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Ricostruzione de L’Aquila: gli ingegneri lanciano l’allarme

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La mancanza di certezza sui tempi di finanziamenti, la ridotta sicurezza antisismica delle costruzioni e il rischio di comportamenti non etici nella rinascita dell’Abruzzo colpito dal sisma sono le principali criticità contenute in un documento sottoscritto dal Censu (Centro nazionale studi urbanistici), dal CNonsiglio nazionale degli Ingegneri (Cni) e da tutti gli Ordini provinciali degli ingegneri, nonché dalla Federazione degli Ordini dell’Abruzzo.

L’eccessivo allungamento dei tempi di ricostruzione e il ritardo nell’avvio dei lavori di recupero degli edifici danneggiati hanno già portato gli ingegneri italiani a esprimere forti perplessità sulla soluzione di guidare gli interventi di ricostruzione post-terremoto dell’Aquila attraverso complicati e farraginosi Piani di Ricostruzione, inutili per come sono stati concepiti e che innescano burocrazie difficilmente gestibili.

Ora, con la sottoscrizione del documento vengono sottolineati gli aspetti che non sembrano avere ancora avuto la giusta risposta. A partire dall’eccessiva burocratizzazione dei Piani di Ricostruzione e dall’ingerenza delle Università nella fase di progettazione.

Gli ingegneri sottolineano dunque la necessità di individuare le priorità di intervento, distinguendo la situazione de L’Aquila, capoluogo regionale e città di grande rilevanza storica, rispetto ai piccoli centri rurali, nuclei e case sparse e coinvolgere, sin dalla fase di progettazione, le professionalità locali che costituiscono il naturale tramite tra la società civile e le strutture tecniche di coordinamento.

“Il piano di ricostruzione dovrà farsi carico, accompagnandolo dove possibile e in modo tempestivo, con direttive più che con norme, con accordi più che con vincoli, di un progetto edilizio complessivo che appare sempre più urgente e indifferibile, sul quale concentrare tutte le risorse – si legge nel documento –“.

Per quanto riguarda la certezza dei tempi e dei finanziamenti diventa indispensabile definire, immobile per immobile, l’entità del finanziamento pubblico e l’impegno integrativo del proprietario sulla base di un progetto edilizio, seppur di massima. Come è avvenuto in Friuli, l’anticipo dell’erogazione del contributo pubblico e le agevolazioni fiscali, come ad esempio l’esenzione Iva, sono stati fondamentali per l’avvio dei cantieri.

È altrettanto importante saper valutare le proporzioni del mix pubblico-privato che si sta componendo e che va programmato con precisione. Nelle ricostruzioni già avvenute nel passato le risorse pubbliche erogate hanno movimentato almeno altrettante risorse private e questo mix è stato il motore vero di una ricostruzione compiuta.

Il miglioramento degli edifici che i tecnici possono garantire con l’adeguamento del 100% alla normativa sismica costituisce un’indicazione di civiltà ed è il primo fattore di sicurezza, anche psicologica, di un territorio esposto a rischio terremoto. Sul fronte della sicurezza antisismica degli edifici riparati o esistenti, gli ingegneri considerano assurdo il limite dell’80% del contributo pubblico e il restante 20% a carico del privato.

Inoltre l’adeguamento sismico, come è per l’edificio ricostruito ex novo, deve essere totale anche per quello riparato e in questa ottica, va messo in atto un importante e esteso processo di adeguamento per il patrimonio edilizio esistente, anche non danneggiato.

Infine, l’etica della ricostruzione. La complessa macchina dell’edilizia che si metterà in moto deve essere equilibrata anche sul piano degli interessi contrapposti che si metteranno in gioco. Il ruolo del tecnico, pubblico e privato, quello della pubblica amministrazione e delle imprese devono garantire la trasparenza del processo. Il Cni ha proposto un Codice etico per la ricostruzione al fine di garantire un comportamento deontologico degli ingegneri, ma anche per prevenire situazioni non-etiche.

O.O.

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