Sisma Centro Italia, l'ing. Angeli: "Emergenza non vuol dire fretta" | Ingegneri.info

Sisma Centro Italia, l’ing. Angeli: “Emergenza non vuol dire fretta”

Patrizia Angeli, presidente dell'Associazione nazionale ingegneri per la prevenzione e le emergenze, ci racconta nel dettaglio il ruolo che avranno i tecnici agibilitatori nella gestione del dopo terremoto nel Centro Italia, attivi sul campo dal 6 settembre

Patrizia Angeli, presidente dell'Associazione nazionale ingegneri per la prevenzione e le emergenze
Patrizia Angeli, presidente dell'Associazione nazionale ingegneri per la prevenzione e le emergenze
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Nei mesi scorsi avevamo intervistato l’ing. Patrizia Angeli, presidente dell’Associazione nazionale ingegneri per la prevenzione e le emergenze, per farci spiegare nel dettaglio il ruolo e la figura dell’ingegnere agibilitatore, una figura tecnica a servizio delle emergenze. Angeli e la sua associazione sono immediatamente entrate in azione a seguito dei tragici eventi sismici che hanno colpito i Comuni del Centro Italia il 24 agosto 2016, con la prima delle squadre che sarà sul campo dal 6 settembre 2016. Abbiamo pertanto raggiunto nuovamente l’ing. Angeli, per fare un punto sulla situazione. E lanciare un appello agli ingegneri. 

Il terremoto del 24 agosto 2016 ha scosso nuovamente l’Italia, facendo riemergere la paura nei confronti di questo tipo di evento. Occorre mantenere lucidità e razionalità: quali e come state gestite le prime ore dell’emergenza?

IPE fin dalla sua piena operatività a partire da luglio 2015 ha sempre lavorato per definire procedure operative da attivare in caso di emergenza in raccordo con il Consiglio Nazionale Ingegneri che è l’Ente Istituzionale a cui la Direzione Nazionale della Protezione Civile chiede, in caso di emergenza nazionale, la mobilitazione dei tecnici.
Tra le procedure fondamentali c’è quella relativa all’attivazione in caso di sisma che prevede la creazione di un coordinamento dell’emergenza ed l’immediata attivazione di una rete su tutto il territorio nazionale attraverso gli Ordini provinciali.
Ciascun Ordine, o Federazione Regionale eventualmente attivata, rende disponibile un responsabile della gestione dell’emergenza che diventa l’interfaccia diretta del coordinamento.
Immediatamente viene lanciato l’appello agli Iscritti per ricevere la disponibilità ad intervenire nel cratere per le verifiche di agibilità e vengono così strutturati i nostri data base interni.
Il DPC al momento opportuno attiva la richiesta al CNI per il tramite dell’IPE e dal suo coordinamento in tempo reale si dispone la partenza delle squadre secondo un criterio di rotazione su scala nazionale.

La selezione non trascura la valutazione del parametro economico in quanto tutto avviene in regie di scelta volontaria ed in anticipazione di costi.
Anche per questa tragica emergenza, secondo la procedura individuata da IPE, da tutti gli Ordini e Federazioni di Italia stiamo raccogliendo disponibilità dei Colleghi formati per costituire squadre da 2 Ingegneri ognuna che vengono poi assegnate nella disponibilità dei Centri di Coordinamento superiori per essere inviate poi ai C.O.C. Centri Operativi Comunali dei Comuni colpiti dal sisma.
Moltissime sono le disponibilità date immediatamente dai Colleghi in poche ore dopo il sisma.
Abbiamo istituito presso l’Ordine degli Ingegneri di Rieti il nostro Ufficio di Coordinamento IPE dove ha anche sede la Sezione Operativa di IPE guidata dal Responsabile Operativo Ing. Lorena Rinaldi che è anche componente dell’ufficio di coordinamento. Siamo sempre in raccordo ed in contatto con la DICOMAC Direzione Comando e Controllo del DPC nazionale istituita sempre a Rieti. Le attività per noi inizieranno il 6 settembre su turni settimanali da martedì a martedì.

Con il d.m. del 18 ottobre 2014 è stato istituito il Nucleo Tecnico Nazionale (NTN); in modo organizzato e disciplinato saranno chiamati i tecnici ad effettuare i sopralluoghi per l’agibilità postsimica. Quali saranno gli strumenti a loro disposizione e come verranno convocati?

Ingegneri che hanno seguito un percorso specifico di formazione in Gestione Tecnica dell’Emergenza, rilievo del Danno e Valutazione dell’Agibilità. L’importante sciame sismico in atto ha ritardato l’avvio delle verifiche di agibilità che inizieranno però nelle prossime ore. Una volta in campo gli ingegneri Agibilitatori, verranno destinati in squadre di due, ai vari Centri di Coordinamento superiore che provvederanno al loro invio nei Comuni colpiti dal sisma in base alle richieste di sopralluogo effettuate dai cittadini recuperando la documentazione disponibile presso i COC dei Comuni, spesso pochissimo materiale, solo una piantina e un indirizzo, e partiranno per i sopralluoghi compilando alla fine la SCHEDA AEDES, unica scheda valida per le verifiche di agibilità. L’edificio verrà classificato secondo l’esito del sopralluogo consentendo, nei casi in cui l’agibilità dell’edificio è ancora assicurata, il rientro sicuro della popolazione nelle proprie case.
Negli altri casi, la scheda AEDES sarà la documentazione essenziale per poter programmare il recupero dell’edificio e le risorse economiche da destinare agli interventi.

Sulla scia del contributo volontario all’attività di sopralluogo si è accesa la discussione tra tecnici abilitati e non abilitati: facciamo chiarezza, perchè questa distinzione?
Gli Ingegneri per percorso di formazione e per esperienza hanno nel proprio DNA la capacità di comprendere gli effetti del sisma sugli edifici, ma non è solo questa competenza a dover essere messa in campo nelle situazioni emergenziali. Per essere di aiuto è necessario inserirsi appieno nella macchina della Protezione Civile, avere uno stesso linguaggio operativo, sapersi muovere tra i vari soggetti e competenze in campo. Proprio per questo si è capito che occorrevano tecnici formati in questa attività e a seguito di un protocollo nazionale CNI e DPC sono stati avviati corsi specifici in tutta Italia.
Il Corso teorico-pratico fornisce il background e le conoscenze necessarie ad essere utili nell’emergenza a supporto del DPC dei Comuni e della popolazione.

Nella doppia veste di abitante e tecnico marchigiano: 1997 Terremoto Umbria Marche e 2016 Terremoto Italia Centrale, cosa è stato fatto in questo ventennio e cos’è ancora da fare?

Siamo più organizzati e strutturati sul fronte gestione emergenziale. Oggi facciamo parte a pieno titolo del sistema di protezione civile e ne facciamo parte da protagonisti. La collaborazione con il DPC è massima ed il sistema dei tecnici agibilitatori è oramai collaudato. Il sistema ordinistico, il CNI, gli Ordini e le Federazioni hanno creduto in questa sfida. Nel 2012, potevamo contare su 80 tecnici formati che partirono per primi, ora possiamo contare su una task force di 1600 agibilitatori esperti e pronti a entrare in campo per dare il proprio contributo.
Quindi sul fronte organizzazione nell’ambito della categoria professionale si sono fatti passi da gigante, mentre sul fronte prevenzione c’è ancora molto da lavorare e la sensibilità varia da regione a regione. Nelle Marche il terremoto del 97 ha sensibilmente cambiato l’approccio alla progettazione e alle buone tecniche di realizzazione degli interventi. C’è sicuramente più attenzione da parte del mondo tecnico, nella popolazione tuttavia occorrerebbe tenere sempre vivo il ricordo di ciò che è accaduto e procedere in modo continuativo con la sensibilizzazione dei nostri giovani nelle scuole affinchè la popolazione diventi sempre più cosciente del rischio a cui si è sottoposti.

La regione Marche è stata la prima ad aver aggiornato il piano di emergenza del DPC nei confronti del rischio sismico ed averlo inviato alla Presidenza del Consiglio, ciò evidenzia una sensibilità del proprio territorio. La parola d’ordine per il futuro è PREVENZIONE?

La Regione Marche ha un Dipartimento che è sempre stato fino ad oggi tra i più organizzati di Italia, abbiamo firmato nel 2013 con il DPC regionale e Regione Marche uno dei primi Protocolli di Intesa in materia di Protezione Civile.
Negli ultimi tre anni sono stati finanziati molti studi di Microzonazione Sismica e di Analisi della Condizione Limite per l’Emergenza, due strumenti di prevenzione molto preziosi per la gestione del territorio nonché per la gestione dell’emergenza vera e propria.
Il futuro deve essere rivolto certamente a diventare sempre più pronti ad agire in emergenza ma soprattutto a sfruttare tutti gli strumenti possibili per migliorare in prevenzione, in coscienza del rischio e in resilienza della popolazione oltre che delle strutture.
Vorrei ricordare che la nostra Associazione IPE sta raggiungendo un buon livello organizzativo in situazioni di emergenza, ma la nostra missione non è solo la gestione dell’emergenza ma anche la prevenzione.
IPE è l’Associazione Ingegneri per la Prevenzione e l’Emergenza, su questo fronte della prevenzione c’è molto da lavorare e chiediamo di essere ascoltati, stiamo cercando di fare moltissimo, anche in tema di finanziamenti europei per la prevenzione, occorre fare rete anche in questo settore.
Il futuro è passare da una politica di emergenza, a cui bisogna sempre essere preparati, a una politica di prevenzione non solo sismica.

Qual è la situazione al momento? Quando e secondo quali modalità saranno chiamati i tecnici agibilitatori?

Il DPC ha istituito la DICOMAC, Direzione Comando e Controllo, a Rieti e come CNI ed IPE abbiamo istituito l’Ufficio di Coordinamento presso l’Ordine degli Ingegneri di Rieti.
L’ufficio è già operativo e sta lavorando in raccordo con il DPC, con l’ausilio della sezione operativa IPE, recentemente costituita proprio presso l’Ordine di Rieti.
Con l’ausilio del sistema di Ordini e Federazioni siamo riusciti a comporre già molte squadre di Tecnici AEDES da mettere in campo nell’immediato.
La Di.Coma.C è pienamente operativa e ci siamo coordinati per l’invio delle nostre squadre a partire da martedì 6 settembre. Il numero delle squadre varierà di turno in turno in base alle esigenze. I colleghi saranno contattati uno a uno per la conferma della disponibilità ed inviati sul campo con criterio di rotazione (il form è disponibile a questo link).

“Emergenza non significa fretta” potrebbe corrispondere al riassunto dell’attività che andrete a svolgere?
Si certamente!
In tempo di pace il nostro impegno deve essere sempre rivolto a lavorare seriamente per essere più operativi in campo. Ma questo con la massima professionalità e competenza, mai con fretta e superficialità perché ne va’ della sicurezza della popolazione e della nostra professionalità. La scheda AEDES ad esempio è stata aggiornata nel tempo per rispondere al meglio alle esigenze sul campo ed è stato un lavoro portato avanti con dedizione assieme alla protezione civile.
Ora ovviamente bisogna agire con la velocità che l’emergenza richiede, i territori interessati sono ampi e certamente ci vorranno molte settimane per concludere la nostra attività ma con la certezza di operare per la sicurezza delle popolazioni e per ristabilire il più velocemente possibile le condizioni di normalità.
Sarà un lavoro che verrà svolto con urgenza ma mai con fretta: la responsabilità è enorme e non è solo quella di analizzare tecnicamente le condizioni di rischio di un edificio ma è, nel contempo, quella di fornire strumenti attendibili per la definizione di una mappa del dissesto, per la pianificazione delle risorse da investire nella ricostruzione o nella riparazione dei fabbricati ed anche, e soprattutto nella fase iniziale, quella di interagire con la popolazione che si sente violata nel bene materiale più importante, la casa.
A tutti Voi, buon lavoro!

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