Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio dell’Autorità: ecco come è cambiato | Ingegneri.info

Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio dell’Autorità: ecco come è cambiato

Ricorso al procedimento di oblazione, revisione di alcune sanzioni pecuniarie e revisione della fase istruttoria. Ecco le modifiche apportate da Anac

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In attesa dell’approvazione del nuovo Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio, Anac ha deliberato di approvare una modifica allo stesso, per adeguare alcune previsioni a quanto stabilito dall’art. 16 della legge n. 689 del 1981, recante la normativa di modifica del codice penale.

Come è noto, l’Autorità ha il potere di irrogare sanzioni amministrative pecuniarie nei confronti dei soggetti che rifiutano od omettono, senza giustificato motivo, di fornire le informazioni o di esibire i documenti richiesti dalla stessa e nei confronti degli operatori economici che non ottemperano alla richiesta della stazione appaltante o dell’ente aggiudicatore di comprovare il possesso dei requisiti di partecipazione alla procedura di affidamento, entro il limite minimo di euro 250 e il limite massimo di euro 25.000.

Nei confronti dei soggetti che, a fronte della richiesta di informazioni o di esibizione di documenti da parte dell’Autorità, forniscono informazioni o esibiscono documenti non veritieri e nei confronti degli operatori economici che forniscono alle stazioni appaltanti o agli enti aggiudicatori o agli organismi di attestazione, dati o documenti non veritieri circa il possesso dei requisiti di qualificazione, fatta salva l’eventuale sanzione penale, l’Autorità ha il potere di irrogare sanzioni amministrative pecuniarie entro il limite minimo di euro 500 e il limite massimo di euro 50.000.

In buona sostanza, tale regolamento adegua alle previsioni normative del Nuovo Codice degli appalti (D.lgs. 50/2016), una disciplina già prevista nel vecchio codice e regolamentata dal DPR 207/2010.

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Il documento, dopo il superamento dello stato in consultazione terminata il 19 luglio scorso, risulta modificato e ANAC ne dà notizia attraverso la delibera 949 del 13 settembre 2017 (vedi qui il comunicato pubblicato in Gazzetta Ufficiale).

Con tale provvedimento, l’Autorità, visto anche l’art. 213, comma 13, del nuovo Codice dei contratti, ha deliberato di applicare il procedimento di oblazione a tutti i casi in cui la violazione accertata, non preveda l’applicazione della misura interdittiva dalla partecipazione alle gare, ovvero ai soli casi in cui non vi sia accertamento dell’elemento soggettivo della gravità della violazione e dunque:

  • a) nei confronti dei soggetti che rifiutano od omettono di fornire le informazioni o di esibire i documenti richiesti dall’Autorità; ovvero che hanno fornito informazioni o esibito documenti non veritieri ovvero in ritardo, senza giustificato motivo;
  • b) nei confronti delle S.A.(*) che omettono o ritardano l’inserimento dei C.E.L. (*) nella banca dati dell’Osservatorio;
  • c) nei confronti dei soggetti che non ottemperano alla richiesta della S.O.A. volta all’accertamento dei titoli autorizzativi a corredo dei C.E.L.(*) rilasciati da committenti non tenuti all’applicazione del codice;
  • d) nei confronti dei Rup delle S.A.(*) che omettono o ritardano la comunicazione e trasmissione all’Autorità, ai sensi dell’art. 106, co. 14, e 213, co. 13, del d.l.vo 50/2016, delle varianti in corso d’opera, per i contratti di appalto per lavori, servizi o forniture;
    e) nei confronti dei Rup delle S.A. (*) che omettono o ritardano la comunicazione all’Autorità ai sensi dell’art. 213, co. 13, del codice, della nuova scheda tipo, come previsto nella delibera sul contenuto del Casellario, della relazione dettagliata sul comportamento dell’o.e.(*);
    f) nei confronti delle S.A. (*) che omettono o ritardano ai sensi dell’art. 106, co. 8, del d.l.vo 50/2016, in caso di mancata/ritardata comunicazione all’Autorità delle modificazioni al contratto di appalto per lavori, servizi o forniture;
    g) nei confronti dei Rup delle S.A. (*), ai sensi dell’art. 107, co. 4, del d.l.vo 50/2016, per l’omessa o ritardata comunicazione all’Autorità, circa le sospensioni di lavori che superino il quarto del tempo contrattuale complessivo;

(*«s.a.», i soggetti di cui all’art. 3, co. 1, lett. o), d.lgs. n. 50/2016;)

(*«C.E.L.», il Certificato di Esecuzione Lavori;)

L’Autorità ha inoltre deliberato:

  1. di quantificare la sanzione pecuniaria applicabile in misura ridotta in:
    – Euro 500 nel caso in cui la violazione contempli il rifiuto o l’omissione (art. 213, c.13, 1° periodo);
    – Euro 1000 nel caso in cui la violazione contempli la produzione di dichiarazioni e/o documentazione non veritiere (art. 213, c.13, 2° periodo);
  2. di apportare al Regolamento unico in materia di esercizio del potere sanzionatorio da parte dell’Autorità la modifica dell’art. 6 che viene così riformulato con l’aggiunta del punto di cui alla lett. h), come di seguito:
    “Articolo 6
    Fase istruttoria
    h) la facoltà per il soggetto responsabile della violazione, nei casi in cui non ricorra in astratto l’ipotesi per l’applicazione di misure interdittive dalla partecipazione alle gare, di aderire al pagamento in misura ridotta previsto dall’art.16 della Legge 689/81. L’intervenuto pagamento, entro 60 giorni dalla contestazione degli addebiti, estingue il procedimento.”

Leggi anche: Guida al codice appalti: i poteri sanzionatori dell’ANAC

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