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Rating di legalità, in vigore il nuovo regolamento

A rilasciarlo non è l'ANAC ma l'AGCM, Autorità garante della concorrenza e del mercato. Premialità per le aziende che siglano intese di buone pratiche con i ministeri

Rating di legalità
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É stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 28 maggio 2018, n. 122, Bollettino AGCM del 28 maggio 2018, n. 20, la Delibera AGCM del 15 maggio 2018, n. 27165, recante il regolamento attuativo in materia di rating di legalità, in vigore dal 29 maggio 2018.

Che cos’è il rating di legalità?

Il rating di legalità è stato introdotto nel nostro ordinamento dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27, nel cui articolo 5-ter era prevista la promozione di principi etici nei comportamenti aziendali.
Si tratta di una misura che interessa le imprese operanti nel territorio nazionale che raggiungono un fatturato minimo di due milioni di euro, attribuito secondo criteri e modalità stabilite da un regolamento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM).
Tale rating, si differenzia dal rating di impresa, previsto dall’articolo 83, comma 10, del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, c.d. Codice dei contratti pubblici, in quanto quest’ultimo viene rilasciato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), mediante apposita certificazione e su richiesta.
Il rating di impresa è un sistema connesso a requisiti reputazionali valutati sulla base di indici qualitativi e quantitativi, oggettivi e misurabili, nonché sulla base di accertamenti definitivi che esprimono l’affidabilità dell’impresa, stabiliti dall’ANAC mediante apposito regolamento e utili per la qualificazione dell’impresa nel settore dei contratti di appalto e concessione.

Cosa prevede il nuovo regolamento

Il nuovo regolamento, si compone di nove articoli e prevede un sistema di attribuzione di un punteggio corrispondente a delle “stelle”, da una a tre, con una durata di due anni dal rilascio e rinnovabile su richiesta.
L’impresa che intende ottenere il rating di legalità deve presentare all’AGCM apposita domanda sottoscritta dal legale rappresentante e redatta mediante compilazione del formulario pubblicato sul sito dell’Autorità.
L’articolo 2 del regolamento, si occupa di individuare i requisiti soggettivi che l’impresa deve possedere per poter validamente ottenere il rating, spaziando da presupposti di regolarità fiscale, contributiva e previdenziale all’assenza di pronunce penali o antitrust sfavorevoli.
Una volta ottenuto il punteggio, l’impresa potrà incrementarlo nel caso in cui adotti uno degli strumenti indicati nell’articolo 3, ovvero, ad esempio, aderisca a protocolli ministeriali o intese di legalità finalizzate a prevenire e contrastare le infiltrazioni mafiose, utilizzi sempre sistemi di tracciabilità dei pagamenti, adotti programmi o forme di organizzazioni particolarmente rispettose dei principi etici e di prevenzione o contrasto della corruzione.
Naturalmente, al venir meno di alcuno dei requisiti utili all’attribuzione del punteggio l’Autorità potrà disporne la riduzione, la sospensione, il mancato rinnovo o la revoca.

Le novità più importanti per il rating di legalità

Le novità più rilevanti riguardano le previsioni dell’articolo 5 del regolamento, relativamente al procedimento per l’attribuzione del rating.
Ed in particolare, il comma 3-bis stabilisce che ai fini delle valutazioni necessarie per l’attribuzione del rating, l’Autorità può sottoporre richieste di informazioni e/o di pareri ai Ministeri dell’interno e della giustizia.
L’ulteriore modifica è fortemente influenzata da un’ottica di adeguamento al nuovo articolo 213, comma 7 del Codice dei contratti.
In questa norma, è previsto che l’ANAC deve collaborare con l’AGCM per la rilevazione dei comportamenti aziendali meritevoli di valutazione al fine dell’attribuzione del rating e che il rating di legalità concorre alla determinazione del rating di impresa di cui all’articolo 83, comma 10 del Codice dei contratti.
In quest’ottica, il nuovo comma 3-ter dell’articolo 5 del regolamento, stabilisce che ove emergano o vengano segnalati da istituzioni preposte al controllo della legalità elementi o comportamenti oggettivamente rilevanti ai fini della valutazione delle richieste di attribuzione del rating, anche sotto il profilo della violazione di regole di diligenza e del mancato rispetto dei principi di legalità informatori dell’ordinamento, l’Autorità sospende il procedimento per un periodo di tempo non superiore ai dodici mesi, prorogabile motivatamente in casi di particolare gravità, al fine di svolgere i necessari accertamenti.

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