Riforma delle professioni: gli ingegneri propongono modifiche | Ingegneri.info

Riforma delle professioni: gli ingegneri propongono modifiche

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Indifferenza verso le istanze e le osservazioni avanzate”. Questa la denuncia che arriva dalle categorie tecniche che si sono riunite in occasione dell’audizione inerente l’esame dello schema di decreto del presidente della Repubblica relativo al regolamento sulla riforma degli ordinamenti professionali, che si è tenuta martedì 24 luglio alla Camera dei Deputati, nell’ambito della II Commissione Giustizia.

Ad illustrare gli aspetti più spinosi della norma su cui si chiede un intervento immediato, a partire dalla proroga del dpr al 31 dicembre 2012 – rispetto alla data ad oggi prevista, quella del 13 agosto 2012 -, Armando Zambrano, coordinatore del Pat, organizzazione che raggruppa e rappresenta le professioni dell’area tecnica e presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni).

Lo schema presenta, secondo Zambrano, una serie di criticità tali da renderlo inidoneo ad attuare i principi sanciti dall’art.3 del Dl 138/2011, come sottolineato anche dal parere fornito dal Consiglio di Stato del 10 luglio scorso.

“La norma va assolutamente rivista. – ha sostenuto Zambrano -. In particolare per quello che riguarda i tirocini formativi siamo in completa violazione della legge di delega. L’obbligatorietà degli stessi andrebbe infatti contemplata nei soli casi espressamente previsti dalle singole discipline professionali. Il rischio è di creare gravi impedimenti ai giovani ingegneri nell’inserimento nel mercato del lavoro in una fase particolarmente complicata per il Paese”.

Tirocinio formativo, ma anche copertura assicurativa, oltre alle disposizioni sul procedimento disciplinare delle professioni – tranne quelle sanitarie – sono questi gli ambiti nei quali sono state presentate una serie di modifiche, condivise con lo stesso Consiglio di Stato. Sotto la lente di ingrandimento anche la formazione continua che, secondo Zambrano “va pienamente attribuita ai Consigli nazionali degli ordini o collegi con propri regolamenti e non al Ministro vigilante. Solo in questo modo si consentirà una risposta immediata ed efficace all’aggiornamento continuo”. E va sempre in questa direzione la posizione espressa in merito all’assicurazione “non esiste ad oggi un quadro di riferimento chiaro e, come già previsto per la categoria dei medici, chiediamo di poter prorogare il provvedimento di un anno, al 13 agosto 2013”.

O.O.

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