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Responsabilità solidale negli appalti: ecco come cambia

In vigore da subito, il decreto legge che abroga il lavoro accessorio e accentua la tutela in favore dei lavoratori

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Pubblicato ed entrato subito in vigore il decreto legge n. 25/2017 dispone l’abrogazione del Capo VI del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, in tema di lavoro accessorio.

Gli articoli 48, 49 e 50 del D.Lgs 81/20158, infatti, non saranno più da considerare per la relativa disciplina, salvo, come si legge nel comma 2 del D.L. 25/2017, i buoni per prestazioni di lavoro accessorio richiesti alla data di entrata in vigore del decreto, prevedendo un regime transitorio.

La ragione alla base sta nel fatto che è stata ritenuta straordinaria la necessità di superare l’istituto del lavoro accessorio per contrastare pratiche elusive

Per quanto riguarda la disciplina in materia di appalti di opere e servizi, il Decreto mira a ripristinare integralmente la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, per garantire in modo più efficace la tutela in favore dei lavoratori impiegati.

Per raggiungere questo obiettivo, è stato modificato l’articolo 29 del decreto legislativo n. 276 del 2003, che dall’entrata in vigore del provvedimento non riporterà più nel testo del secondo comma il riferimento alle diverse disposizioni dei contratti collettivi nazionali sottoscritti.

La reazione dell’ ANCE (Associazione nazionale dei costruttori edili) non sembra essere per nulla positiva.
Infatti, così come si legge dal comunicato stampa, secondo ANCE la normativa attuale non riduce in nessun modo le garanzie a favore dei lavoratori. Anzi rafforza la competenza delle parti sociali nell’individuare in sede contrattuale strumenti più rigorosi di controllo. Inoltre l’abrogazione dell’obbligo di chiamare in causa tutte le imprese coinvolte nel vincolo di solidarietà lede il diritto delle imprese regolari e corrette di conoscere da subito l’avvio di eventuali azioni giudiziarie, a tutela anche dei lavoratori. Viene inoltre soppresso il principio della “preventiva escussione del debitore principale”, penalizzando ulteriormente tutte le imprese della filiera produttiva e non direttamente il debitore principale, che in questo modo viene di fatto ulteriormente deresponsabilizzato.

In attesa di conoscere nel dettaglio le nuove norme – sottolinea Buia, Il Presidente dell’ANCE- ritengo comunque che sia stato fatto un passo indietro che danneggia le imprese corrette, spina dorsale del tessuto economico del nostro Paese. Il problema si doveva risolvere nell’ambito delle politiche contrattuali e attraverso il dialogo sindacato-imprese, come l’Ance chiedeva da tempo alle organizzazioni sindacali. Stando così le cose, sarebbe stato meglio andare al referendum”.

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