati magistrali biennali) ha preparato all’estero una parte significativa della tesi. Dal Rapporto emerge la figura di un laureato che vanta apprezzabili conoscenze linguistiche: la quota dei laureati 2016 con una conoscenza “almeno buona” dell’inglese scritto si aggira sul 76% e raggiunge l’80% tra i laureati magistrali biennali.

Negli ultimi dieci anni si è registrata una flessione della quota di laureati con esperienze di lavoro durante gli studi (dal 75% al 65%), probabilmente per effetto sia della crisi economica sia del progressivo ridursi della quota di popolazione adulta iscritta all’università. Le esperienze di lavoro hanno caratterizzato il 65% dei laureati triennali, il 58% dei magistrali a ciclo unico e il 67% dei magistrali biennali. Più nel dettaglio, nel 2016, 6 laureati su cento hanno conseguito la laurea lavorando stabilmente durante gli studi (lavoratori-studenti); gli studenti-lavoratori rappresentano il 59% dei laureati del 2016. Specularmente, l’incidenza di laureati che giungono al conseguimento del titolo privi di alcun tipo di esperienza lavorativa è aumentata negli ultimi 10 anni e nel 2016 raggiunge il 35% (+11 punti percentuali rispetto ai laureati del 2006). AlmaLaurea mostra, attraverso specifici approfondimenti, che fare un’esperienza di studio all’estero con un programma europeo o svolgere un tirocinio curriculare o avere lavorato occasionalmente durante gli studi, a parità di condizioni, aumenta le chance di trovare un lavoro ad un anno dalla conclusione degli studi. Nello specifico, le esperienze di studio all’estero con programmi europei aumentano le chance occupazionali del 12%, i tirocini dell’8% e aver lavorato occasionalmente durante gli studi del 48%.

IL POST LAUREA

Ora, uno sguardo approfondito sul post laurea. Aumenta decisamente il numero dei neo laureati che è disponibile a lavorare all’estero: in particolare, il 49% dei laureati è favorevole a trovare occupazione in uno Stato europeo (era il 38% nel 2006); il 35% è addirittura pronto a trasferirsi in un altro continente. E numeri positivi arrivano anche dalla percentuale di occupazione in seguito al conseguimento del titolo accademico: ad un anno dalla laurea risulta occupato il 68% dei laureati triennali e il 71% dei laureati magistrali biennali. Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un miglioramento, seppur lieve, del tasso di occupazione.

AUMENTA IL TASSO DI OCCUPAZIONE

Dopo la significativa contrazione intervenuta tra il 2008 e il 2013 (-16 punti percentuali per i triennali; -11 per i magistrali), nell’ultimo triennio il tasso di occupazione è aumentato di oltre 2 punti percentuali per i triennali e di 1 punto per i magistrali biennali. I laureati triennali presentano, ad un anno, un tasso di disoccupazione pari al 21%, mentre i laureati magistrali biennali mostrano un tasso di disoccupazione del 20%. Per il terzo anno consecutivo si registra una diminuzione del tasso di disoccupazione. Tuttavia, il confronto con il 2008 risulta ancora penalizzante: di fatto il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato negli ultimi otto anni (dall’11% al citato 21% per i triennali e dall’11% al 20% per i magistrali biennali). Per quanto concerne il tipo di contratto e impiego, l’attività autonoma (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) riguarda il 14% dei laureati triennali e il 9% dei laureati magistrali biennali. Per i laureati triennali sono in aumento di 1 punto percentuale i contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato (compreso quello a tutele crescenti) che passano in un anno dal 28% al 29%; sono in aumento di 5 punti percentuali anche per i laureati magistrali biennali, cresciuti in un anno dal 29% al 34%. D’altra parte, rispetto all’indagine del 2008, si registra un aumento del lavoro autonomo, rispettivamente, di 5 punti percentuali tra i laureati triennali e di 3 punti percentuali tra i laureati del biennio magistrale. Il tempo indeterminato, invece, ha subìto una significativa contrazione (-13 punti percentuali) per i laureati triennali, mentre ritorna ai livelli di otto anni fa per i magistrali biennali. Nell’ultimo anno si registra inoltre, tra i triennali, un aumento dei contratti non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) e, parallelamente, una modesta ma confortante diminuzione dei lavori non regolamentati da alcun contratto.

IN CRESCITA LA RETRIBUZIONE MEDIA

Aumenta per il terzo anno consecutivo la retribuzione media, che è di 1.104 euro mensili netti per i laureati triennali e di 1.153 euro mensili netti per i laureati magistrali biennali. L’incremento evidenziato nell’ultimo triennio non è però ancora in grado di colmare la significativa perdita retributiva (-23% per i triennali, -20% per i magistrali biennali) registrata nel quinquennio 2008-2013.

E a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è pari all’87% tra i laureati triennali e all’84% tra i laureati magistrali biennali. Rispetto al 2015, il tasso di occupazione è in aumento di quasi 2 punti percentuali per i triennali e risulta sostanzialmente stabile per i magistrali.

L’estensione dell’arco temporale di osservazione al primo quinquennio successivo alla laurea consente di effettuare una valutazione più completa delle caratteristiche della tipologia lavorativa. Tra i laureati del 2011, a cinque anni dal conseguimento del titolo, il lavoro autonomo (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) si attesta al 14% tra i laureati triennali, mentre sale al 18% tra i laureati del biennio magistrale. La quota di chi è assunto con contratto a tempo indeterminato raggiunge il 61% tra i triennali e il 56% tra i magistrali biennali. A cinque anni dal titolo, 15 occupati triennali su cento sono assunti con un contratto non standard; sono 17 su cento tra i magistrali biennali. Tali quote figurano in tendenziale aumento negli ultimi anni, in particolare per i laureati triennali. E sempre considerando un arco di tempo di cinque anni, la retribuzione mensile netta è pari a 1.362 euro per i laureati triennali e 1.405 euro per i colleghi magistrali biennali. La rilevazione evidenzia, dopo l’aumento registrato lo scorso anno, una sostanziale stabilità delle retribuzioni reali (ovvero che tengono conto del mutato potere d’acquisto) per i laureati triennali e un aumento retributivo, seppure lieve (+1%), per i magistrali biennali. Nonostante il miglioramento degli ultimi anni, le retribuzioni registrate nel 2016 sono inferiori rispetto a quelle del 2012.

A CINQUE ANNI DALLA LAUREA: IL TIOLO “FUNZIONA”

Col trascorrere del tempo migliorano le caratteristiche del lavoro svolto e, tra queste, anche l’efficacia del titolo. A cinque anni dal conseguimento del titolo la laurea risulta “molto efficace o efficace” per il 63% dei laureati triennali occupati e per il 54% dei laureati magistrali biennali occupati.

A cinque anni dalla laurea lavora all’estero circa il 7% dei laureati magistrali biennali di cittadinanza italiana (valore in lieve aumento nell’ultimo triennio). Chi decide di spostarsi all’estero per motivi lavorativi risulta generalmente più brillante (in particolare in termini di votazione negli esami e regolarità negli studi) rispetto a chi decide di rimanere in Italia a lavorare.

A cinque anni dal conseguimento del titolo magistrale, oltre l’80% degli occupati all’estero lavora in Europa: il 19% lavora nel Regno Unito, il 12% in Svizzera e una medesima quota in Germania, il 10% in Francia, il 6% in Spagna. E’ inferiore al 10% la quota di occupati nelle Americhe, a cui si aggiunge un ulteriore 5% di occupati in Asia.

Le retribuzioni medie percepite all’estero sono notevolmente superiori a quelle degli occupati in Italia: i laureati magistrali biennali guadagnano, a cinque anni dal titolo, 2.202 euro mensili netti, +64% rispetto ai 1.344 euro dei colleghi occupati in Italia.

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